L’AQUILA – Resta irrisolta in Abruzzo la questione che riguarda i tristemente famosi “guardrail assassini”.
Negli ultimi anni ci sono state segnalazioni e richiami a riguardo, a volte si è visto qualche spiraglio di cambiamento da parte di Anas e Province, ma, alla fine tutto è rimasto come prima e le barriere a prova di incidente in moto si trovano solo in alcuni tratti di strada.
Nel frattempo, però, gli “assassini” continuano a mietere vittime e feriti, anche gravi. Solo ieri un giovane di 29 anni si è procurato numerose fratture proprio cadendo dalla moto e finendo contro il tagliente bordo della strada.
“Se un motociclista – spiega Giovanni Faraone, responsabile dell’associazione motociclisti dell’Aquila – pur indossando tutte le protezioni accidentalmente cade e arriva scivolando verso il guardrail, in nove casi su dieci si finisce per ferirsi con i bordi taglienti del guardrail e, nei casi più estremi, i malcapitati si tagliano un braccio, una gamba o la testa. I guardrail attuali sono a norma, ma questo non impedisce di montare qualcosa di più sicuro, come è stato fatto, per esempio in Spagna”.
“Nel 2009 l’Anas manifestò la volontà di montare una nuova barriera di sicurezza, chiamata ‘Anas h2 bordo laterale – Sm’, in cui ‘Sm’ sta per salva motociclisti. Su queste nuove barriere vennero anche fatti crash test – prosegue – ma la cosa non andò in porto. Addirittura la Cee (Comunità economica europea, ndr) stava portando avanti un protocollo per l’approvazione di uno standard di un guardrail a prova di motociclisti, la pratica è stata rinviata per tre anni, fin quando hanno prevalso le lobby delle aziende che producono quelli attuali”.
“Anche la Provincia – ricorda ancora Faraone – aveva lanciato una campagna di informazione sulla sicurezza stradale e, sul suo sito web, faceva riferimento alla volontà di sostituire i vecchi guardrail. Al giorno d’oggi, però, – prosegue Faraone – i guardrail Sm si trovano solo lungo piccoli tratti della vecchia Subequana, in direzione di Pescara e a Campotosto, ma si tratta di pochi chilometri”.
“Eppure – sottolinea – basterebbe poco per risolvere il problema, soprattutto nel momento in cui si vanno a rifare le strade: avere questo tipo di protezione, inoltre, aumenterebbe il valore turistico del nostro territorio, visto che possediamo alcune tra le strade più belle del centro Italia. Se, quindi, oltre alla buona strada e al paesaggio, si aggiungesse anche la sicurezza, sarebbe un grande vantaggio per il nostro territorio”, conclude.
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