L’AQUILA – Il primo Natale senza papà Giampaolo e senza zia Tiziana, quest’ultima scomparsa proprio durante le festività natalizie. Eppure, la famiglia Cotellessa tiene duro.

Come sempre. Come ha insegnato il geniale papà Giampaolo Cotellessa, il “papà” del Natale aquilano, scomparso lo scorso luglio a 72 anni. Che all’Aquila e dall’Aquila ha tirato su, oltre trent’anni fa, quello che sarebbe diventato un gioiello dell’imprenditoria aquilana capace di varcare i confini non solo cittadini, ma nazionali.

E così le luci, gli addobbi e tutte le altre meraviglie di Creation Vetrina Group Srl, azienda aquilana leader nel settore del “visual merchandising”, aiutano a rifare faccia, con classe e bellezza come tradizione impone, alla vita che se ne va.

“Siamo rimasti senza papà Giampaolo. E adesso non c’è più anche zia Tiziana (Tiziana Tucceri Cimini – moglie di Bruno, uno dei fratelli di Giampaolo Cotellessa, e madre del giornalista di LAqTv Tommaso – una delle maestre di scuola elementare più brave ed apprezzate della città, ndr)”, dice ad AbruzzoWeb Massimo Cotellessa, che insieme a sua sorella Noemi ha preso in mano le redini dell’azienda, con mamma Giuseppina che si fa forza insieme a loro e al resto della famiglia.

“Sono state due persone magnifiche per tutti noi – continua il giovane e già esperto imprenditore aquilano con una passione viscerale per il calcio, gioco che ha praticato da dilettante e che oggi non smette di frequentare facendo l’allenatore –. Non possiamo fare altro che ringraziarle per ciò che hanno rappresentato e per ciò che di bello hanno trasmesso non solo alla famiglia, ma a chiunque abbia avuto modo di conoscerle”.

“In azienda, così come in famiglia, è inutile nasconderlo, la presenza di papà manca moltissimo – confessa quindi Massimo Cotellessa con la dignità di figlio –. Per noi era una persona fondamentale, una guida, ma credo di poter affermare che abbiamo saputo reagire. Tutti noi dell’azienda abbiamo fatto più di quello che di solito riuscivamo a fare. E penso che questo sia il lascito più grande di papà, un uomo che ha saputo formare noi figli e gli altri dipendenti non solo dal punto di vista ‘tecnico’, ma anche e soprattutto umano”.

“Infatti – prosegue –, tutti noi abbiamo messo il cuore in questa prima, dura prova senza papà Giampaolo. E l’abbiamo superata. Abbiamo lavorato con i nostri allestimenti sia all’Aquila, decorandone il centro ancora una volta per il Natale, che fuori, come sempre, tra Roma, Aprilia, Portogruaro, Lago Maggiore, Milano. Spero e credo che papà sia orgoglioso di noi, guardandoci da lassù”.

“Del resto – dice ancora – parliamo di un uomo unico che riusciva a coinvolgere tutti e che con l’azienda ha creato una vera e propria famiglia. Ancora oggi riceviamo visite da persone non aquilane, comprese quelle che frequentavano il negozio di Rocca di Mezzo, legatissime a mio padre, che lo piangono ancora. Anche perché noi non abbiamo mai considerato le persone come clienti, perché la nostra è una comunità. E mio padre anche da questo punto di vista ha messo in piedi qualcosa forse di irripetibile. Sta noi, adesso, migliorarla”.

“I momenti di crisi ci sono stati, è vero – ammette quindi Massimo – ma se il lavoro non c’era, papà lo creava. Non sedersi mai, trovare nuove soluzioni, per lui erano cose normali. Sempre, ovviamente, con L’Aquila al centro di tutto, perché per noi L’Aquila è la base di partenza, il presente ed il futuro. Volevamo aprire in centro storico e lo abbiamo fatto, tra l’altro in un momento tremendo come l’emergenza Covid-19 nel novembre del 2020. Con la consapevolezza di poter fare bene. E i risultati, davvero ottimi, sono arrivati”.

“Tanta gente continua a chiederci come mai non apriamo i negozi da un’altra parte. Semplice: non siamo andati via per il terremoto del 2009, non andiamo via adesso che la città sta rinascendo. Servirà ancora qualche anno, ma alla fine L’Aquila sarà una città ancora più bella e magica, ed è qualcosa che ci riempie di orgoglio e che ci dà ancora più forza per andare avanti. Anche perché papà Giampaolo ci ha sempre creduto. E vogliamo crederci anche noi”, conclude Cotellessa. Roberto Santilli