L’AQUILA – “Giovedì sera ho ricevuto una chiamata dal presidente del Consiglio, Mario Monti, al quale ho espresso, in un lungo colloquio, le mie rimostranze e le mie preoccupazioni ormai drammatiche, per l’atteggiamento del governo e la situazione nella quale versa la ricostruzione aquilana”.

Lo ha annunciato il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

La telefonata di Monti, quindi, sarebbe giunta poche ore dopo l’accusa lanciata in Consiglio comunale all’attuale esecutivo, giudicato da Cialente “peggio del precedente di Silvio Berlusconi”, perché disattento alle questioni della ricostruzione del capoluogo.

Lo spunto era stata la firma del premier sull’ordinanza numero 3996 che riguarda la ricostruzione dei centri storici. Un provvedimento dal sapore nettamente punitivo nei confronti dell’Aquila perché, oltre a non aggiungere molte cose relativamente ai problemi posti sul campo, non fa altro che ribadire quanto già contenuto nella legge di conversione del “decreto Abruzzo” del 2009, e cioè che la ricostruzione va fatta attraverso l’adozione dei relativi piani che devono anche portare una quantificazione di massima della spesa.

Quella sui piani di ricostruzione è una questione che si trascina da oltre un anno, perché il Comune dell’Aquila ha sempre ritenuto questo strumento superfluo o, perlomeno, residuale rispetto alle esigenze reali della città, una posizione che lo ha posto in netto contrasto con il commissario, Gianni Chiodi, e con il coordinatore della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana.

Il primo cittadino e la sua Giunta hanno più volte rivendicato la possibilità di avviare la riparazione della maggior parte degli edifici danneggiati dal terremoto attraverso gli strumenti ordinari, quali le ordinanze vigenti e il piano regolatore generale.

In riferimento al colloquio con Monti, Cialente ha aggiunto: “Ho concordato con lui una serie di passaggi per individuare delle soluzioni reali”.