L’AQUILA – “I cancelli di palazzo dell’Emiciclo dovevano essere aperti”.

Questa la principale contestazione nell’ambito dell’udienza di oggi del processo a 4 delle centinaia di aquilani che quasi 3 anni fa occuparono alcuni spazi della sede del Consiglio regionale d’Abruzzo, per chiedere una proroga per la restituzione delle tasse sospese dopo il sisma del 6 aprile 2009.

Fu la famosa protesta dei post-it, quelli che invitavano alle dimissioni l’allora commissario per la ricostruzione, il presidente della Regione Gianni Chiodi, lasciati dai manifestanti nei corridoi dei palazzi del potere.

A fare polemica fu anche il fatto che, nonostante tra le istituzioni fosse già circolata la notizia dell’avvenuta concessione della proroga, già che ci si trovava si decise di procedere in ogni caso a fare il sit-in di protesta.

Accusati di danneggiamento e invasione di edificio pubblico alla sbarra al tribunale dell’Aquila ci sono Enrico Ciccozzi, Nino D’Innocenzo, Giovanni De Gasperis e Mauro Zaffiri.

Nell’udienza di oggi è stato ascoltato l’ultimo testimone dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Ilaria Prezzo: uno dei due agenti della questura aquilana che aveva fatto la relazione di servizio sull’accaduto.

Poi è stata la volta dei testi della difesa con due deposizioni eccellenti, quelle dell’ex parlamentare Giovanni Lolli e dell’attuale senatrice Stefania Pezzopane. Ascoltati anche altri esponenti del movimentismo cittadino come Antonietta Centofanti e Sara Vegni.

I testimoni hanno illustrato come si svolse la manifestazione e i motivi della protesta. “Gli interventi di Lolli e Pezzopane sono stati molto chiari e hanno escluso ogni responsabilità degli imputati”, sottolinea l’avvocato Gregorio Equizi, che assiste D’Innocenzo, in particolare sulla circostanza che il cancello d’ingresso all’edificio fosse chiuso e che, comunque, non è stato scardinato.

L’udienza è stata poi aggiornata dal giudice onorario Angelo Caporale al prossimo 18 novembre, dove si potrebbe approdare anche alla sentenza. Alberto Orsini