L’AQUILA – Gli avvocati dell’Aquila non parteciperanno domani all’inaugurazione dell’anno giudiziario per protestare contro il decreto del governo sul pacchetto liberalizzazioni.
La contestazione alle misure contenute nel provvedimento del Consiglio dei ministri vede attivi gli ordini forensi di tutta Italia che contestano all’esecutivo nazionale, in particolare, le norme che riguardano l’abolizione delle tariffe professionali, l’incremento dei contributi unificati necessari per avviare le pratiche legali e la riduzione dei tempi per il tirocinio riservato ai neo-laureati.
“L’unico ad andare all’inaugurazione sarò io – spiega il presidente aquilano dell’ordine, Antonello Carbonara – ma solo per il tempo strettamente necessario a leggere un comunicato stampa, dopodiché abbandonerò la sala”.
“A questa protesta ne seguiranno altre – annuncia Carbonara – il 23 e il 24 febbraio ci asterremo dalle udienze, a seguire è in programma un’iniziativa in toga degli avvocati davanti al Parlamento e stiamo immaginando anche di andare in piazza per spiegare ai cittadini a cosa andremo incontro”.
“Il governo spaccia per rivoluzionari questi provvedimenti – polemizza l’avvocato – ma così non è, e gli italiani ne pagheranno presto le conseguenze. L’eliminazione della tariffa minima dalle parcelle, per esempio, era già contenuta nella legge Bersani sulle liberalizzazioni, ma non mi sembra ci siano stati degli effetti positivi”.
“Contemporaneamente, però – sottolinea Carbonara – c’è stato un aumento esponenziale delle tasse necessarie per l’apertura dei procedimenti giudiziari, che in alcuni casi toccano un più 300 per cento, e sono stati introdotti ex novo anche per le cause di lavoro, di previdenza e di assistenza che prima erano esenti, quindi a pagare saranno anche i meno abbienti”.
Carbonara torna di nuovo al problema delle parcelle: “Ci chiedono di fare dei preventivi al cliente prima di iniziare una causa, ma come si fa a prevedere quanto durerà e quanto lavoro richiederà? Siamo sicuri che, a fronte di prezzi stracciati, il cittadino sarà tutelato nella qualità della prestazione?”.
Un altro argomento spinoso è quello dell’accesso alla professione forense. “È stato ridotto il tirocinio da due anni a 18 mesi, sei dei quali si possono frequentare all’università, praticamente si diventerà avvocati senza mai mettere piede in un tribunale, per fortuna che l’esame di abilitazione è previsto dalla Costituzione, altrimenti sarebbe stato cancellato anche quello”.
“La nostra non è una lotta corporativa – precisa in ultimo Carbonara – la nostra è una professione già liberalizzata: in Italia ci sono 230 mila avvocati, nel solo foro di Roma ce ne sono tanti quanto in tutta la Francia, vogliamo solo far capire alla gente che questa riforma penalizza soprattutto loro”. (pi.bi.)





