L’AQUILA – Il tribunale del riesame dell’Aquila ha respinto l’istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi, che resterà in cella al carcere teramano di “Castrogno”.
Il caporalmaggiore dell’esercito era stato arrestato il 20 luglio scorso perché ritenuto l’assassino della giovane moglie Carmela “Melania” Rea, 29 anni, di Somma Vesuviana (Napoli), scomparsa il 18 aprile da Folignano (Ascoli Piceno), dove la coppia viveva, e trovata morta, colpita con 32 coltellate, il 20 aprile nel boschetto delle “Casermette” di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo).
Confermata, quindi, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Teramo, Giovanni Cirillo, lo scorso 2 agosto.
“Se la Procura vuole andare a processo con delle foto scattate da ragazzini, foto che non dimostrano niente perché non si vede niente di rilevante, noi siamo pronti”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb uno degli avvocati difensori di Salvatore Parolisi, Valter Biscotti, dopo la ‘sfida’ con il tribunale del Riesame dell’Aquila che ha respinto l’istanza di scarcerazione del marito di Carmela Melania Rea, accusato dell’omicidio della moglie.
“Ieri, come già detto, per quel che ci riguarda è mancato il coraggio da parte del giudice Giuseppe Romano Gargarella – continua Biscotti – inoltre, ci sorprendono le motivazioni, è come se ci si fosse appiattiti sulle argomentazioni del pm. Sui nostri spunti, certo più consistenti, si è preferito sorvolare. Siamo comunque già al lavoro per il ricorso in Cassazione”. Intenzione già dichiarata dall’altro difensore, Nicodemo Gentile.
Biscotti ritiene “esagerata” la conferma di custodia cautelare per Parolisi, “perché la reiterazione del reato è improponibile secondo noi. Salvatore – afferma – ha passato diverso tempo con la famiglia Rea e con sua figlia in questi mesi, oggi però deve restare in carcere. Ribadisco, per noi è un’ordinanza esagerata”.
Anche sul ruolo dei media nella vicenda Biscotti ha voluto dire la sua.
“L’opinione pubblica era stata preparata a dovere – spiega – c’era già un colpevole sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali, su Internet e sulle tv, ma non è colpa dei media, non c’è dolo in quello che fanno. Se a un giornale arrivano certe notizie, è evidente che poi queste vengano pubblicate, come, per esempio, nel caso delle macchie di sangue nel garage: noi avevamo chiesto di fare attenzione, visto che quel garage non era mai stato posto sotto sequestro. Per giorni ci si è concentrati sul caso, salvo poi capire che non c’era assolutamente nulla, come previsto. Ma sul fatto che fosse un caso irrilevante, nessuno ha dato notizia”.
“Noi difensori di Parolisi – conclude Biscotti – andiamo avanti per la nostra strada. Nella mia carriera mi sono occupato e mi occupo di vicende molto complesse. Questa non è certo una di quelle. Anzi, posso dire che è molto facile. Basta leggere le carte per rendersi conto che contro Salvatore ci sono solo ipotesi e nessuna prova”.
Anche per il Tribunale del Riesame dell’Aquila, Salvatore Parolisi è l'”unico possibile autore del reato. Allo stato è indubitabile – scrive il collegio giudicante nel provvedimento, che conferma la detenzione in carcere di Parolisi e che lo condanna anche al pagamento delle spese processuali – che la responsabilità dell’omicidio debba farsi risalire a Salvatore Parolisi”.
Per i giudici le considerazioni espresse dalla difesa (che parla di “scarne e superficiali motivazioni da parte del Riesame”) non valgono a mutare il quadro indiziario.
Per i magistrati aquilani, la detenzione in carcere è l’unica possibile per il caporalmaggiore.
“Vi sono concreti elementi – scrive il collegio a pagina 22 del provvedimento – relativi al pericolo di inquinamento probatorio. Perché il reato è stato commesso con estrema efferatezza evidenziando una personalità proclive a gesti del genere. Come anche il depistaggio posto in essere successivamente (la siringa conficcata nel corpo di Melania Rea) ed il deturpamento del cadavere, evidenziano una personalità che ha posto in essere il vilipendio del cadavere di quella che era pur sempre la compagna di vita e madre della figlia, al fine di tentare di procurarsi l’impunità”.
Per il tribunale dunque Parolisi è pericoloso socialmente.
IL RIESAME: ”QUADRO INDIZIARIO RIMASTO IMMUTATO”
Il quadro indiziario è rimasto immutato, nonostante quanto sostenuto dalla difesa.
Questo il motivo che ha indotto il Tribunale del riesame dell’Aquila a respingere l’istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi, accusato dell’uccisione della moglie Melania Rea.
Lo ha detto ai giornalisti il presidente del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella.
Il magistrato non ha aggiunto altro, limitandosi a dire che tutto è contenuto nelle motivazioni che saranno inviate alle parti.
Alla domanda di un giornalista, se i giudici non si siano fatti impressionare dalla dichiarazione spontanea di Parolisi, dalla corposa memoria difensiva e dai periti, Gargarella ha risposto: “Noi non ci facciamo impressionare né da un lato né dall’altro”.
LA DIFESA: ”TRIBUNALE HA AVUTO POCO CORAGGIO, HA FATTO FINTA DI NON VEDERE”
Gli avvocati di Salvatore Parolisi faranno ricorso alla Corte di Cassazione contro la decisione del Tribunale del riesame dell’Aquila che ha respinto l’istanza di scarcerazione del loro assistito.
Lo ha annunciato l’avvocato Nicodemo Gentile che, assieme al collega Valter Biscotti, difende il caporalmaggiore dell’esercito.
“Prendiamo atto del rigetto – ha detto all’Ansa – Rispettiamo la decisione del Tribunale e attendiamo di conoscere le motivazioni, che esamineremo con attenzione. Ci dispiace constatare che il Tribunale, nonostante i dai tecnici, le testimonianze e i dati di fatto, abbia dimostrato poco coraggio facendo finta di non vedere”.
“Sapevamo – ha concluso Gentile – che la nostra sarebbe stata una battaglia difficile. Faremo ricorso alla Corte di Cassazione confidando nell’accoglimento delle nostre richieste”.
Stamattina sia i legali sia Parolisi non erano presenti. Al collegio difensivo le motivazioni saranno inviate per fax.
CARABINIERI ASCOLI: “ABBIAMO LAVORATO CON SCRUPOLO”
“Abbiamo lavorato sempre con scrupolo e coscienza, non partendo dall’ipotesi di un responsabile certo ma cercando la verità dei fatti. I dati emersi e verificati ci hanno poi portato a individuare delle responsabilità precise”.
Così all’Agi il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno, colonnello Alessandro Patrizio, nel commentare la notizia della conferma, da parte del tribunale del Riesame dell’Aquila, degli arresti in carcere per Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’Esercito accusato dell’omicidio della moglie, Carmela Melania Rea.
“Il Tribunale del Riesame – ha aggiunto – evidentemente ha confermato la validità dell’azione certosina e attenta, e senza pregiudizi svolta da parte di tutti gli investigatori”.
PADRE E FRATELLO MELANIA ASCOLTATI DA PM TERAMO COME TESTI
Mentre il Tribunale del riesame decideva di respingere l’istanza di scarcerazione, Salvatore Parolisi era nella sua cella del carcere di Teramo e nello stesso momento nel palazzo di giustizia i sostituti procuratori Greta Aloiosi e Davide Rosati ascoltavano Gennaro e Michele Rea, padre e fratello di Melania.
Secondo quanto si è appreso, i due, ma anche un cugino e uno zio, sono stati sentiti separatamente dai magistrati, senza la presenza del legale, visto che sono testimoni.
Le loro deposizioni, così come quelle di altri testi sentiti nei giorni scorsi o che lo saranno in futuro, rientrano nel lavoro di approfondimento delle indagini che segue anche le indicazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare del Gip, Giovanni Cirillo.
Su quanto detto oggi dai congiunti di Melania ai due Pm teramani viene mantenuto un riserbo assoluto. Il lavoro dei magistrati, coordinati dal procuratore Gabriele Ferretti, si è arricchito in questi giorni di ulteriori esami e accertamenti dei Ris sui tabulati telefonici e sui cellulari di Salvatore e Melania.
D’altronde, era stato lo stesso Gip a chiedere approfondimenti anche in questo settore, così come in altri, per verificare sino in fondo la pista del movente legato a qualcosa di eccezionale, di “brutto” (giri di droga, prostituzione, transessuali o altro, come accennato nell’ ordinanza) che Melania potrebbe avere scoperto e che aveva accennato alla sua amica Rosa, senza avere poi il tempo di poterglielo spiegare. Non è escluso che nei prossimi giorni l’amica del cuore di Melania sia ascoltata dai magistrati teramani.
LEGALI FAMIGLIA REA: “NIENTE VERITA’, NIENTE LIBERTA'”
“Prendiamo atto che giudici terzi hanno confermato l’impianto accusatorio e ritengono adeguata la custodia cautelare in carcere. Quanto accaduto oggi può essere sintetizzato con la frase ‘niente verita’, niente libertà'”.
Così il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni, ha commentato all’Ansa la decisione del Tribunale di Riesame che ha respinto l’istanza di scarcerazione di Salvatore Prolisi.
Gionni si è recato alla Procura della repubblica di Teramo assieme Gennaro e Michele Rea, padre e fratello di Melania: “Abbiamo atteso il pronunciamento del Riesame – ha spiegato – per venire a ringraziare i magistrati per il lavoro che hanno svolto e che continuano a svolgere. Qualcuno aveva dato grande valenza al Tribunale del riesame, sostenendo che giudici terzi avrebbero smontato il castello accusatorio; ma chi riteneva che oggi sarebbe stato il giorno della verità e della libertà deve prendere atto che pure un giudice terzo ritiene Salvatore Parolisi non solo responsabile dell’omicidio di Melania, ma anche in grado di inquinare le prove e commettere gravi reati, tanto che hanno confermato la misura cautelare in carcere”.
Sul ricorso annunciato alla Cassazione, Gionni ha detto: “C’é sempre un rinvio: prima davanti al Riesame, ora alla Cassazione. E’ un diritto sacrosanto, ma constatiamo che si va sempre a un appuntamento successivo”.
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