L’AQUILA – 54,1 milioni di euro di debiti fuori bilancio: è solo una delle impietose cifre contenute in un report del ministero dell’Economia sulla situazione finanziaria e contabile del Comune dell’Aquila.

A darne notizia è il quotidiano Il Messaggero che spiega come l’indagine sia stata effettuata dall’ispettore ministeriale Aldo Falzone dopo che lo stesso sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha invocato una ricognizione della Ragioneria dello Stato per valutare  le problematiche di natura economica dell’Ente emerse dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Il quadro che emerge non è affatto incoraggiante, e sotto la lente d’ingrandimento del ministero sono finite, oltre ai debiti fuori bilancio, anche le spese per il personale, riduzione delle entrate a causa del sisma (- 21milioni rispetto al 2008) e squilibri delle società partecipate.

“La spesa corrente nel biennio 2009-2010 – è scritto nella relazione riportata sul quotidiano – si è ridotta del 34,4 per cento rispetto al 2008” ma è sul personale che arrivano i giudizi più critici.

L’ispettore ministeriale parla di “inadempimento assoluto in tema di rispetto delle procedure e delle regole della contrattazione integrativa, con conseguente illegittimità di tutti i trattamenti accessori erogati”, criticando duramente le nomine di alcune figure dirigenziali presso l’Ente.

Sui debiti fuori bilancio, (che potrebbero avere “conseguenze dirompenti sugli equilibri di bilancio già di breve periodo”) Falzone sferra l’affondo finale: “Tra questi (i debiti, ndr) assumono particolare rilievo quelli riferibili al sistema delle partecipate comunali”.

Per le ex municipalizzate sotto accusa “gli squilibri rilevati sugli andamenti gestionali delle singole attività che mettono in dubbio la continuità aziendale ed espongono il Comune al rischio di rilevanti esborsi”.

Insomma un quadro a tinte fosche per i conti del Comune, per il quale è necessario lo stanziamento di fondi statali che non possono però diventare una sorta di panacea ‘sine die’: la contribuzione dello stato, scrive l’ispettore Falzone, rappresentano “un elemento straordinario che non può consolidarsi per più esercizi”.

Come a dire: per ora lo Stato può intervenire, ma che non diventi un abitudine.