AVEZZANO – In tema di acqua il paragone sembra dei più azzeccati: il fiume carsico alimentato dai problemi del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), società costituita interamente dai comuni della Marsica per la gestione del ciclo idrico integrato, sta minacciando di emergere e travolgere violentemente molte ambizioni di aspiranti sindaci, consiglieri e assessori alle amministrative di primavera prossima, ad Avezzano. Questo sia nel centro maggiore della Marsica, dove ancora sia il centrodestra che il centrosinistra, non trovano la quadra per il loro candidato sindaco, e in tutti gli altri comuni al voto, che sono Celano, Carsoli, Pescina, Magliano de’ Marsi, Aielli, Collelongo, Sante Marie, Collarmele, Rocca Di Botte, Cappadocia, e Opi. 

Si evince da fonti legali dopo un accurato approfondimento.

I fatti. È accaduto a settembre del 2019 che il Cam dopo deliberazione unanime di tutti i sindaci marsicani, ha promosso un’azione di responsabilità contro diversi amministratori passati del Consorzio, al fine di far accertare al Tribunale delle Imprese dell’Aquila la presunta “mala gestio” , ovvero la cattiva gestione, degli stessi amministratori. 

Il danno stimato dai Comuni soci, come si legge nell’atto di costituzione, con responsabilità e responsabili diversi si attesta intorno ai 19 milioni di euro.

A seguire chi deve rispondere di tali presunti danni. 

Gli ex presidenti del Cam Gianfranco Tedeschi, attuale sindaco di Cerchio, Lorenzo De Cesare, ex assessore al bilancio al Comune di Avezzano e Andrea Ziruolo, docente alla Università D’Annunzio, ex commissario al Comune di Capistrello.

L’ex direttore generale, Luca Erminio Ciarlini. Gli ex membri del consiglio di amministrazione nel 2008 e 2009 Danilo Lucangeli, Ettore Scatena e Pasqualino Tarquini. 

A seguire l’ex presidente consiglio di sorveglianza, Antonino Lusi, ex sindaco di Capistrello, e gli ex consiglieri del consiglio di sorveglianza Mario Quaglieri, attuale consigliere regionale e all’epoca sindaco di Trasacco, Mario Mazzetti, ex assessore al comune di Carsoli, Berardino Franchi, ex presidente dell’Arssa e del Cotir, Pasqualino De Cristofano ex consigliere della Provincia dell’Aquila e consigliere comunale di Magliano nei Marsi, Bruno Ranati, ex sindaco di Pereto, Dario De Luca, ex sindaco di Collarmele, Ferdinando Boccia, ex vicesindaco di Avezzano. 

E ancora gli ex consiglieri di gestione Giuseppe Venturini, Lucia Falcetelli, e Armando Floris, figlio del sindaco di Avezzano di centrodestra Antonio Floris, ed ex consigliere provinciale, in quota Pdl, che ha di recente lasciato Forza Italia, per passare a FdI.

Gli ex revisori dei conti Fabio Coglitore e Antonio Lombardi, Il sindaco supplente Paolo Antonio Pagliari.

Tra i nomi si evidenziano una serie di aspiranti sindaci e consiglieri, pronti a candidarsi alle prossime elezioni amministrative, e che stanno riflettendo su quello che potrebbe essere un macigno lungo il percorso che potrebbe portarli prima alla candidatura e poi a ricoprire l’ambito ruolo.

Il problema sarebbe tutto nell’articolo 63 del Testo Unico degli Enti Locali, che stabilisce l’incompatibilità tra la carica di eletto e quella di soggetto che ha una lite pendente con l’Ente che si vorrebbe rappresentare.

È quale sarebbe tale “lite pendente”? Il ricorso originario è stato presentato dal Cam, quale Consorzio costituito esclusivamente dai Comuni soci. Per questo motivo appariva tutta da discutere la presunta incompatibilità di quel soggetto che, volendosi candidare per il Consiglio Comunale o alla carica di Sindaco, avesse una lite pendente non direttamente con l’Ente, ma con una società in cui l’Ente è socio.

Anche in quella fase, molti esperti giuridici consultati propendevano per l’incompatibilità, poiché l’interesse tutelato dal Cam era ed è comunque quello dei Comuni soci.

Ma a far propendere decisamente per l’incompatibilità è intervenuta, con il nuovo anno, una novità clamorosa: uno degli ex amministratori del Cam chiamato in giudizio, costituendosi nel procedimento davanti al Tribunale delle Imprese dell’Aquila, ha chiamato a sua volta in giudizio proprio i Comuni soci del Cam, direttamente.

L’ex amministratore ha “in soldoni” affermato che se vi è responsabilità per “cattiva gestione” questa non è da addebitarsi agli amministratori del Cam succedutisi nel tempo, bensì ai Comuni soci che, sempre secondo la sua tesi, non operano solo come soci del Consorzio, ma esercitano anche un controllo stringente sulla amministrazione (cd “controllo analogo”).

La conseguenza di ciò è che ora i Comuni soci del Cam sono “tecnicamente” parte del procedimento, molto più di quanto non lo fossero in prima battuta, e che tale nuova veste dei Comuni impedirebbe proprio agli ex amministratori del Consorzio di esercitare l’eventuale mandato di Consigliere o Sindaco, qualora eletti alle prossime elezioni amministrative che vedranno coinvolti i centri marsicani più importanti.

I futuri ipotetici sindaci, consiglieri e assessori che sono stati ex amministratori del Cam dovrebbero decidere se il Comune di cui nel frattempo sono diventati Sindaci, consiglieri o assessori debba o meno costituirsi e resistere contro loro stessi affermando che la responsabilità dei 19 milioni di euro non è del Comune che amministrano, o, per assurdo, ammettere che effettivamente la responsabilità di un buco così enorme è degli enti che amministrano e che sono soci del Cam, facendo ricadere il danno sulle tasche dei cittadini.

Appare evidente il cortocircuito giuridico e così appare ancora più evidente l’opportunità che si applichi il principio della incompatibilità previsto dalla legge.

Se fosse confermata tale ipotesi, il problema si porrebbe in primis per il rinnovo del Consiglio comunale di Avezzano, dove alcuni tra i papabili candidati (addirittura a sindaco), si vedrebbero costretti a ritirare la propria candidatura al fine di evitare che immediatamente dopo le elezioni, e in caso di elezione degli stessi, il Consiglio comunale di riferimento ne dichiari l’incompatibilità. (red)