L’AQUILA – È già scontro e sarà battaglia anche in Consiglio regionale tra maggioranza e opposizione sui tagli lineari da 70 milioni ai fondi del Programma attuativo regionale e Fondi per lo sviluppo e la coesione (Par-Fsc) che la Giunta, con la delibera 256 del 9 aprile 2015, ha dovuto tagliare dal totale di 440 milioni.
Una falciatura arrivata su imposizione del ministero dell’Economia e delle finanze che obbliga tutte le Regioni a restituire circa 1,7 miliardi, da recuperare, in primis, dai fondi di coesione non spesi, che ha già determinato uno scontro nell’ultimo Consiglio regionale sul tema. Ad occuparsi della questione sarà anche la Commissione vigilanza mercoledi 6 maggio.
Visto che, però, la competenza è della Giunta, e non potrà essere il Consiglio regionale a decidere, l’opposizione o anche i malpancisti della maggioranza potranno fare pressione solo indirettamente, per esempio minacciando l’ostruzionismo o voti contrari su altri provvedimenti, magari già dalla prossima seduta di Consiglio, fissata per martedì 5 maggio.
Questo l’elenco delle voci tagliate: 8,8 milioni per la valorizzazione degli hub culturali come musei e aree archeologiche, 8,7 milioni per la mobilità delle aree montane e per funivie filovie, 7,5 milioni per l’azione connessa automotive, 7,2 milioni per il completamento del sistema impiantistico di trattamento del compostaggio, 6,2 milioni per la banda larga, 6,1 milioni per l’assistenza domiciliare integrata, 2 milione per l’innovazione tecnologica e per la competitività dell’industria e dell’artigianato, più 878 mila euro per promuovere reti di imprese e offrire servizi alle stesse. E ancora, 2,7 milioni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, 2,4 milioni per l’innovazione tecnologica della pubblica amministrazione, 1,2 milioni per incentivare la raccolta differenziata, 1 milione per gli eventi sportivi, 1 milione per la verifica della sicurezza sismica degli edifici di edilizia residenziale pubblica, 800mila euro per acquedotti, fognature e depuratori, 420mila euro dai fondi il recupero dei detrattori ambientali. 360 mila euro per il sostegno a progetti per la sicurezza e la legalità.
Quasi tutte queste voci, però, non state azzerate, ma ridotte, e complessivamente restano a disposizione 370 milioni.
Tagliati poi 2 dei 5,1 milioni a favore del rilancio economico e produttivo della Valle Peligna, già in rivolta contro la chiusura del punto nascite di Sulmona, e la realizzazione del metanodotto Snam.
Il vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, all’opposizione risponde preventivamente per le rime. “Se oggi il governo ci impone di tagliare 70 milioni – spiega ad AbruzzoWeb – è perché la precedente Giunta di centrodestra non ha fato tagli di ben 40 che era obbligata a fare”.
E aggiunge che “non sono nemmeno dei tagli, semplicemente abbiamo individuato quei finanziamenti che tanto non sarebbe stato possibile impegnare interamente entro quest’anno, e che riproporremo nel Par-Fsc 2014-2020, mentre abbiamo salvaguardato tutte quelle voci che potranno diventare cantieri e progetti esecutivi”.
E dunque Lolli specifica che “non ci sarà nessuna concreta penalizzazione neanche per la Valle Peligna”, un’area di crisi, perché “nel 2015 avranno copertura tutti i progetti di rilancio in fase esecutiva”.
Che è più o meno quello che scrive il capodipartimento Giovanni Savini nella relazione istruttoria allegata alla delibera, ovvero che “la proposta di riduzione non determina in alcun modo un declassamento della portata strategica delle misure”.
Si tratta solo di “rinviare al futuro ciclo di programmazione delle risorse Fsc 2014-2020 quelle iniziative che, pur meritevoli, necessitano di approfondimento progettuale e procedurale, e nel contempo conservare le misure programmate ritenute più idonee a garantire il rispetto delle scadenze fissate dal Cipe”.
Rimandare indietro i soldi potenzialmente utilizzabili, ribattono a muso duro le opposizioni significa di fatto tagliare risorse preziose alla Regione, invece di accelerare gli iter e ricerche a spenderli.
“Non spendere – sbotta Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia – equivale a tagliare. Quando eravamo noi al governo regionale abbiamo saputo tenere testa ai tagli, imposti dal governo già nel 2013, portando avanti una dura vertenza, battendo i pugni sul tavolo. Ora invece la Giunta ha fatto i tagli senza fiatare, la verità e che a Roma non contiamo nulla e ci limitiamo a obbedire e chinare il capo”.
Il centrodestra contesta poi che “un taglio così corposo, seppur di competenza della Giunta regionale, deve essere condiviso tra le forze politiche, e in Consiglio regionale, a prescindere dalle competenze tecniche, perché la questione è squisitamente politica”.
Il Movimento 5 stelle parla a sua volta di “una gestione delle risorse che non è condivisibile sotto nessun punto di vista, perché questi tagli andranno ad aggravare la già difficoltosa situazione di alcuni settori che fanno fatica ad andare avanti”.
Nella delibera si stabilisce infine anche che obiettivi prioritari nel futuro prossimo saranno il porto turistico di Roseto, l’aeroporto di Preturo, al quale l’Enac nei giorni scorsi ha cancellato la licenza ai voli commerciali, inteso però nella delibera come possibile come scalo di Protezione civile, e gli autoporti di Roseto, San Salvo e Castellalto.
L’opposizione contesta pure l’individuazione di queste priorità, a discapito di altre. Lolli risponde che sono state evidenziate “perché cofinanziate dal Governo, un tecnicismo necessario “a non perdere i fondi, a ricordare a Roma che la Regione vuole realizzare questi interventi”.





