L’AQUILA – Trasferire il ministero dei Beni culturali all’Aquila.

È questa la proposta di Tommaso Montanari, giornalista che ha scritto sull’inserto Saturno del Fatto quotidiano una lunga riflessione sulla situazione del capoluogo.

L’articolo si mostra molto polemico nei confronti del titolare del dicastero Lorenzo Ornaghi, definito “l’ombra-ministro”.

“Chissà se questo prudente assenteismo – si chiede l’articolista – si deve al fatto che uno degli uomini più discussi della ‘ricostruzione’, il vicecommissario Antonio Cicchetti (il gentiluomo di Sua Santità che, come ha raccontato da ultimo Gian Antonio Stella, si è costruito, tra le macerie, un super-resort di lusso) è stato a lungo il direttore amministrativo di quell’Università Cattolica di cui Ornaghi è ancora il rettore, anche se temporaneamente in sonno”.

“L’unico atto simbolico che in questo momento avrebbe un senso – sostiene Saturno – sarebbe trasferire la sede del ministero all’Aquila, e mettersi a combattere in prima linea per la città martire del patrimonio storico e artistico della nazione italiana”.

“La situazione dell’Aquila supera, infatti – sottolinea l’articolo – anche la più catastrofica immaginazione. Il centro storico è una città spettrale, dove nessun cantiere è in funzione, nessuna pietra è stata ricollocata (e anzi molte sono state rubate), e dove le meravigliose e immense chiese monumentali (a cominciare dal Duomo) sono spesso ancora a cielo aperto, o sono protette da ridicoli teli, e dunque in preda alla pioggia e alla neve”.

“Di questo passo – profetizza il giornale – tra trent’anni il centro dell’Aquila sarà ancora in queste condizioni. Ha dunque ragione da vendere Italia nostra, che chiede le dimissioni del commissario (che ci sta a fare, se da tre anni non riesce a far nulla?), il ritorno alle competenze ordinarie delle soprintendenze (a cui Ornaghi dovrebbe fare massicce trasfusioni di personale e mezzi, se solo tutti i suoi predecessori non avessero ridotto il Mibac al lumicino), e l’avvio immediato dei lavori di ricostruzione”.

“Mancano i soldi? Ornaghi dovrebbe battere allora il pugno sul tavolo del Consiglio dei ministri – propone l’articolista – uno dei venti capoluoghi di regione italiani è in fin di vita, e non c’è più molto tempo se vogliamo salvarlo”.