CHIETI – “Non mi sembra opportuno che il sindaco di Chieti presieda questa manifestazione dopo che, qualche giorno fa, si è fatto fotografare con esponenti di CasaPound”.
Lo ha detto a Chieti, nel corso delle celebrazioni per il 25 aprile, Enrico Dell’Osa, esponente dell’Anpi.
In piazza Martiri della Libertà, una delle quattro tradizionali tappe del corteo istituzionale che si organizza a Chieti per celebrare la Liberazione, l’Anpi ha esposto uno striscione dietro il quale si trovavano alcuni militanti, nonché alcuni candidati alle prossime elezioni comunali di maggio.
All’arrivo della testa del corteo, Dell’Osa ha rivolto la sua obiezione al prefetto.
Subito dopo ha ripreso il suo posto dietro lo striscione dove il gruppo Anpi ha seguito il momento celebrativo intonando “Bella Ciao”.
Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, sollecitato dai cronisti sull’episodio, ha commentato: “Grazie alla sinistra teatina abbiamo scoperto che in Italia esistono due feste della Liberazione, una dei comunisti, la loro, e la nostra ovvero quella degli italiani”.
Sempre nel chietino, due momenti di grande intensità, non solo emotiva, hanno caratterizzato le celebrazioni dei 70 anni della Festa della Liberazione a San Giovanni Teatino (Chieti).
Dopo la deposizione della corona al Monumento dei Caduti, davanti la chiesa di San Giovanni, nella parte alta della città, il sindaco Luciano Marinucci ha voluto richiamare l’attenzione su quei nomi “persone, giovani con tante speranze, o padri famiglia che hanno sacrificato la propria vita per l’ideale della patria, della libertà e un futuro diverso, migliore per i loro figli. Che siamo noi, oggi, e i nostri figlio domani. E dovremmo sempre avere la voglia non solo di leggere quei nomi e quelle date, ma anche immaginare volti e speranze recise troppo presto”.
Alle 10, il corteo dietro il gonfalone della città, partendo dalla piazza del Comune ha raggiunto il monumento ai caduti adiacente corso Italia.
L’intervento del primo cittadino sui valori della libertà e il senso della solidarietà da diffondere soprattutto tra i giovani, ha aperto la cerimonia.
L’assessore Gabriella Federico ha letto il “discorso di Brisighella” del comandante Ettore Troilo il giorno dell scioglimento della Brigata Majella il 15 luglio del 2945, con la Federico che ha concluso l’intervento tra le lacrime.
Altro momento carico di emozione quando due assessori, Alessia Chiacchiaretta e Alessandro Bronzino, hanno letto l’elenco ufficiale (fornito dal Ministero della Difesa) delle vittime militari, di San Giovanni Teatino, nella seconda guerra mondiale.
Tra i 26 nomi scanditi anche quello di Pietro Cappelletti, giovane partigiano, morto in territorio metropolita nel 1944.
Il “Silenzio” con il saluto delle autorità militari presenti e l’Inno di Novaro-Mameli, intonato a gran voce da tutti i cittadini di San Giovanni Teatino hanno concluso la cerimonia
SINDACO L’AQUILA, “VIVA L’ITALIA DEMOCRATICA ED ANTIFASCISTA”
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che ha preso parte alle celebrazioni nel capoluogo abruzzese, ha scritto sulla sua bacheca Facebook: “Buon 25 Aprile a tutti. In particolare a quei partigiani combattenti che abbiamo ancora la gioia di vedere tra noi alle celebrazioni. W l’Italia democratica ed antifascista”.
Calente è andato allo stabilimento Thales Alenia per l’omaggio ai 19 caduti aquilani della Banca d’Italia dopo i bombardamenti dell’8 dicembre 1943.
Nella piazza a loro dedicata c’è stato l’omaggio ai Nove martiri aquilani, i giovani tra i 17 e i 21 anni trucidati dai tedeschi il 23 settembre 1943.
Di seguito alla Villa comunale l’omaggio ai caduti della patria, con alzabandiera, inno nazionale, onore ai caduti e disposizione della corona.
Infine, presso la caserma Pasquali-Campomizzi, l’omaggio al luogo del sacrificio dei Nove martiri aquilani.
SINDACO TERAMO, “OGGI LA STORIA E’ DIVERSA, IL MONDO E’ ALLO SBARAGLIO”
Nel suo discorso, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, ha posto l’accento sulla condizione sociale ed economica del mondo moderno, a 70 anni da “una pagina gloriosa del nostro Paese”.
IL DISCORSO DI BRUCCHI
Signor Prefetto, autorità civili e militari, associazioni di combattenti e partigiani, studenti, cittadini tutti, la celebrazione del 25 Aprile, non può più tradursi in una ricorrenza che, per quanto significativa e necessaria, faccia riferimento unicamente ad una pagina gloriosa della storia del nostro Paese.
Tutto è cambiato, non solo da quel giorno di 70 anni fa, ma anche da pochi anni a questa parte, quando tale Giornata era rievocazione che permetteva il riaffermarsi dei valori su cui si è fondata la nostra democrazia.
Nulla è più uguale, sebbene quei valori – diciamolo subito – non sono affatto mutati o sviliti.
È cambiata la condizione sociale del nostro Paese; sono modificate le condizioni economiche; ha preso piede un’altra idea di unità e di solidarietà; sono modificate le percezioni diffuse sul valore dell’impegno civico; una certa idea di individualismo e di rifugio nel privato pare incidere con maggiore forza; una sfiducia nelle istituzioni è tanto diffusa quanto preoccupante.
Anche lo scenario internazionale è mutato; sono scossi alla radice i pilastri su cui si fondava l’equilibrio mondiale; l’insorgere violento del terrorismo lacera le coscienze dei singoli e scompagina i programmi delle nazioni; un disordine diffuso genera incertezze, sperequazioni, sfruttamento dei deboli e dei meno difesi; la cronaca di questi giorni, poi, pone con tutta la sua drammatica evidenza l’apparentemente irrefrenabile questione dell’immigrazione, facendo di essa non solo un problema di natura economica e sociale ma soprattutto di dimensione umana.
Si affermano, infine, Potentati economici e politici che paiono fare strame di ogni concetto di legalità, di rispetto dei diritti umani, Convivenza civile.
Così, la condizione di sostanziale Pace tra le nazioni, ha attualmente preso una china davvero preoccupante, che sembra proiettare popoli, paesi ed intere aree del pianeta verso una deriva che facciamo fatica anche a credere.
Tutto ciò – un quadro disegnato a tinte preoccupanti – non è detto per tracciare scenari apocalittici o per gettare inquietanti ombre sul nostro futuro. Tutto ciò, al contrario, si rende necessario come lettura della realtà, senza nascondersi dietro confortanti e accomodanti convincimenti consolatori, ma come esercizio necessario per dare quel senso nuovo e rinnovato alle celebrazioni del 25 aprile di cui si diceva in apertura.
Ecco perché la giornata odierna assume connotati di straordinaria ed autentica attualità.
Si diceva che essa non può essere più intesa come una pagina bellissima della Storia, nella quale si sono affermati e sono stati scritti con caratteri indelebili i principi che ancora ci governano: libertà, democrazia, unità civile.
La liberazione oggi deve essere mutuata in un concetto di necessaria attualità, e pertanto definita come la rivendicazione del diritto dell’uomo ad una vita autentica, pienamente realizzata, difesa, rispettata.
E non si pensi che questi obiettivi siano pertinenti semplicemente e unicamente alle attribuzioni degli Stati, come se in ambito più ristretto territorialmente, la salvaguardia di tutto ciò fosse questione lontana e delegabile.
Al contrario, la consapevolezza del coinvolgimento di noi tutti al perseguimento e al raggiungimento del bene comune e diffuso, deve proprio oggi trovare una sua autentica affermazione.
È in fondo lo stesso atteggiamento che fu adottato dai quattro cittadini teramani che ricordiamo e onoriamo oggi con una cerimonia alla Villa comunale: Mario Capuani, Alberto Pepe, Berardo D’Antonio, Romolo Di Giovannanatonio, figure che esaltarono con l’impegno personale, la passione civica, l’attaccamento a principi universalmente da condividere, la loro lotta in favore della libertà dalla tirannia.
L’accostamento è quanto mai pertinente, perché in questa epoca in cui tutto è globalizzato e immediatamente conosciuto, nulla viene davvero condiviso, soprattutto ciò che pare appartenere a sfere che sono lontane dagli interessi personali o del gruppo di appartenenza.
Esaltiamo questa ricorrenza, allora, come una opportunità favorevole per sentire più personali, più propri, i valori che da settanta anni continuiamo a sottolineare e che non hanno perso la loro sostanza ma hanno mutato la definizione e la ragione d’essere.
Esaltiamo questa ricorrenza per sentirci degni eredi delle migliaia di italiani che lottarono per conquistare la libertà di cui abbiamo poi goduto fino ad oggi. Quella stessa libertà cui non sappiamo più fare a meno, quella libertà che amiamo e che abbiamo il dovere e il diritto di difendere anche noi, nelle nuove sfide e nelle a volte difficilissime provocazioni che questi tempi ci pongono.
SINDACO MONTESILVANO, “CELEBRAZIONE NON SIA RETORICA”
A Montesilvano si celebrerà la Festa della Liberazione martedì 28 aprile.
Alle 9:30, gli amministratori, insieme alle autorità militari e alle associazioni combattentistiche e d’Arma, partiranno da piazza Diaz per raggiungere il Monumento ai Caduti in piazza Indro Montanelli.
“Il 25 aprile, di cui quest’anno ricorre il 70esimo anniversario, è un giorno importante – ha dichiarato il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, nel giorno della Festa della Liberazione – perché ricordiamo che la Resistenza, ricca di coraggio e d’ideali, ha segnato la rinascita del nostro Paese, restituendoci democrazia, libertà, giustizia, solidarietà, equità sociale e pari opportunità, nel rispetto delle diversità e del pluralismo”.
“La Liberazione – dice ancora Maragno – fu ottenuta al prezzo d’immani sofferenze e della morte di tanti eroi. Sarebbe però un’offesa a questi eroi se la Festa della Liberazione si riducesse ad occasione di retorica commemorazione. Il 25 aprile deve continuare ad essere soprattutto momento generatore di senso, di impegno morale e civile per tutti. Deve rappresentare uno stimolo affinché le nuove generazioni siano consapevoli della nostra storia e si ritrovino unite nell’impegno di difendere e riaffermare quotidianamente con coraggio i valori della Resistenza”.






