PESCARA – Campano di nascita, abruzzese di adozione, Giampiero Catone è deputato al parlamento italiano dal 2006 ed è stato sottosegretario all’Ambiente fino alla caduta del governo Berlusconi.
Guardando la sua storia politica, il parlamentare sembra avere una sorta di passione per la fondazione di partiti: il Cdu prima (assieme a Rocco Buttiglione), poi la Dca (assieme a Gianfranco Rotondi), mentre ora Catone è una delle colonne portanti di Popolo e territorio, gli ex “Responsabili”, quelli che salvarono il Cav nel voto di fiducia del 14 dicembre 2010.
Intervistato da AbruzzoWeb, ora Catone annuncia in anteprima l’intenzione di fondare un nuovo partito “dei cattolici” anche perché, spiega, “né Pd né Pdl possono rappresentare quest’istanza”, così come l’Udc e il Terzo polo.
L’occasione per la nascita della nuova “cosa bianca” si presenta sabato prossimo 21 gennaio a Pescara, dove si terrà il convegno “La solidarietà sociale, un ponte tra economia ed etica” (ore 16, auditorium De Cecco).
Un convegno che fa parte di un percorso di iniziative a carattere nazionale, organizzate dal quotidiano La Discussione, di cui lo stesso Catone è direttore politico e che ha trasformato anche in un movimento politico e di pensiero.
Si annunciano presenze importanti: Buttiglione, il numero due della Cisl Giorgio Santini, l’euro-parlamentare Clemente Mastella, il presidente delle regione Gianni Chiodi e persino il vulcanico Vittorio Sgarbi.
Tra gli altri temi affrontati da Catone nell’intervista, il governo Monti, bocciato perché “amico” delle “centrali internazionali di potere”, l’Abruzzo che “ha bisogno di riforme vere”, mentre sulla ricostruzione dell’Aquila è che “lo scontro tra Gianni Chiodi e Massimo Cialente non fa bene alla città” e che occorra “un commissario effettivamente terzo”.
Onorevole Catone, perché questa iniziativa in Abruzzo?
La manifestazione ha carattere nazionale e fa seguito a un’analoga iniziativa che si è svolta nello scorso mese di novembre a Pompei. Occorre riaprire il dibattito, specie per la mia area culturale di riferimento, ovvero quella dei cattolici impegnati in politica. È quel mondo che si è rimesso visibilmente in modo a Todi (il convegno su cattolicesimo e politica dell’ottobre 2011, ndr) e a cui fanno seguito gli appuntamenti organizzati dal quotidiano La Discussione.
Ma lei crede alla necessità di un partito che sia diretta emanazione del mondo cattolico?
Sì ed è il progetto a cui sto lavorando in prima persona. Bisogna ripartire dalla società civile espressione all’area cattolica, come per esempio il mondo della Cisl e di Confcooperative. L’orizzonte ideologico di riferimento è una visione fondata sull’economia sociale di mercato, ed è proprio questo il tema portante dell’incontro di Pescara. C’è bisogno di una nuova idea in politica: è a tutti evidente che il Pdl e il Pd non possono rappresentare questa istanza.
Ma non ci sono già l’Udc e il Terzo polo a riempire lo spazio dei cattolici in politica?
L’Udc ha come portavoce l’onorevole Ferdinando Adornato (eletto in Abruzzo, ndr), direttore della rivista Liberal, un laico e perfino anticattolico. Come pure Fli è finita su posizioni completamente laiciste, ben espresse dal deputato radicale Benedetto Della Vedova; stesso discorso per l’Api, capeggiata dall’ex radicale e abortista Francesco Rutelli. Non c’è dunque un vero partito dei cattolici in questa fase in Italia, e men che meno lo può essere, per quanto ho appena spiegato, il cosiddetto Terzo polo!
E chi altro ci lavora a questo progetto di partito cattolico?
L’iniziativa parte anzitutto dal gruppo parlamentare di Popolo e territorio, il sottoscritto e Silvano Moffa in primis. Anche Buttiglione è attratto dal progetto, e molti altri sono i soggetti che si sono attivati e che provengono dal mondo di riferimento vicino alla Chiesa. Dopo Pescara, a febbraio, terremo una grande manifestazione fondativa a Roma e lanceremo ufficialmente il nuovo partito.
E dove si collocherebbe questo nuovo soggetto, nello scacchiere politico attuale?
Lo scenario politico attuale, ritengo, cambierà profondamente da qui al 2013: gli attuali poli potrebbero scomporsi e ricomporsi in forma diversa. L’area di collocazione per noi è comunque quella del Partito popolare europeo, ovvero il centrodestra. Dunque saremmo potenziali alleati, ma distinti, del Pdl o di quel che il Pdl sarà.
Lei dice che il Pdl potrebbe scomparire?
Nel Pdl non esiste dibattito interno, occorrerebbero correnti di pensiero, ideologiche e culturali, come è stato nella Democrazia cristiana per 40 anni. Manca il pluralismo interno, nel Pdl le correnti strutturate non le vogliono. È per questo che non potevo stare in quel partito.
Che pensa del governo Monti?
È un’espressione dei poteri forti della finanza, che ha commissariato la politica. Certo, la politica è in una fase di debolezza, e così le centrali internazionali di potere favoriscono la nascita di nuovi governi “loro amici”. È stato così in Grecia e lo è stato in Italia. Monti vuole fare le liberalizzazioni, e da un punto di vista di principio posso essere in accordo: ma non si può partire dai tassisti o dagli avvocati, sono altre le riforme liberalizzatrici da fare. Occorre comunque che entro il 2013 che la politica si riorganizzi nelle sue forme di partecipazione, per il bene dell’Italia.
Veniamo in Abruzzo. Cosa dirà al presidente Chiodi che tra l’altro è relatore al convegno di sabato prossimo a Pescara?
Che l’Abruzzo, come diceva il grande Remo Gaspari, ha bisogno urgente di riforme vere. Una Asl unica, una azienda di trasporto unica, un unico ente per i consorzi industriali, servizi migliori ai cittadini, potenziare le infrastrutture. Chiodi sta tentando la strada delle riforme, ha iniziato a invertire la rotta, ma il risultato non è ancora sufficiente.
Chiodi, però, si è trovato di fronte il problema della sanità e il terremoto dell’Aquila, non è roba da poco.
Un presidente di regione deve fare solo il presidente di regione, questo lo penso a prescindere da Chiodi. Fare anche il commissario non giova alla soluzione dei problemi.
Sulla vicenda del sisma e della ricostruzione che ne pensa?
Il governo Berlusconi ha gestito l’emergenza in maniera ottima, poi però è mancata la programmazione. Lo scontro continuo tra Chiodi e Cialente non fa bene alla città; occorre un commissario per la ricostruzione che sia effettivamente terzo, che non sia influenzabile nelle scelte dalle appartenenze di parte.
L’Aquila andrà al voto a maggio, come pure altri importanti centri quali Avezzano e Montesilvano. Che scenario prevede?
All’Aquila, se continua a dividersi, il centrodestra favorirà una riaffermazione di Cialente. A mio avviso si dovrebbero fare le primarie di coalizione, come pure nel centrosinistra. A Montesilvano occorre un rinnovato progetto rispetto all’amministrazione di Pasquale Cordoma, che ha deluso le aspettative. Ad Avezzano sento vari nomi quali possibili candidati sindaci: io conosco di persona Gianni Di Pangrazio che, credo, per la sua competenza di professionista che conosce in profondo la macchina amministrativa potrebbe essere l’uomo giusto al posto giusto, come rappresentante della società civile moderata.
Ma Vittorio Sgarbi che ruolo avrà nel convegno di Pescara?
Sgarbi è uomo di assoluta valenza ed è un mio amico personale: presenterà il suo ultimo libro, i cui proventi dalle vendite, con il contributo del giornale La Discussione, verranno devoluti in beneficenza. Portare Sgarbi equivale a centrare anzitutto l’attenzione sul fattore cultura: non dobbiamo dimenticare che la nostra ricchezza artistica, pari ad oltre il 50 per cento del patrimonio mondiale, può essere la principale fonte del nostro Pil: è l’unica cosa che i cinesi non possono replicare, assieme al paesaggio della nostra amata nazione.





