L’AQUILA – L’Italia si blocca: una settimana di scioperi e disagi contro le liberalizzazioni stabilite dal governo Monti ed è corsa al carburante e alle derrate alimentari in tutta la Penisola, da Nord a Sud.

Ieri è stata la volta dei Taxi, le auto bianche sono rimaste ferme dalle 8 alle 22 in tutte le città italiane. Sono state garanti soltanto i servizi minimi gratuiti per le fasce deboli della popolazione (anziani, portatori di handicap, malati).

La richiesta dei tassisti è stata di poter incontrare il Governo per discutere della licenza part-time e dell’Authority delle reti, incaricata di decidere proprio sull’assegnazione delle licenze. Allo sciopero non ha partecipato la Confartigianato Taxi.

Sempre da ieri, anche i Tir si sono fermati. Gli autotrasportatori di TrasportoUnito continueranno a protestare fino al 27, in quanto ritengono insufficineti le misure per trimestralizzare il recupero di una parte delle accise sui carburanti.

Molti tir hanno aderito alla protesta presidiando le uscite delle autostrade, un gran numero invece riducendo la velocità di percorrenza fino ai 20 Km orari: lunghe file, rallentamenti e in molti casi traffico paralizzato. Oggi, però, la situazione sulle autostrade italiane sembra in leggero miglioramento da quanto si evince dal sito di Autostrade.it.

Il Problema maggiore è il rifornimento di carburante e di beni di prima necessità. Già da ieri sera, lunghe file ai distributori fino a notte inoltrata e anche nella giornata di oggi gli automobilisti hanno continuato a fare incetta di benzina: il timore è che a breve si aggiunga a quello dei tir anche lo sciopero dei benzinai cosa che potrebbe prolungare la mancanza di carburante a oltranza.

Il fronte dei gestori del settore è spaccato: la Figisc Confcommercio è stata la prima a minacciare 7 giorni di chiusura, ma è pronta a revocarli, conferma invece da Faib e Fegica, ben 10 giorni di agitazione (verrà effettuata in pacchetti di massimo tre giorni consecutivi), in attesa di vedere il testo definitivo del decreto.

Fegica non lamenta un eccesso di liberalizzazioni, ma, al contrario una carenza, perché il decreto sarebbe troppo a vantaggio delle esigenze dei petrolieri. Il problema è principalmente quello dell’esclusiva e di come verrà modificata.

La protesta dei Tir ha creato soprattutto problemi nella distribuzione dei beni di prima necessità. L’assenza dei prodotti ortofrutticoli, che già si era fatta sentire con la protesta dei Forconi, con il blocco degli autotrasportatori ha definitivamente messo in crisi il settore: prezzi alle stelle, secondo Confcommercio i rialzi non sarebbero comunque motivati, banchi vuoti e soprattutto gravi perdite per i contadini. Coldiretti, infatti, ha fatto sapere che i prodotti ortofrutticoli, di facile deperimento, non ritirati e consegnati dai Tir marciranno e ci saranno gravi perdite.

Da questa mattina, l’Italia sta  facendo incetta di derrate alimentari di ogni genere: le persone hanno paura di restare senza frutta e verdura, ma anche latte e carne. Il timore di una dieta forzata ha portato molti italiani a fare rifornimento anche di carne in scatola, tonno e alimenti secchi.

Come riportato da Leggo.it, gli agricoltori della Coldiretti domani regaleranno a pensionati e famiglie, frutta e verdura bloccata nei campi e nei magazzini a causa dello sciopero dei tir: l’iniziativa si svolgerà a partire da Roma, a piazzale Flaminio alle 10, per, poi, interessare molte altre città italiane tra cui Milano, Catania e Bari.

Il 27 invece, sarà la volta delle Ferrovie. Proclamato dall’Orsa uno sciopero di 24 ore (dalle 21 del 26 gennaio). La protesta sarà per la cancellazione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale di settore. Assicurati soltanto i servizi minimi di trasporto. (a.c.)