L’AQUILA – Le cicatrici di quel 6 aprile 2009 sono ancora ben presenti nella psiche e nella memoria dei bambini dell’Aquila e dell’Abruzzo: ben il 38 per cento, infatti, a distanza di due anni presenta disturbi psicopatologici che vanno dall’ansia ai disturbi del comportamento, dell’affettività, e un bambino aquilano su sei soffre del disturbo da stress post traumatico.
A rilevarlo è uno studio condotto dall’Ospedale Bambino Gesù, promosso dall’Ordine dei ministri degli infermi, il sostegno della Caritas e la collaborazione dei pediatri abruzzesi, i cui risultati sono stati presentati oggi. Si tratta del primo studio al mondo che valuta l’impatto psicologico di un disastro naturale su dei bambini e ha coinvolto circa 1.800 bambini, di cui 550 tra i 3 e 5 anni e oltre 1.200 tra i 6 e 14 anni. L’indagine è stata suddivisa in due parti.
Nella prima sono stati sottoposti a screening circa 1800 bambini tramite un questionario ai pediatri di famiglia, con cui si doveva valutare l’eventuale presenza di disturbi psicopatologici. Da questa prima fase 320, di cui 230 residenti all’Aquila, sono risultati con disturbi psicologici, sottoposti a visita neuropsichiatrica e poi indirizzati al trattamento. Da questa seconda fase è emerso che il 37 per cento dei bambini tra i 3 e 5 anni aveva un disturbo psicopatologico, di cui il 2-3 per cento la sindrome da stress post traumatico, mentre tra i 6 e 14 anni il 54 per cento degli aquilani ha un problema psicologico, contro il 36 per cento dei loro coetanei abruzzesi. Tra i minori aquilani il disturbo prevalente è l’ansia (81 per cento), seguito dal disturbo da stress post traumatico (15,4 per cento, contro lo 0,4 per cento nel resto dell’Abruzzo).
“Lo studio dimostra che il dato sul disturbo da stress post-traumatico è alto ma inferiore alle attese – spiega Alberto Tozzi, pediatra del Bambino Gesù – che il disturbo psicologico più frequente e rilevante è l’ansia, e che i più colpiti sono i minori tra i 6 e 14 anni dell’Aquila, che hanno vissuto più da vicino il terremoto”.



