L’AQUILA – “È la risposta che attendevamo quella data ieri dal commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, riguardo le 7.000 pratiche ferme della ricostruzione pesante. Ottenere tempi certi dalla filiera e sanzioni in caso di sforamento è equo non solo nei confronti delle imprese che attendono sine die di aprire i cantieri, ma anche dei cittadini che hanno bisogno di rientrare a casa propria. Solo se ciascuno si assume le responsabilità del proprio operato si può parlare coerentemente di programmazione della ricostruzione del cratere e si può ridare qualche speranza al territorio”.
È il commento del presidente dell’Associazione costruttori edili (Ance) dell’Aquila, Gianni Frattale, all’indomani del positivo incontro richiesto dai costruttori con la struttura commissariale e il Comune dell’Aquila per sollecitare soluzioni alla paralisi dei processi di approvazione dei progetti, imposta dalla burocrazia.
All’incontro hanno partecipato per l’Ance anche i vice presidenti Stefano Cipriani, Lino Ridolfi e Sergio Palombizio rappresentanti i tre comprensori provinciali dell’Aquila, di Avezzano e di Sulmona.
“Prendiamo atto della nuova data indicata dal commissario in primavera, essendo ormai chiaro che non potrà essere rispettata quella di fine dicembre come era stato inizialmente assicurato – aggiunge Frattale – Ringraziamo Chiodi per essersi assunto l’impegno di vigilare sull’operato della filiera Cineas, Fintecna, Reluis, e l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano che per il Comune ha assicurato tempi di una settimana per il licenziamento delle pratiche afferenti dalla filiera”.
“A conti fatti – chiosa Frattale – la filiera dovrà licenziare all’incirca 400 pratiche a settimana per arrivare a completarne 7.000 in 18 settimane”.
“Restano da definire – ricorda infine il presidente dei costruttori – “tempi e modalità per l’approvazione dei progetti nei centri storici e quindi fissare un cronoprogramma per l’avvio dei lavori”.
“Ci auguriamo – è la conclusione – che questa volta ci si pensi per tempo. Il termine di 15 anni per la ricostruzione non è un dogma. Accorciarlo o allungarlo dipende anche dalla capacità di anticipare le difficoltà”.



