L’AQUILA – La commissione Politiche comunitarie del Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il recepimento dell’Agenda europea sull’immigrazione, il documento inviato a tutte le regione dalla Ue.
A votare contro solo Forza Italia, mentre tra i favorevoli si segnala il Movimento 5 stelle.
Il voto ha un valore consultivo, ma si è trattato di una seduta, alla luce della complessità e dell’attualità della problematica, piuttosto movimentata.
L’organismo ha infatti respinto con 18 voti contrari e 12 a favore un emendamento presentato dai forzisti teso a bloccare i nuovi arrivi in Abruzzo.
A votare con Fi tre consiglieri della maggioranza di centrosinistra: Lucrezio Paolini (Italia dei valori), Mario Olivieri (Abruzzo civico) e Lorenzo Berardinetti (Regione facile).
Nei giorni scorsi le commissioni Politiche comunitarie, Sanità e Immigrazione si erano riunite in seduta congiunta per audire i vari soggetti che ruotano intorno alla problematica tra cui le prefetture, chiamate a fare i bandi per scegliere le organizzazioni che assistono i migranti.
Tra gli elementi emersi, il fatto che in Abruzzo sono ospitati 1.134 profughi, ai quali si devono aggiungere altri 257 in arrivo, come già anticipato da AbruzzoWeb.
Il presidente della commissione Immigrazione, Emilio Iampieri, ha chiesto di poter verificare le condizioni di un centro di accoglienza per ogni provincia al fine di verificare le condizioni per gli ospiti e i territori.
“L’Abruzzo non è nelle condizioni economiche, organizzative e strutturali tali da poter dare accoglienza ad altri 250-300 profughi, in aggiunta ai 1.134 già ospitati sul nostro territorio”.
Così il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri e il presidente della Commissione speciale Immigrazione Emilio Iampieri (Fi).
“Purtroppo oggi la quarta commissione Europa, nonostante il voto favorevole anche di tre consiglieri di maggioranza, ha bocciato la risoluzione presentata da Forza Italia tesa a bloccare gli ulteriori arrivi che il governo D’Alfonso subirà a capo chino, incapace di incidere sulle decisioni romane”, hanno criticato.
“Ma evidentemente ora la nostra battaglia continuerà a livello locale, a tutela dei nostri territori, delle esigenze dei nostri imprenditori, contro quello che ormai si presenta come un vero business per pochi privati – hanno continuato i due forzisti – L’azione prosegue localmente, lontani da qualunque logica ‘razzista’, ma nell’esclusivo interesse di una regione che non può essere considerata una ‘cenerentola’ solo perché governata da un Pd inerme nei confronti di Roma”.
Il vice presidente della commissione Politiche comunitarie, Leandro Bracco, consigliere regionale del gruppo misto ed ex Cinque stelle, ha chiesto le dimissioni del presidente dell’organismo, Luciano Monticelli (Partito democratico) al termine della seduta che ha portato al recepimento dell’agenda europea sull’immigrazione.
La dura presa di posizione di Bracco è stata generata, come spiega lui stesso in una nota, da una frase pronunciata dal consigliere dem durante la riunione proprio mentre interveniva Bracco, che stava sottolineando il fatto che “la stragrande maggioranza delle persone che cerca riparo in Italia provenga da Paesi dove, a oggi, non esiste stabilità politica bensì terrore come la Libia, la Siria e l’Iraq. Paesi dove, purtroppo, lo Stato Islamico dell’Isis ha preso il potere”.
“Non dobbiamo fare le masturbazioni mentali su queste cose qui”, questa la frase che, secondo Bracco, avrebbe pronunciato Monticelli.
“Il linguaggio utilizzato da Monticelli, oltre ad aver provocato alcuni minuti di imbarazzo tra i componenti e i tecnici della quarta commissione, denota la non appropriatezza dello stesso Monticelli a ricoprire un ruolo per il quale servirebbero, oltre a una preparazione degna di nota, quella sensibilità, diplomazia ma soprattutto educazione che l’ex sindaco di Pineto ha dimostrato di non possedere”, ha attaccato Bracco.
“Chiedo formalmente al governatore, Luciano D’Alfonso, di rimuovere lo stesso Monticelli dalla presidenza della commissione. Non è infatti assolutamente accettabile che il linguaggio da bettola utilizzato passi sotto traccia – ha concluso – Per ricoprire certi incarichi è imprescindibile dimostrare di possedere, innanzitutto, quello spessore ma soprattutto quella terzietà ed educazione che l’ex sindaco di Pineto ha palesemente dimostrato di non possedere”.





