L’AQUILA – Un progetto che ha “segnato la rinascita della città, un modello da seguire”: con questa motivazione la giuria della Commissione Europea ed Europa Nostra ha assegnato alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, luogo simbolo dell’Aquila, devastata dal sisma 2009 e splendidamente ricostruita, il prestigioso premio “European Heritage Awards”, nella categoria “Conservazione”.
Riconoscimento assegnato alla vigilia della Festa dell’Europa che cade il 9 maggio.
A darne l’annuncio oggi in una conferenza stampa webinair, Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, e Alessandra Vittorini, soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del cratere.
“Questo successo ci riempie di orgoglio – ha commentato Biondi – il nostro monumento simbolo è l’unico in Italia ad aver ottenuto l’European Heritage Awards nella categoria ‘conservazione’, e fa il paio con il riconoscimento della Perdonanza celestiniana come patrimonio immateriale dell’Unesco. Sarà un premio da aggiungere al dossier dell’Aquila candidata a Capitale italiana della cultura. Io credo che in questa città si stia affermando il culto del bello. Sono questi riconoscimenti che non si appendono ad una parete, sono testimoni e segno di un percorso di rinascita”.
E ha poi aggiunto: “La rinascita culturale è uno dei principi cardine su cui L’Aquila ha fondato la sua ripresa e su cui l’amministrazione intende continuare ad affidarsi in futuro, nel rispetto delle nuove regole e forme di fruizione imposte a seguito della diffusione del Covid-19”.
A sua volta Vittorini ha detto che “iimportanti sono anche le motivazioni del premio, che hanno enfatizzato il lavoro di squadra, la cooperazione istituzionale, la collaborazione scientifica con tre atenei coinvolti, la partecipazione della proprietà che ha fruito del monumento per la perdonanza, il ruolo trainante della ricomposizione di un sentimento di appartenenza”.
Gli European Heritage Awards sono andati quest’anno a 21 interventi esemplari del patrimonio di 15 Paesi nel mondo, tra cui la conservazione del portico e del giardino della Casa di Rubens ad Anversa, gli Epitaffi della Paulinerkirche a Lipsia, l’Iron Bridge a Shropshire nel Regno Unito.
L’aver riportato al suo antico e gotico splendore la basilica, dove ogni anno si ripete il rito solenne della Perdonanza Celestiniana, e che ospita le spoglie di papa Celestino V, è stato uno dei momenti topici della non facile ricostruzione post-sisma.
Curato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e cratere, sia per la progettazione sia per la direzione dei lavori, affidata all’architetto Antonello Garofalo e alla storica dell’arte Biancamaria Colasacco, il restauro è stato interamente finanziato da Eni e ha visto il costante dialogo tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, la Diocesi e il Comune dell’Aquila, proprietario della Basilica.
Il costo dell’intervento è stato di circa 12 milioni di euro, la riapertura al pubblico definiva e completa si è avuta nel dicembre del 2017, dopo solo 23 mesi di lavori.
La progettazione si è svolta con il supporto di autorevoli esperti di tre atenei italiani: Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma, e Università dell’Aquila.
”Il restauro ha richiesto un intervento importante e un’accurata fase preliminare di studio e conoscenza, e complesse lavorazioni di consolidamento, ricostruzione e restauro concluse in soli due anni – ha spiegato la Soprintendente – I pilastri polilobati crollati sono stati ricostruiti utilizzando i blocchi lapidei recuperati dalle macerie. I pilastri ottagonali della navata sono stati rinforzati smontando e riassemblando quelli irreparabilmente danneggiati, sostituendo solo i blocchi gravemente compromessi e inserendo barre filettate di rinforzo. Gli archi, le pareti e la copertura del transetto crollati sono stati interamente ricostruiti. Il pavimento danneggiato dal crollo e dal peso dei detriti è stato accuratamente ricomposto. L’organo barocco, distrutto dal crollo del transetto e meticolosamente restaurato, è stato ricollocato al suo posto; anche gli affreschi, risalenti ai secoli XIII-XV, sono stati restaurati, come anche gli altari in marmo e gli stucchi barocchi delle cappelle laterali”.
“Questo importante riconoscimento è il premio a un lavoro corale, a una sfida difficile vinta grazie all’impegno di molti: le istituzioni, lo sponsor, gli atenei, gli uffici, i tanti tecnici che hanno operato nel restauro e tutte le maestranze del cantiere. E’ una tappa fondamentale del recupero di tutto il patrimonio culturale cittadino – conclude Alessandra Vittorini – che, giorno dopo giorno va ricomponendo la sua immagine in un quadro straordinario e sorprendente”.
La motivazione del riconoscimento recita: “Questo intervento rappresenta veramente la rinascita di una città, il forte senso di spiritualità e la partecipazione della comunità a questo progetto devono essere considerati come parte integrante del tutto”. ”L’intero progetto – prosegue la motivazione – si basa su un partenariato pubblico-privato e ha coinvolto la collaborazione di tre diverse università. È stato effettuato con una base scientifica esemplare relativa alla vulnerabilità sismica dell’edificio. L’approccio globale adottato per affrontare le conseguenze di una catastrofe naturale, compreso sia l’edificio che il suo contenuto, è esemplare. È inoltre interessante notare che il programma comprende la manutenzione e il monitoraggio dell’edificio. Il progetto è un modello di best practice per la conservazione di siti gravemente danneggiati in tutto il mondo”.






