CHIETI – Giacca chiara in pelle e capello lungo alla Alain Delon. Si presentava così Bruno Di Paolo, il leader di Giustizia sociale nei giorni del voto, lui l’uomo più corteggiato in città, “purtroppo non da belle donne”, come ama ripetere scherzando, ma dalla politica che tenta di tirarlo da una parte e dall’altra in vista del ballottaggio di domenica 14 che deciderà le sorti del comune di Chieti.

La sua Giustizia sociale vale 2.459 voti, l’8,58%, tanti quanti servirebbero al candidato del centrosinistra Luigi Febo per riagguantare il sindaco uscente, Umberto Di Primio, e batterlo al secondo turno. Tra i due ci sono esattamente 7 punti percentuali di differenza.

Ed ecco perché Di Paolo diventa all’improvviso l’ago della bilancia. Lui dice di essere stato avvicinato “sia dal centrodestra che dal centrosinistra” ma è verosimile che il vero pressing arrivi proprio dal centrosinistra e, visto il dialogo che ha sempre avuto con il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, dialogo rinsaldato con le ultime elezioni regionali, è facile ora che la partita venga condotta dal governatore in prima persona.

AbruzzoWeb incontra Di Paolo davanti all’ufficio comunale in cerca delle preferenze della sua lista e prova a sapere come intenda comportarsi.

“Certo che ci stiamo parlando con D’Alfonso – risponde l’interessato – ci siamo sempre parlati, d’altronde. Strano se non lo facessimo adesso”.

Dice e non dice, il leader di Giustizia sociale, ma gli viene ricordato che in un confronto televisivo aveva detto che D’Alfonso gli avrebbe offerto la presidenza dell’Ater di Chieti e che lui avrebbe rifiutato.

Qualcuno potrebbe obiettare che una simile profferta prima delle elezioni comunali teatine, visto che, tra l’altro, non ci risulta che Di Paolo abbia competenze specifiche in materia di case popolari, potrebbe essere passibile dell’accusa di voto di scambio.

Di fronte a questa possibilità Di Paolo sembra fare spallucce ma, in un primo momento si rimangia tutto, salvo poi tornare a dire che era “tutto vero”. Difficile seguirlo in questo percorso accidentato.

“E questo era prima – continua, sempre alludendo alla presunta proposta di D’Alfonso – cioè prima delle elezioni. Ma ora, dopo questo risultato elettorale…”.

E poi aggiunge: “I voti delle mie liste sono tutti voti miei, personali”. Come a dire che li controlla tutti. Non sarà vero al 100%, ma, c’è da dire, che di elezione in elezione, i suoi 2 mila voti li riporta sempre.

C’è, però, anche da capire che effetto farà al centrosinistra una eventuale iniezione di voti targati Giustizia sociale. Qualcuno potrebbe anche rigettare la cura.

Domani, comunque, dovrebbe tenersi un incontro tra Di Paolo e il presidente D’Alfonso. D’altronde non c’è molto tempo in vista del ballottaggio.

Ma se il centrosinistra si muove, il centrodestra non sta certo a guardare. L’assicurazione di “non serbare rancore” fatta dallo stesso Di Paolo, che era vice sindaco di Di Primio prima dell’addio polemico, ha aperto le porte a una possibile ripresa dei rapporti.

E dire che l’uscita dell’ex vice sindaco dalla giunta Di Primio non è stata certo indolore. Anzi, era finita con una promessa di “asfaltamento” fatta in corso Marrucino.

ELEZIONI CHIETI, LE PREFERENZE

LE PREFERENZE DI LUIGI FEBO

LE PREFERENZE DI UMBERTO DI PRIMIO

LE PREFERENZE DI BRUNO DI PAOLO

LE PREFERENZE DI ENRICO RAIMONDI

LE PREFERENZE DI ANTONELLO D’ALOISIO

LA PREFERENZE DI DONATO MARCOTULLIO

LE PREFERENZE DI OTTAVIO ARGENIO

LE PREFERENZE DI ROBERTO DI MONTE