L’AQUILA – Comincia a muoversi la politica per contrastare la proliferazione ormai sfrenata dei manufatti abitativi provvisori tirati su dai cittadini dell’Aquila per porre rimedio all’emergenza abitativa causata dal terremoto che rischiano presto di diventare abusivi.
Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ha coinvolto la prefettura, chiedendo a Giovanna Maria Iurato di convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, e la Provincia, ricordando che l’Ente guidato da Antonio Del Corvo ha la competenza a presiedere riunioni su questi temi.
L’assessore regionale alla Pianificazione e Protezione civile Gianfranco Giuliante ha bocciato le mosse del sindaco come una tardiva “caccia alle streghe”, ribadendo che la competenza sulle “casette” è del Comune e strigliando l’amministrazione civica: “spettatori incapaci di qualsiasi orgogliosa reazione allo scempio della nostra città”.
I manufatti si sono moltiplicati dopo una delibera comunale che consentiva l’avvio delle costruzioni, anche su terreni non edificabili, con una semplice autorizzazione da presentare all’amministrazione, che sarebbe stata valida per tre anni: scaduto questo termine, la casa, di legno o altro materiale, si sarebbe dovuta mettere in regola, se possibile, o tirare giù.
La situazione è, però, sfuggita di mano. A meno di un anno dalla deadline, stime ufficiose parlano di circa 2 mila manufatti nel territorio dell’Aquila e 4 mila contando quelli in tutto il “cratere”.
Su questo tema è cominciato il lavorìo dei cittadini che rivendicano il diritto alla casa, per cui hanno investito di tasca propria, e non vogliono che le loro case siano demolite. Qualcuno si è già costituito in associazione per fare fronte comune e inoltrare proposte, come fatto per esempio dall’aquilana “Il cratere che resiste”.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha inviato una comunicazione al prefetto, Giovanna Maria Iurato, in merito al tavolo tecnico finalizzato alla repressione del fenomeno dell’abusivismo edilizio.
“In particolare, ho chiesto al prefetto Iurato – ha dichiarato Cialente – di convocare nella sua sede, anziché in quella comunale, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ai fini di valutare il fenomeno dell’abusivismo edilizio nel capoluogo”.
“Una richiesta – ha precisato il sindaco – formulata alla luce dell’importanza e della delicatezza della materia per il futuro assetto urbanistico della città e in osservanza della normativa che, all’articolo 20 della legge 121 del 1 aprile 1981, individua nel prefetto della Provincia, titolare della responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica, l’autorità deputata a presiedere riunioni concernenti le relative problematiche”.
“L’attuale situazione edificatoria risulta essere illegittima e fuori controllo”, ha affermato Cialente convocando per il 26 luglio un tavolo con le forze dell’ordine e i settori urbanistica di Provincia e Comune.
Verrebbe da dire che Cialente “s’è svegliatooooo”!
Più volte abbiamo denunciato la situazione drammatica in cui versa il territorio dell’Aquila dal punto di vista urbanistico ma il sindaco ha preferito rinchiudersi nel silenzio mentre la città sta subendo un vero e proprio scempio.
E la responsabilità di quanto sta accadendo è soltanto del Comune e di Cialente che avrebbe dovuto, da legge, controllare quanto stava accadendo.
È responsabilità di Cialente il futuro, ma molto prossimo, massacro del territorio relativo alle cosiddette “aree bianche” ed è sempre sua responsabilità la delibera numero 58 del 2009 che consentiva la realizzazione di manufatti temporanei per tamponare l’esigenza abitativa e che si è trasformata in un “far west” a causa di realizzazioni abusive (senza autorizzazione) e di realizzazioni che infrangevano le condizioni della delibera 58.
Oggi Cialente grida allo scandalo ma solo e soltanto lui ne è il responsabile in quanto in capo al sindaco sono attribuite le competenze in materia di vigilanza della attività edilizia che le esercita, in qualità di Ufficiale del Governo, per il tramite della polizia Municipale, che risponde direttamente a lui.
Chiediamo quindi a Cialente se sono stati effettuati controlli sulla presenza dei requisiti, previsti nella delibera 58, per la realizzazione di manufatti temporanei, se questi sono stati progettati nel rispetto delle norme sismiche e, quindi, se hanno il parere del Genio Civile, se sono allacciati alla fognatura comunale o hanno impianti di depurazione autorizzati e infine se è stato effettuato un censimento delle “casette” realizzate senza comunicazione, alcune delle quali realizzate in zone soggette a vincolo ambientale, e per quante di queste è stata emessa diffida a edificare, ordinanza di sospensione lavori o ordinanza di demolizione.
Siamo certi che nulla di tutto ciò è stato fatto anche se sarebbe stato piuttosto agevole, nonché obbligatorio per legge, effettuare tali controlli.
Ricordiamo, infatti, che prima del terremoto (2008) l’Ufficio per il territorio del ministero delle Finanze aveva effettuato foto aeree su tutti i Comuni italiani, L’Aquila compresa, per censire le cosiddette “case fantasma” e che nel 2010 la Protezione civile ha effettuato una altra ricognizione per verificare le condizioni post-sisma.
La sovrapposizione delle due cartografie avrebbe consentito una “fotografia puntuale” della situazione edificatoria. Tutto, però, è rimasto fermo.
L’idea partorita da Cialente, oltre che rappresentare un’auto denuncia per omissione in atti d’ufficio e ammissione di culpa in vigilando, serve a scatenare una caccia alle streghe, dove le streghe sono i cittadini che hanno realizzato le “casette”, che lui stesso ha creato cavalcando i sentimenti di paura dell’immediato post-sisma.
Ricordiamo, inoltre, che le forze dell’ordine e la Provincia, coinvolte nel tavolo per la vigilanza edilizia possono esercitare il proprio potere soltanto nei confronti del Comune e non dei cittadini, così come stabilito dalla legge regionale 58/1989 e ribadito con la 17/2010.
Il caos è tanto e ruota intorno a Cialente e la sua “squadra”, spettatori incapaci di qualsiasi “orgogliosa” reazione allo scempio della nostra città.
Non vorremmo che dopo l’avviso di garanzia per i Mar il “nostro” sindaco con questo “tavolo” voglia precostituirsi una giustificazione che non c’è alla sua “anticipata” latitanza.



