L’AQUILA – Il prossimo maggio compirà 70 anni, anche se molti credono sia una delle sue tante prese in giro.
In realtà, Mario Maccarone, noto barista e proprietario del bar aquilano Gran Sasso, con il suo spirito da ragazzino e l’occhio furbo non sembra dimostrare affatto la propria età, sfoggiando anche con disinvoltura la felpa color rosa confetto della onlus “L’Aquila per la vita”.
Da sempre impegnato in varie attività, si è mantenuto giovane lavorando dall’età di dieci anni, coltivando anche le sue varie passioni, in primis quella per lo sport. Per oltre un decennio ha giocato a calcio nel delicato ruolo di libero, ma non è mancato il tempo per sostenere negli anni d’oro L’Aquila Rugby.
Vero e proprio incubo degli interisti, “Maccaro’” ha fondato nel 1989 il Milan Club, oggi sparito per la mancanza di soci dovuta all’avvento delle pay-tv. Tifoso romantico come pochi, il vispo Mario si rammarica perché da anni la città ha perso il contatto “di una volta” con i giocatori delle due principali squadre del capoluogo, i rossoblù del calcio e i neroverdi del rugby.
Recentemente ha sorpreso tutti con la scritta rossa in stampatello “cedesi attività” apparsa su un foglio bianco appeso fuori il proprio bar, tanto da finire sulla rivista l’Espresso. Inaugurato inizialmente l’8 novembre 1955, dopo il devastante terremoto del 6 aprile 2009 il bar ha riaperto il 10 luglio 2010, ma la delicata situazione post-sisma e il centro storico per nulla popolato e poco visitato penalizza inevitabilmente le attività che lavorano di giorno.
Fra un caffè e l’alto, tra un sorriso e una battuta con i clienti che gli chiedono delucidazioni sull’interruzione dell’attività, Mario si racconta ai lettori di AbruzzoWeb rispondendo senza segreti a una “commare”, ragazza giovane, che si differenzia dalla “valvoletta”, signora, che ha varcato il “suo mondo”.
Ogni angolo del bar sembra parlare evidenziando le varie passioni come quella per “Sant’Agnese”, la festa delle malelingue e della maldicenza tutta aquilana che l’ha più volte incoronato “Mamma dei ca… degli altri”, etichetta di cui va fiero.
Cavaliere del lavoro, ufficiale, dirigente nazionale della Federazione italiana pubblici esercizi, presidente del sindacato dei pubblici esercizi della provincia dell’Aquila, della Confcommercio e tesoriere della Confcommercio dell’Aquila, Maccarone sembra un personaggio dalle mille risorse. Di certo quando andrà in pensione non si annoierà.
Con il cartello “cedesi attività” hai spiazzato tutti, perché chiudi il tuo storico bar?
Dopo il terremoto il lavoro è ridotto del 60 per cento. In centro storico si lavora soprattutto di notte. Noi del Bar Gran Sasso abbiamo sempre chiuso alle 20 e continuiamo a farlo anche dopo il sisma. Non nascondo che voglio cedere l’attività anche per dedicarmi alla mia nipotina Marta che è bellissima.
Se ti dico “Sant’Agnese” si apre un mondo, la forbice gigantesca ce l’hai appesa lì..
Quella degli “Amici del Bar Gran Sasso” è una delle confraternite più antiche della città. Con i miei “colleghi di lingua” ci riuniamo qui e poi si va a cena al ristorante e lì ci sono le votazioni e le elezioni delle varie cariche. Il presidente della mia congrega è Franco Morgante, il vice presidente Antonio Pace, il segretario Francesco Centofanti e poi c’è il poeta Pio Di Stefano che vince i concorsi. L’ultimo palio l’ha vinto nel gennaio 2009, poi ci sono stati due anni senza concorso. Il palio l’abbiamo esposto qui e lo conserveremo fino al nuovo concorso. Le grandi forbici? Sono appese sono per tagliare le lingue lunghe.
Impossibile non nominare il Milan Club di cui sei stato il presidente. Poi cos’è successo?
Il club è nato nel 1989, ma oggi non c’è più perché l’arrivo della pay-tv ha rovinato tutto. I costi senza i soci non si posso sostenere. Prima ci riunivamo tutti qui a vedere le partite, oggi invece c’è Sky e si guarda il Milan comodamente sulla poltrona di casa. In passato eravamo 300 soci, l’ultima cena l’abbiamo fatta alla Posta 7-8 anni fa e il locale era stracolmo.
Tra le varie feste ce n’è una indimenticabile con Pippo Catelli a base di fuochi d’artificio. Raccontaci…
Abbiamo acceso fuochi fortissimi per festeggiare il successo del Milan nel 2007 nella Champions League che hanno fatto tremare tutto, da pazzi. Abbiamo fatto impazzire anche gli interisti!
Molti tifosi rossoneri si sono chiesti come mai la notte dell’ultimo scudetto del Milan il “Bar Gran Sasso” è rimasto chiuso?
Ormai non festeggiamo più gli scudetti, ma solo la Champions League! Quando vinciamo una Coppa chiudo il bar mi metto fuori e offro da bere a tutti i passanti, non solo ai milanisti!
Riconoscerai di essere un po’ “zeppetello”, come si dice all’Aquila. Quali soprannomi hai collezionato negli anni?
Un po’ (ride) un po’ tanto. Io sono la “Mamma dei c… degli altri” da sempre.Penso che anche quest’anno a Sant’Agnese la carica la daranno a me. Alcuni mi chiamano “lo scabroso”: dicono che sono scabroso, ma non è vero, anzi sono una persona molto gentile e pratica. Poi c’è chi pensa che quando mi si dice “Maccarò” mi offendo, in realtà non è così. È semplicemente il mio cognome pronunciato in aquilano!
C’è una frase di una persona che ti conosce bene che ti descrive al meglio: “O è patta o è la se’”..
(Ride) Questo lo dice mia moglie Anna Patrizia e significa che o ho ragione io oppure, al massimo, la ragione è a metà!
Ora che hai esposto il cartello “cedesi attività” puoi rivelare il segreto del tuo caffè..
Sicuramente dipende dall’esperienza, dal saperlo fare.
Bisogna utilizzare un buon caffè, che costa caro, e avere sempre cura della macchina.
In più di cinquant’anni di attività quali personaggi illustri sono entrati nel tuo bar?
Tantissimi, l’ultimo è stato Massimo D’Alema che è venuto questa estate. Sono passati qui anche Pier Ferdinando Casini, Rosy Bindi e tanti altri personaggi. Recentemente sono anche venuti dei comici di Zelig, per non parlare di tutti i giocatori dell’Aquila Calcio e dell’Aquila Rugby degli anni passati.
Fra la palla “pizzuta” e la tonda quale scegli?
Tutte due, non c’è uno sport che preferisco più degli altri. A dire la verità ho giocato a calcio nel ruolo di libero per 10-15 anni. Le coppe che sono esposte qui sono quelle che abbiamo vinto.
Sei un tifoso anche dell’Aquila Rugby. Non passa di certo inosservata la casacca neroverde che hai esposta..
Dopo il bar di Scataglini questo era il bar del rugby della città.Tutti i sabato si andava in trasferta e facevamo tanti chilometri per vedere le partite a Brescia, Rovigo e Padova. Ormai la squadra è giù a “Centi Colella” (dove si allena ndr). Prima si conoscevano tutti i giocatori ora non viene più nessuno. Rugbisti e calciatori hanno perso il contatto con la città e alla città questa cosa manca. La maglia me l’ha portata il team manager neroverde Pino Alleva ed è di due stagioni fa. Ora aspetto che me ne porti una nuova!
Chiudiamo con la maglia che indossi..
Indosso la felpa “L’Aquila per la vita” perché mi fa piacere sostenere un’associazione importante come questa, che si occupa di assistenza ai malati di cancro e ci tengo a dire che la sosterrò sempre.



