L’AQUILA – “La Regione Abruzzo non si è ancora ripresa le deleghe delle Province stabilite dalla cosiddetta ‘legge Delrio’, e ci ha tirato un pacco clamoroso”.

A dirlo ad AbruzzoWeb senza giri di parole è un furente Antonio Del Corvo, presidente della Provincia dell’Aquila, a poche ore dall’incontro con il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, assieme agli altri presidenti delle Province abruzzesi: Mario Pupillo (Chieti), Antonio Di Marco (Pescara) e Domenico Di Sabatino (Teramo).

ll pacco citato da Del Corvo nasce dalla riforma del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello, con presidenti e Consiglio eletti da sindaci e senza retribuzione, anche se quella dell’Aquila fa eccezione, perché l’attuale amministrazione è stata eletta nel marzo 2010, un anno dopo rispetto alle altre tre province, per via dello slittamento dovuto al sisma del 6 aprile 2009.

In vista di massicci tagli dei trasferimenti, la Delrio ha imposto alle Regioni di approvare una legge entro il 31 dicembre 2014, con cui far tornare tra le loro competenze il Genio civile, l’Urbanistica, la gestione dei Centri dell’impiego e le Politiche sul lavoro, la Caccia e la pesca, tutte materie storicamente in capo alle Province.

Riprendersi le deleghe, ovvero: pagare gli stipendi ai dipendenti ora in servizio alle Province nei settori sopra citati, e tutti gli altri costi, dalle bollette alla cancelleria.

La Regione Abruzzo, però, questa legge non l’ha ancora approvata, unica assieme alla Campania.

“Il risultato – protesta Del Corvo – è che i tagli sono arrivati puntuali, il 1° gennaio 2015, ma la Regione ci ha lasciato da gestire tutte le deleghe, che coincidono con servizi essenziali ai cittadini. E con quello che abbiamo in cassa possiamo a malapena pagare gli stipendi dei dipendenti, ma siamo sostanzialmente in una situazione di paralisi”.

Quello chem in effetti, è accaduto alla Provincia dell’Aquila è emblematico, e non dissimile da quello che stanno subendo le altre tre Province abruzzesi: i trasferimenti statali sono passati da 55 a 25 milioni di euro, ma con 30 milioni in meno bisogna far funzionare come prima i Centri per l’impiego, dove operano ben 130 dipendenti, il Genio civile, gli uffici che si occupano di questioni urbanistiche, controlli ambientali, caccia e pesca, e attività produttive, dove sono impiegati altri 30 dipendenti circa.

In più, ovviamente, vanno foraggiate le deleghe che, come stabilito dalla Delrio, resteranno alle Province, ovvero l’Edilizia scolastica, la Viabilità e la Tutela ambiente.

Missione impossibile, e infatti questi uffici non possono fare nulla, e i soldi se andranno tutti per pagare a malapena gli stipendi. E c’è anche il rischio che prima poi venga staccata la luce o il gas.

“È da quattro mesi che chiediamo che la regione si muova – protesta ancora Del Corvo – che applichi immediatamente la Delrio, approvando questa benedetta legge.  E lo ricorderemo ancora una volta a D’Alfonso”.

“La Delrio non a caso ha una certa assonanza con la parola ‘delirio’, perché è una legge assurda: sta facendo morire le Province per asfissia finanziaria, come avvenuto per le Comunità montane, dove i dipendenti stanno lì pagati a fare nulla – conclude con amaro sarcasmo Del Corvo – ma le Province, a differenza delle Comunità montane, assicurano ancora servizi essenziali. E così a pagare gli errori di chi governa saranno come sempre i cittadini”.