L’AQUILA – Una pagella da ultimo della classe, che “parla molto ma produce poco”, scandita da una lunga e impietosa novena di 2.
La votazione è quella dell’”alunno” Luciano D’Alfonso, dopo un anno o quasi di presidenza della Regione Abruzzo, affibbiata da tre inflessibili e arcigni prof dal dente certo avvelenato.
Ovvero i tre candidati presidenti sconfitti alle elezioni regionali del 25 maggio 2014: Gianni Chiodi, ex governatore, e ora consigliere regionale di Forza Italia, Sara Marcozzi, consigliere del Movimento 5 stelle, e Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione comunista, candidato non rieletto nel 2014 con la lista Un’altra Regione con Acerbo.
I tre parlano di “anno perso”, di “distribuzione borbonica degli incarichi”, di “pacche violente ai pazienti invece delle coccole promesse”, a proposito di politiche sanitarie, “di riforme finte e inconsistenti”, di “nessun ascendente sul governo amico di Roma”.
Ben più di maniche larghe, a proposito di voti è stato D’Alfonso con se stesso. Durante un recente incontro con i vertici amministrativi della Regione, a proposito del primo anno di legislatura si è auto attribuito un 7 in pagella, aggiungendo che “per passare a un bel 9 come valutazione, lasciando il 10 alla virtuosa Baviera, bisognerà ragionare per obiettivi”.
Nel giorno dello scoccare preciso dei 365 giorni dalle elezioni, ad AbruzzoWeb il governatore ha invece annunciato che secondo i suoi calcoli “un anno scatterà il 24 di giugno, e in quell’occasione tirerò una linea, ci sarà anche il ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi”.
“PER LUI FARE POLITICA E’ FAR CREDERE DI FARE LE COSE…”
“Un anno di amministrazione è ancora poco per dare un giudizio”, concede bonariamente Gianni Chiodi, ma il predecessore di D’Alfonso aggiunge che “si può comunque valutare la discrasia tra quello che diceva in campagna elettorale e quelli che sono stati i suoi comportamenti successivi”.
E con questo metro di valutazione, Chiodi sottolinea che “in tema di politica sanitaria, aveva detto di voler ‘coccolare’ i pazienti abruzzesi, ma di coccole non ce ne sono proprio state, anzi con la compartecipazione a carico di disabili e anziani per le spese di riabilitazione, e la chiusura dei punti nascita sono state date pacche abbastanza violente”.
Chiodi critica, poi, il linguaggio di D’Alfonso che “non riesce a dissimulare una certa volgarità delle intenzioni, ammantate da un linguaggio aulico e anche datato”.
Ma qualcosa concede, l’ex presidente. “Gli do atto di aver introdotto un nuovo modo di comunicare, che io non conoscevo: lui sa che governare è ‘far credere di fare le cose’, io pensavo invece che fosse ‘il fare le cose’”.
Una lontananza tra fatti e annunci si riscontra, per Chiodi, sugli “investimenti mancati” per tante infrastrutture strategiche.
“Mi pare che l’Abruzzo sia scomparso nei piani del governo amico, del Partito democratico. Eppure – insiste – ricordo D’Alfonso che garantiva che con lui si sarebbero fatte strade e ponti, anche dove non c’erano i fiumi”.
Chiodi boccia, poi, la riforma della burocrazia, con l’introduzione di nuove figure, come il direttore generale, Cristina Gerardis, e i dipartimenti che “hanno solo aumentato la confusione, e non a caso ci sono dirigenti che hanno rinunciato all’incarico. D’Alfonso diceva che avrebbe convinto altissime personalità e professionalità a entrare, che invece si sono defilate”.
Infine, da Chiodi una tirata d’orecchio per la maggioranza che, come spesso accade, dà la colpa a chi l’ha preceduta, e alla “pesante eredità del passato”.
“Per carità, hanno ragione a dire di aver ereditato una situazione difficile. Glielo spiegai anche io: non pensate di mettervi alla guida di una Ferrari, l’Abruzzo è una Cinquecento, solo che ancora prima era un rottame – commenta Chiodi – Io ho ereditato 4 miliardi di debiti, loro ‘solo’ 3, grazie alla nostra azione di risanamento, e dal 2016, con la fine delle cartolarizzazioni, avranno a disposizione 60 milioni di euro l’anno. E gli è stata lasciata una sanità che non ha più perdite”.
“GLI UFO SONO ANCORA TRA NOI”
“Il mio è un giudizio oggettivo: non si è visto nulla di quello che D’Alfonso aveva promesso, a meno che, visto che ha detto che manca un mese a completare l’anno, riesca a fare miracoli negli ultimi 30 giorni”.
Così un’impietosa Sara Marcozzi, nel giudicare il primo anno di amministrazione D’Alfonso.
“Ci aveva promesso di difenderci dagli ufo, ovvero dalle piattaforme petrolifere, e lo troviamo a manifestare contro gli ufo. Ma da un governatore mi aspetto un atto di governo, di costringere il governo amico a cambiare idea sulle politiche petrolifere che minacciano la nostra regione, non che venga alle manifestazioni”, quelle, ironizza la Marcozzi , “le fanno i grillini!”.
E poi soprattutto la candidata alla presidenza ricorda che D’Alfonso aveva promesso di dimezzare le indennità dei consiglieri regionali, parificandoli a quelli dei sindaci di città capoluogo.
“Bene, non deve far altro che spronare i suoi consiglieri a votare la nostra legge – incalza – Invece fuggono dalla commissione e hanno tuta l’aria di voler boicottare il nostro provvedimento”.
Ma anche sulle cose fatte la pentastellata ha da ridire.
“La tanto sventolata riforma della macchina regionale – la stoccata – si è ridotta a cambiare i nomi ai dipartimenti, e l’unificazione delle tre società dei trasporti, su cui siamo d’accordo anche noi, sta diventando una mera fusione formale, senza un piano di sviluppo reale, senza un piano industriale concreto”.
“Erano mesi che noi Cinque stelle dicevamo che non c’erano garanzie per i lavoratori che si rischiavamo massicci esuberi di personale, i sindacati ora si sono svegliati e ci danno ragione. Ma forse è troppo tardi”, conclude.
“PERCHÉ, E’ PASSATO GIÀ UN ANNO?”
“È passato già un anno? Non me ne ero accorto, forse perché in un anno da D’Alfonso non è arrivata neanche un’iniziativa politica e legislativa di rilevanza per la regione”.
È molto ironico Maurizio Acerbo nei confronti del presidente D’ Alfonso, ed esordisce osservando che, “se si è messo solo 7 in pagella, lui che considera straordinario tutto quello che fa, è segno che si rende conto di girare a vuoto”.
“La sanità – spiega infatti Acerbo – è ancora decisa nei tavoli romani e continuano i tagli alla sanità pubblica. Si assiste a una distribuzione borbonica degli incarichi. La differenza è che mentre nella passata legislatura si prediligevano le amanti, ora vanno forti i parenti, gli amici e anche le mogli”.
“Il Mario Negri Sud ha chiuso – prosegue nel suo elenco – non c’è stata nessuna delle leggi sbagliate del predecessore Gianni Chiodi modificate o cancellate da D’Alfonso, contro cui pure il Pd contrastò quando era all’opposizione. Mi riferisco alla legge edilizia, che consente ai palazzinari di andare in deroga ai parametri del piano regolatore, D’Alfonso ha approvato il piano demaniale marittimo, che porterà altre evitabili colate di cemento sulle nostre spiagge”.
Anche Acerbo insiste, infine, sulla riduzione delle indennità dei consiglieri regionali, pallino che è stato, prima che del Movimento 5 stelle, un cavallo di battaglia di Acerbo, consigliere regionale di opposizione.
“Tra le tante promesse elettorali di D’Alfonso che potevano essere concretizzate già nel primo Consiglio regionale, un anno fa – accusa – c’è il taglio dello stipendio dei consiglieri. D’Alfonso si era impegnato in tal senso in campagna elettorale, ma non ha presentato nemmeno un progetto di legge e ora contrasta quello del M5s, come Chiodi boicottava il mio”.
“Ma almeno a Chiodi va riconosciuta la coerenza, lui era e rimane contro la riduzione delle indennità. D’Alfonso invece ha preso in giro gli elettori”, conclude.






