L’AQUILA – A poche ore dal devastante terremoto del 6 aprile 2009 i suoi mezzi erano già in azione per le prime operazioni di puntellamento e l’attività non si è mai fermata nei drammatici mesi successivi, nonostante i danni al capannone della sua ditta.
Luciano Ciancarella, titolare dell’omonima azienda specializzata nell’assistenza tecnica, nella vendita e nei ricambi per carrelli elevatori e trasportatori e mezzi per movimento terra, gruppi elettrogeni e batterie, è tra quegli aquilani che dopo il dramma non sono rimasti con le mani in mano, provando e riuscendo ad attivarsi da subito per il bene della sua famiglia e dei suoi dipendenti.
A due anni dal sisma il bilancio è positivo ma il trend con il segno “+” è strettamente legato al fil rouge che lega le imprese all’avvio della cosiddetta ricostruzione “pesante”, quella delle abitazioni classificate “E” dentro e fuori i centri storici, “per dare continuità e un senso agli investimenti sostenuti dal sottoscritto e da altri imprenditori nel 2009 e nel 2010”, spiega Ciancarella.
Da aquilano ha avuto modo di ‘toccare con mano’ le difficoltà e le problematicità legate alle attività di ricostruzione, per le quali non tutte le imprese locali hanno avuto la possibilità di contribuire: “Il discorso è semplice: ha lavorato chi aveva capacità e professionalità per reagire ad una catastrofe per la quale non tutti erano preparati”.
IL POST-TERREMOTO, I DANNI E LA VOGLIA DI RICOMINCIARE
“Dopo il terremoto – spiega – il mio capannone, classificato ‘B’, ha subìto danni per 130 mila euro che ho anticipato personalmente per non fermare l’attività. Già a poche ore dal sisma i miei mezzi erano operativi e sono stati utilizzati sia nell’opera di puntellamento sia successivamente, quando si è provveduto alla costruzione dei complessi antisismici del progetto C.a.s.e. e dei Map. Non ci siamo mai fermati e a oggi l’azienda da nove dipendenti può contare su 16 unità lavorative”.
Secondo Ciancarella, “se è vero che con il terremoto la mole di lavoro è aumentata sono aumentati anche gli investimenti, sia per il personale, sia per il parco mezzi che è stato aumentato e modernizzato. Un cambio radicale – sottolinea – rispetto al periodo pre-sisma, tanto è vero che ci stiamo attivando per acquisire nuovi spazi per ampliare il capannone, che dai circa tremila metri quadrati attuali verrà quasi raddoppiato. Investimenti importanti per continuare a operare sul mercato con professionalità e nel migliore dei modi”.
L’INCOGNITA RICOSTRUZIONE PESANTE
In ogni investimento è necessario un periodo per ammortizzare le spese prima di pensare a eventuali introiti. Nel campo dell’edilizia il più “grande cantiere d’Europa” come è stato ribattezzato da più parti ha offerto delle opportunità a chi ha saputo, e potuto, coglierle. Adesso le Istituzioni devono consentire che chi ha scommesso sul proprio futuro non debba pentirsene.
“Sicuramente – dice infatti l’imprenditore – nel 2009 e nel 2010 sono state gettate buone basi per poter compiere passi importanti. Parlo di investimenti, ovviamente. Adesso, dopo che si è operato bene con la riparazione delle case ‘B’ e ‘C’, viene la parte più difficile per la rinascita della città dell’Aquila e del suo comprensorio, ovvero quella della ricostruzione delle case ‘E’, attualmente ancora ferma”.
“Non far partire la ricostruzione ‘pesante’ – ammonisce – rischia di far svanire rapidamente quanto fatto di buono nel 2009 e nel 2010, e di tornare ai livelli del 2007-2008. Come me ci sono molti altri imprenditori che hanno dimostrato voglia di fare e ripartire e questi sforzi non possono essere vanificati”.
LE IMPRESE AQUILANE NELLA RICOSTRUZIONE
Con la sua azienda Ciancarella ha avuto la possibilità di poter lavorare nei progetti più complessi, dal semplice cantiere edile privato, ai lavori per il progetto C.a.s.e. e Map a quelli per l’allestimento del G8 del luglio 2009 nel capoluogo abruzzese.
In molti hanno invocato il coinvolgimento delle maestranze locali nella ricostruzione: ma non sempre è stato possibile e l’imprenditore spiega perché.
“Diciamoci la verità: nessuno poteva mai pensare – afferma – che L’Aquila avrebbe dovuto fare i conti con un’opera così complessa di ricostruzione per un terremoto. In quel contesto sono state coinvolte le imprese aquilane che garantivano solidità e possibilità, per mezzi, personale e, non ultima, finanziaria”.
“Chi ha voluto, e potuto, investire in professionalità, tecnologia e sviluppo – ricorda – è stato ed è tuttora coinvolto nella ricostruzione: come la mia ci sono imprese e aziende che hanno assunto e continuano a essere protagoniste. E i grandi gruppi, come in una grande catena, trascinano le imprese che garantiscono maggiore affidabilità creando il cosiddetto ‘indotto’”.
“Chi, invece, non è riuscito a garantire la stessa affidabilità non è riuscito a inserirsi, ma per ricostruire dopo un terremoto non ci si può improvvisare. Non si possono commettere errori, per i nostri figli e per le generazioni future”, conclude.



