PESCARA – Si stringe il cerchio intorno all’assassino di Rita Morelli, la ragazza italiana uccisa a New York di origini pescaresi. La polizia ha un identikit, un nome e un cognome di una persona sospettata di essere l’omicida. L’autopsia eseguita sul corpo della ragazza avrebbe evidenziato che Rita Morelli ha tentato di difendersi dal suo aggressore che, prima di accoltellarla, ha cercato di strangolarla. Secondo alcune ricostruzioni Rita Morelli avrebbe cercato di impedire al suo assassino di sottrarle il computer dove era memorizzata la sua tesi.

L’identificato sarebbe l’ultima persona con cui è stata vista la ragazza, forse uno studente con cui Rita parlava quaranta minuti prima di essere uccisa. Rita con questo ragazzo si è intrattenuta prima sul marciapiede di fronte casa e poi è con lui è entrata nella palazzina dove viveva. “Si sta procedendo all’esame del Dna. Sul caso stanno lavorando 12 detective ed è un gran risultato che in una città di oltre 12 milioni di abitanti si sia riusciti a trovare nome e cognome della persona in tre giorni.

Mi piacerebbe annunciare presto l’arresto dell’assassino di mia cugina” afferma Giorgio Morelli, cugino della vittima, sottolineando che non sarebbe il ragazzo ispanico che una vicina di casa ha visto parlare con Rita Morelli la persona identificata dalla polizia di New York. Se la persona identificata è il colpevole ha le “ore contate, se invece non è stato lui, bisognerà ripartire da zero. Comunque avere identificato questa persona dopo tre giorni è un grande passo avanti” aggiunge. Rita Morelli sarebbe stata trovata morta dal fidanzato. I due lavoravano insieme al Caffé Buon Gusto, dove Rita andava tre o quattro volte alla settimana a lavorare per pagarsi le spese.

Il fidanzato di Rita sarebbe stato ascoltato dai detective e rilasciato. “Era una coppia felice: passeggiavano mano nella mano. Non li abbiamo mai visti litigare” afferma la proprietaria del salone di bellezza accanto alla casa di Rita Morelli. La ragazza frequentava regolarmente il salone. “Era una persona dolce e amichevole, ci raccontava che stava studiando e presto si sarebbe laureata”.

I VICINI: “UNA COPPIA FELICE”

“Erano una coppia felice. Passeggiavano mano nella mano o si fermavano a chiacchierare sotto il portone. Erano molto carini insieme, non li abbiamo mai visti litigare”. E’ questo che si dice nel quartiere ispanico di East Harlem di Rita Morelli, la trentaseienne di Pescara uccisa giovedì sera, e del suo fidanzato.

Il giorno dopo l’assalto mediatico la gente tende a chiudersi in casa e non vuole rilasciare commenti sulla ragazza italiana che studiava all’Hunter College e lavorava come cameriera per mantenersi. Anche i vicini di casa di Rita, che abitava in un palazzetto di tre piani con la porta rossa al numero 205 della Centoventesima Strada, non rispondono al citofono. Di fianco alla casa c’é un piccolo salone di bellezza. Lo stile è quello tipico degli anni ’70 e nessuno parla inglese, tranne una ragazza mora che si offre di fare da traduttrice. ”La conoscevamo bene. Rita era una cliente fissa, veniva qui a farsi i capelli più o meno ogni due settimane”, racconta la proprietaria, una donna ispanica sui 35-40 anni. Spiega che la giovane di Pescara viveva nel quartiere da quasi tre anni.

“Era una persona dolce e amichevole, ci raccontava che stava studiando e presto si sarebbe laureata. Per mantenersi lavorava come cameriera in un ristorante”, continua.

La proprietaria del Beauty Salon si ricorda anche del fidanzato di Rita, “il ragazzo messicano”. “Li vedevamo spesso passeggiare qui intorno. Si tenevano per mano e parlavano fitto fitto. Sembravano molto felici insieme – racconta la donna – A volte passava a prenderla quando lei veniva in negozio, e poi se ne andavano insieme. Non li ho mai sentiti litigare o alzare la voce”. La sera in cui la ragazza italiana è stata uccisa la donna non ha visto nulla, il salone era chiuso per il giorno del Ringraziamento e tutti erano a casa a festeggiare con le famiglie. Ma afferma con certezza che da quando Rita abitava nel quartiere non l’ha mai vista con nessun altro uomo eccetto il fidanzato.

“Mi dispiace, era una brava ragazza”, aggiunge prima di tornare a dedicarsi alle clienti. E’ sicura che se qualcuno nel quartiere ha visto, aiuterà gli investigatori a prendere l’omicida.

MANAGER USA: “NON SAPEVAMO DEL RAGAZZO”

“Nessuno di noi aveva capito che stavano insieme. Certo, notavamo qualche sguardo languido, ma era una ragazza molto riservata, non parlava mai della sua vita privata”. Giovanni è il manager del Café Buon Gusto, il ristorante dell’Upper East Side dove lavorava Rita Morelli, la trentaseienne di Pescara uccisa giovedì sera. Si definisce “scioccato”, e racconta che Fernando, il giovane brasiliano fidanzato della ragazza, anche lui cameriere nel locale, non è ancora rientrato in servizio.

“Non hanno mai lasciato trasparire nulla. Io ho saputo dai giornali che stavano insieme. Quello che accadeva nella sua vita fuori da qui è un mistero per tutti”, spiega. “Fernando è molto scosso. Lo aspettiamo, appena si sentirà in grado di tornare”.

Giovanni dice che considerava Rita come una sorella. “Le avevamo detto tutti che era un quartiere pericoloso, e che doveva andarsene da quella casa, ma lei non ci ha mai dato ascolto – aggiunge – Le piaceva tanto vivere a Spanish Harlem. Non ho mai capito il perché”. Rita lavorava al Café Buon Gusto da quattro anni come cameriera part-time, tre-quattro giorni alla settimana. Sia il manager sia gli altri camerieri la definiscono una ragazza solare, sempre con il sorriso sulle labbra, e molto in gamba. “Era sempre puntualissima, e si faceva in quattro”, dice ancora Giovanni – Ancora non riusciamo a credere che sia stata uccisa”.

LA SALMA GIOVEDI’ IN ITALIA

La salma di Rita Morelli arriverà giovedì mattina all’aeroporto di Fiumicino con un volo da New York.

I funerali della ragazza spoltorese si terrà con tutta probabilità venerdì nella chiesa di San Panfilo, e a quanto pare è prevista la presenza massiccia dei concittadini scossi dalla tragedia.

Sul fronte delle indagini, intanto, si è saputo che l’autopsia a cui è stata sottoposta la 36enne ragazza ha riscontrato tracce evidenti di colluttazione con l’assassino, con reperti sotto le unghie di Rita e segni di strangolamento sul collo.

L’assassino si è ferito con un coltello, probabilmente da cucina, preso sul posto dopo la lotta con la vittima.

Ma anche il coltello è sparito, insieme al computer di Rita “l’unica cosa di valore che poteva esserci in casa”, aveva confermato il cugino Giorgio Morelli, che in questi giorni da Spoltore sta tenendo le fila dei contatti con gli inquirenti americani.

“In cuor mio aspetto la notizia dell’arresto da un momento all’altro, anche perché hanno tutti gli elementi per farlo: devono solo trovarlo. So che potrebbe essere banale, ma gli elementi ci sono”, aveva infatti detto il cugino giornalista.

Anche dal Consolato generale di New York confermano che, se non ci saranno ritardi nelle procedure di rimpatrio, la salma di Rita Morelli dovrebbe partire per l’Italia mercoledì.

“Oggi arriverà il certificato di morte e domani dovrebbe essere pronta l’autorizzazione al rimpatrio”, informano al Consolato, aggiungendo che “se tutto procederà secondo i tempi previsti, il corpo della trentaseienne di Pescara uccisa nella sua casa di East Harlem potrà tornare in Italia”.