L’AQUILA – L’importante è compartecipare.
Infuria in quinta commissione Salute del Consiglio regionale la battaglia sul regolamento che dovrà stabilire chi, quanto e per cosa dovrà pagare parte delle spese delle prestazioni socio sanitarie, oggi a carico totale della Regione, e che da luglio dovranno essere in parte a carico dei Comuni, che se non avranno soldi per coprire la spesa, si rischia che a pagare saranno pazienti, disabili e anziani.
La maggioranza con in testa l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci assicura che per gli utenti nulla cambierà. Perchè sono già stati messi a bilancio 12 milioni di euro che copriranno per intero i costi delle prestazioni per il tutto il 2015.
Le opposizioni di centrodestra e del Movimento 5 stelle, che si preparano all’ostruzionismo in aula con centinaia di emendamenti, evocano invece scenari da macelleria sociale, e hanno intanto ottenuto in commissione ripetuti stop e rinvii dell’approvazione del regolamento. Anche per consentire all’ufficio legislativo di esprimere un parere legale. Tenuto conto che in altre Regioni, dove la compartecipazione è stata introdotta da tempo, i cittadini hanno vinto ricorsi e ottenuto rimborsi di pagamenti, ritenuti dai giudici incostituzionali, in quanto non è sempre facile stabilire il confine tra la prestazione socio-assistenziale e quella prettamente sanitaria, che è a carico del servizio nazionale.
Va ricordato però che l’Abruzzo è obbligato a questo passaggio da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri che risale nientemeno che al dicembre 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie). Ma la Regione Abruzzo ha fatto sempre orecchio da mercante, anche dopo che il suo sistema sanitario è stato commissariato a causa della montagna di debiti.
Fino all’ultimatum del ministro Beatrice Lorenzin, a cui hanno fatto seguito i decreti dell’agosto 2014 del commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario, ovvero il presidente della Regione Luciano D’Alfonso.
La compartecipazione doveva entrare in vigore già a fine 2014, ma poi tutto è stato congelato, a seguito di scontri anche interni alla maggioranza e con i sindacati.
Ed è stata rimandata a luglio prossimo, per meglio valutare le fasce di reddito esenti in base al nuovo metodo di calcolo dell’Isee. E perché certe decisioni impopolari è preferibile adottarle dopo le elezioni, in questo caso le amministrative di maggio 2015.
Il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri, in queste settimane ripete a piè sopsinto che “la compartecipazione significherà il salasso per i Comuni e, soprattutto, per le fasce più deboli della popolazione, ovvero quelle che più di altre hanno bisogno di assistenza, come i pensionati e i nuclei con componenti diversamente abili”.
Il consigliere regionale Domenico Pettinari del Movimento 5 stelle osserva che “la compartecipazione alla fine la pagheranno i cittadini deboli, in un periodo di crisi, dove anche il ceto medio ha difficoltà ad andare avanti”, e ribadisce che “il provvedimento è a forte rischio di incostituzionalità, perché molte prestazioni assistenziali sono anche sanitarie, ci sono sentenze della Cassazione che in altre regioni hanno dato ragione ai pazienti, perchè se l’infermiera della struttura sanitaria ad esempio fa una puntura al suo ospite, o somministra un farmaco, quella non è apiù solo una prestazione sociale di tipo per così dire alberghiera, è una prestazione sanitaria, che deve essere a carico del sistema sanitario nazionale”.
Difende invece il provvedimento, nelle file della maggioranza, Mario Olivieri consigliere regionale di Abruzzo civico e presidente della quinta commissione.
“Non ci sarà nessuna macelleria sociale – assicura Olivieri – è solo una razionalizzazione della spesa, e abbiamo l’obbligo di essere più oculati. Ci sono famiglie che hanno un reddito da 40 mila euro che non pagano nulla, al pari di chi ha 10 mila euro di reddito. Ecco, una piccola compartecipazione, la ritengo in questo caso ragionevole”.
In commissione si ragiona sulle modifiche da apporre al regolamento allegato al decreto 6 del presidente della Giunta regionale D’Alfonso del 23 dicembre 2014.
In esso si indicano innanzitutto le tipologie di prestazioni socio-sanitarie, soggette all’obbligo di compartecipazione e sono: le prestazioni riabilitative semiresidenziali e residenziali di lungodegenza (mantenimento), in favore di disabili gravi, prestazioni residenziali, in favore di disabili, anziani non autosufficienti, pazienti affetti da morbo di Alzheimer e demenze, persone inabili non curabili a domicilio e anziani non autosufficienti, disabili fisici, psichici, sensoriali, anormali psichici. Infine le prestazioni socio-riabilitative residenziali in favore di persone con problemi psichiatrici, erogati da strutture semiprotette e case famiglia.
Qualche esempio di compartecipazione: per le prestazioni riabilitative semiresidenziali per disabili gravi dal costo giornaliero di 87 euro, 26 euro saranno a carico del Comune e/o utente, 60 euro a carico del sistema sanitario regionale, con rapporto 30%-70%.
Per prestazioni residenziali di pazienti affetti da Alzheimer dei 108 euro come da tariffa, la metà, 54 euro, sono a carico del paziente.
Per prestazioni residenziali il 50 per cento della tariffa di 70 euro, dunque 35 euro, sono a carico di inabili non curabili a domicilio e anziani non autosufficienti.
Sono esenti, con la tariffa obbligatoriamente a carico del Comune gli adulti disabili non coniugati e senza figli con reddito Isee non superiore ai 13 mila euro, adulti disabili (coniugati e/o con figli) e anziani non autosufficienti (coniugati e/o con figli) con redditto non superiore ai 20 mila euro, minori con disabilità con famiglia che non supera il reddito di 30 mila euro.
A far discutere, è poi l’articolo 7 dove si dice che “le prestazioni e le indennità di natura previdenziale e assistenziale percepite dall’utente per le sue esigenze di assistenza e accompagnamento sono utilizzate per il pagamento della quota di compartecipazione, fatta salva la “quota garantita” del 20% del trattamento minimo pensionistico Inps, da lasciare in disponibilità all’assistito”. L’opposizione urla già all’odioso furto di piccoli assegni per l’accompagno.
La compartecipazione spiega però Davide Farina segretario regionale della Cisl Funzione pubblica, “sarà una partita di giro, almeno per quest’anno. I 12 milioni di euro che la Regione pagherà ai Comuni anche grazie alla pressione di sindacati, “basteranno a coprire la spesa senza problemi per tutto il 2015. In base alle nostre proiezioni infatti in tre mesi per le prestazioni interessate dalla compartecipazione non si superano i 2 milioni di euro”.
Il problema si porrà se la Regione non avrà più soldi per rimborsare i Comuni nei prossimi anni.
È già accaduto in Campania, dove i Comuni senza soldi, non avendo le risorse per rimborsare le quote di compartecipazione, e non potendo certo andare a battere cassa a disabili e pensionati sull’orlo della povertà, semplicemente non hanno pagato le fatture alle cliniche, e risultano morosi di decine di milioni di euro, con il rischio di licenziamenti e tracolli finanziari di molte strutture private e pubbliche.





