L’AQUILA – È stata un’assemblea partecipata quella dei 300 lavoratori delle varie fabbriche dell’Aquila, come Finmek, Compel, Vibac, tutte aziende in procedura fallimentare o concorsuale.

Gli operai, infatti, questa mattina hanno deciso alcune forme di protesta da intraprendere in merito alla riforma pensionistica varata dal Governo di Mario Monti che annulla, di fatto, la possibilità di aggancio alla pensione.

Attraverso i rappresentanti sindacali aquilani, Gino Mattuccilli della Fim-Cisl, Alfredo Fegatelli della Fiom-Cgil e Clara Ciuca della Uilm-Uil, si chiederà ai segretari nazionali dei sindacati Raffaele Bonanni, Susanna Camusso e Luigi Angeletti di ”organizzare una manifestazione nazionale su questo argomento, perché in tutta Italia sono interessati circa 80 mila persone. La rifroma del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ’ruba’ la pensione a questi lavoratori vicini ai requisiti pensionistici”.

La riforma del ministro Fornero è quella di poter andare in pensione all’età di 62 anni, nonostante un dipendente abbia raggiunto 41 anni di lavoro.

Oltre a una manifestazione nazionale, Mattuccilli, Fegatelli e Ciuca faranno sentire la voce di questi lavoratori anche a tutti i big politici che verrano all’Aquila sia per le primarie che per prossime elezioni amministrativa.

“A breve – dicono in coro Mattuccilli, Fegatelli e Ciuca – ci saranno nel capoluogo abruzzese le visite di Nichi Vendola e di Lugi Bersani, a entrambi chiederemo un incontro per spiegare le ragioni di persone che non possono agganciarsi alla pensione”

”I lavoratori aquilani – continuano i sindacalisti – respingono con forza la posizione arrogante del Governo Monti anche colpevole di non aver tenuto in considerazione un’area terremota con quella aquilana”.

I sindacati chiederanno anche un incontro con il Prefetto Maria Giovanni Iurato, per ”ricordare il dramma di questi operai che si sommano con quelli causati dal terremoto di quasi tre anni fa”. (s.cas.)