L’AQUILA – “Finalmente c’è un giudice a Berlino”.
Con questa citazione di Bertolt Brecht il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, ha commentato la citazione diretta a giudizio del direttore del periodico l’Editoriale, Giuseppe Vespa, decisa dalla procura della Repubblica del capoluogo con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti sia dello stesso rettore e sia dell’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio.
Nello stesso provvedimento il pubblico ministero David Mancini ha disposto il giudizio diretto anche per il professore dell’Ateneo aquilano Sergio Tiberti, accusato di avere offeso la reputazione di Del Vecchio con una email a lui inviata.
Componente del Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo aquilano, Tiberti è tra i più accaniti oppositori della gestione del rettore di Orio, contro il quale ha presentato anche una denuncia per estorsione.
In relazione alla presunta diffamazione contro il rettore, il caso riguarda un articolo comparso sull’Editoriale e intitolato “Scandalo Affittopoli e concussione”.
“Finalmente viene fatta giustizia, finalmente si comincia a fare chiarezza intorno a queste vergognose vicende”, spiega ancora il rettore.
Il 14 febbraio 2012 l’udienza davanti al giudice monocratico.
TIBERTI: ”NESSUN RINVIO A GIUDIZIO, SOLO CITAZIONE”
“Non c’è nessun rinvio a giudizio nei miei confronti, come ha detto qualcuno, ma una citazione diretta in giudizio: agiremo civilmente e penalmente nei confronti di chi riporta notizie non vere”.
Questa il commento del docente di Igiene alla facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, Sergio Tiberti, dopo la notizia di giudizio diretto che lo riguarda assieme al giornalista Giuseppe Vespa nei confronti del rettore dell’Ateneo aquilano, Ferdinando di Orio.
“Il reato di ingiuria è da giudice di pace e comporta una multa da 100 euro, altra cosa sono i reati per cui è indagato di Orio”, tuona Tiberti.
Inoltre, “secondo i miei legali la citazione non è valida perché abbiamo chiesto di essere sentiti e nessuno ci ha fatto sapere niente. Non riesco a capire – conclude – per quali vie il professor di Orio abbia addirittura i pezzi di carta quando a me non è stato notificato nulla”. (red)
IL GIUDICE A BERLINO
Nell’aneddoto del drammaturgo tedesco Brecht rievocato da di Orio, ambientato nel XVIII secolo, un mugnaio di Potsdam era incappato nel sopruso di un nobile.
Dopo aver cercato, invano, giustizia in tutti i possibili tribunali della Prussia, l’umile mugnaio decise di arrivare a Federico II di Hohenzollern, passato alla Storia come Federico il Grande.
E così, a Berlino, il pover’uomo ebbe finalmente giustizia: perché “il miglior giudice è il re”.






