TERAMO – L’avviso di garanzia notificato ieri a Salvatore Parolisi, sospettato di aver ucciso la moglie Melania Rea, conferma che “si è consumata una palese violazione delle più elementari norme del codice e si è verificato, nell’indifferenza di tutti, un clamoroso attentato alle più inviolabili garanzie del diritto di difesa”.

L’unione delle camere penali a censurare senza mezzi termini l’operato degli inquirenti nel caso dell’omicidio di Melania.

“Parolisi nel corso delle indagini – denunciano i penalisti – è stato convocato in caserma come persona informata dei fatti e interrogato per 8 ore senza un avvocato e al di fuori di qualunque tutela e diritto riconosciuti dal codice. E tutto ciò nonostante l’accusa, a quanto riferito e mai smentito dai media, ritenesse di avere indizi a suo carico”.

“Il diritto dell’incolpato – ricorda l’Ucpi – a essere informato tempestivamente e in modo chiaro delle accuse mosse, il diritto di avvalersi di una difesa tecnica, il diritto di non rispondere alle domande che riguardino la propria responsabilità costituiscono un bagaglio acquisito e irrinunciabile di ogni democrazia liberale e appaiono in questo caso, come per la verità accade assai spesso nel nostro Paese, palesemente violate”.

Le indagini preliminari “sono governate per ogni delitto, anche il più grave o efferato, dal principio di legalità e il pm deve in prima persona rispettarlo e vigilare sulla sua osservanza da parte della polizia giudiziaria”.

“Di questi tempi – conclude l’Unione delle camere penali – accade spesso, nei convegni e nelle dichiarazioni pubbliche, che questa condivisibile affermazione sia utilizzata da molti magistrati, a sproposito e in maniera strumentale, per contrastare l’ipotesi di separazione delle carriere tra giudici e pm. Peccato che quando si tratta di valutare quel che accade nelle caserme e nei commissariati nel corso degli interrogatori la dimenticano”.