L’AQUILA – “C’è una grande e utile opera pubblica che si potrebbe avviare in Abruzzo: lo smaltimento dell’amianto, per salvare tante persone e garantire ingentissimi risparmi per il sistema sanitario, per creare posti di lavoro”.

La proposta viene da Massimo Lombardo, componente dell’Osservatorio nazionale amianto, e responsabile tecnico della Geniale srl, azienda che opera nel smaltimento del pericoloso materiale le cui particelle disperse in atmosfera provocano tumori e pericolose malattie polmonari, con all’attivo circa 200 interventi l’anno nei cantieri di bonifica, in particolare in cantieri di demolizione e ricostruzione.

Ma a 23 anni dalla sua messa al bando, l’amianto è ancora diffusissimo: 32 milioni di tonnellate in Italia, di cui una parte ovviamente anche in Abruzzo dove, da un’indagine di Legambiente, ci sono 641 siti industriali, 4.369 edifici pubblici, 5.544 edifici privati, 222.817 siti con amianto censiti.

L’Abruzzo ha un solo impianto di smaltimento con una capacità di 155 mila metri cubi.

Gli edifici pubblici a oggi liberati dall’amianto sono solo 5, mentre sono 37 gli edifici in cui è in corso la bonifica; per gli edifici privati invece i numeri parlano di 3.172 edifici bonificati e 74 in corso di bonifica. Mentre sono 58 i casi di mesotelioma maligno riscontrati in regione dal 1993 al 2008.

“Tranne rare eccezioni – spiega Lombardo – non esiste obbligo di bonifica, e molti privati non sono interessati a investimenti di qualche migliaio di euro che andrebbe soprattutto a beneficio della loro salute. E così tettoie, serbatoi e coperture realizzati nel pericoloso materiale restano dove sono, esposti all’usura e alle intemperie”.

“Sarebbe pertanto necessario – propone Lombardo – un intervento pubblico, un piano di incentivi, non solo in termini di detrazione fiscale, a oggi attuabili in alcuni casi, che avrebbe un grande ritorno non solo in termini di sicurezza e salvaguardia della salute, che è la prima cosa, ma potrerebbe consentire l’assunzione di centinaia di addetti, nei cantieri e anche nella formazione”.

L’Abruzzo, però, sconta un forte ritardo in tal senso, e non approva ancora il Piano regionale amianto. L’ultimo incentivo da parte della Regione è stato di appena 70 mila euro, che ha consentito di attivare una trentina di interventi. Una goccia nel mare.

“L’Italia – fa notare ancora Lombardo – avrebbe poi urgente bisogno di siti di trasformazione dell’amianto, tipo impianti di vetrificazione. In Italia l’unico modo in cui può essere smaltito l’amianto risulta essere quello di sotterrarlo nelle discariche. Queste, anche se controllate, non risolvono il problema della pericolosità del materiale”.

“Oggi c’è bisogno di un impianto che trasformi l’amianto da materiale pericoloso a non pericoloso, addirittura riutilizzabile, come già fanno in impianti in Germania ed in Francia. Tale tecnologia deve essere estesa a tutta la filiera dei rifiuti pericolosi e non pericolosi. L’unico modo per trarre un beneficio ambientale ed economico dai rifiuti è il riutilizzo materiale ed energetico”, conclude.