L’AQUILA – “Sono ormai sempre più evidenti e insostenibili i ritardi nella ricostruzione delle frazioni. Così come è del tutto chiaro che il cronoprogramma, per i centri del circondario, è stato completamente disatteso, dal momento che sono saltate tutte le tempistiche previste. A sei anni dal sisma, insomma, nulla si è mosso nel cuore devastato dei centri frazionali”.
Si spacca la maggioranza di centrosinistra in Comune dell’Aquila con un clamoroso attacco mediatico dei “piccoli” della coalizione alla classe dirigente tutta legata al Partito democratico nei ruoli chiave, a cui chiedono soluzioni condivise altrimenti “se le voteranno da soli”.
La nota polemica è firmata da 7 consiglieri comunali, Enrico Perilli (Federazione della sinistra), Giustino Masciocco (Sinistra ecologia libertà), Giuliano Di Nicola (Italia dei valori), Ermanno Giorgi (Centro democratico), Salvatore Placidi (Cattolici democratici), Pierluigi Mancini (Alleanza per l’Italia), Gianni Padovani (Socialisti riformisti).
Una minaccia da non sottovalutare perché i ribelli hanno i numeri, qualora votassero contro il Pd per esempio una mozione di sfiducia, di mandare a casa il Consiglio comunale e, ovviamente, anche se stessi. Naturalmente si tratta di ipotesi ed è ampiamente probabile che il gruppetto ritorni all’ovile.
“Riteniamo, pertanto, assolutamente necessario che il sindaco e l’assessore alla Ricostruzione coinvolgano tutto il Consiglio comunale in una discussione seria e partecipata sul problema, in modo da capire cosa non ha funzionato e quali soluzioni intraprendere – scrivono – È evidente, infatti, che la questione è legata, oltre che ai finanziamenti, anche alla mancata approvazione delle pratiche relative alle frazioni, che non sono state esaminate dall’Usra”.
“Ribadiamo che la discussione deve avvenire in Consiglio comunale e non in altre e diverse sedi. Invitiamo, pertanto, il Pd a individuare una soluzione condivisa e collegiale, senza assumere atteggiamenti autoreferenziali e autosufficienti, dal momento che autosufficiente non è. Se, insomma, si cucina da solo la soluzione è chiaro che poi se la voterà da solo”, concludono.
Il gruppo del Pd comprende 10 consiglieri, che presto saranno 11 con l’arrivo di Antonio Nardantonio dai Socialisti.




