PESCARA – Tour in Abruzzo del comitato nazionale per il “No” al referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’acqua.

A Pescara il presidente Walter Mazzitti, assieme ai presidenti di Confindustria di Chieti e L’Aquila Paolo Primavera e Fabio Spinosa, ha spiegato le ragioni del No al referendum del 12 e 13 giugno prossimi.

“C’è stata una informazione parziale e del tutto inadeguata – ha detto Mazzitti – che ha fatto si che venissero privilegiate notizie ideologiche e scandalistiche”.

“La verità – ha spiegato – è che i cittadini sono stati informati poco e male. Con il ‘No’ vogliamo dire basta al partito e alla casta dell’acqua. L’acqua è un bene pubblico inalienabile e la sua gestione diventa fondamentale per il futuro del nostro Paese. Oggi è impensabile rinunciare agli effetti della riforma introdotta dall’articolo 23 bis (legge su acqua, rifiuti e trasporti), che ha seguito i tentativi legislativi di riforma iniziati nel 1999, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi, rispondendo così in modo adegiato ai bisogni dei cittadini. Noi non abbiamo mai parlato di privatizzzione, ma di industrializzazione. La soluzione giusta sarebbe quella di immettere gradualmente il 40 per cento di capitale privato, e arrivare così ad una società mista, sempre a maggioranza pubblica”.

“L’obiettivo è quello di passare da un servizio pubblico inefficiente e sovvenzionato – ha continuato Mazzitti – a un sistema industriale che consenta economie e investimenti consistenti. In questo modo si potrebbe così provvedere ad una svolta epocale del settore, con investimenti di 65 miliardi di euro (e di 130 miliardi per i servizi), con l’obiettivo di costruire e ammodernare la rete idrica nazionale e costruire impianti di depurazione. Il tutto, creando un milione di posti di lavoro. Bloccare questo processo, imporrà un aumento della tasse per i cittadini”.

Mazzitti ha poi illustrato anche alcuni dati riguardanti il servizio idrico nazionale e locale.

“In Italia la rete perde fino al 60 per cento delle risorse idriche, con una spesa annuale di 2,5 miliardi di euro di perdite annue, considerando come nel nostro Paese il 30 per cento della popolazione non riceve tutti i giorni l’acqua potabile in casa”.

Paolo Primavera ha spiegato come in Abruzzo (primato nazionale negativo) “il 44 per cento dei costi di gestione dell’acqua sia assorbita dai costi di personale. Questo è il risultato dell’azione dei partiti dell’acqua”.

Il comitato ha inoltre denunciato le speculazioni e gli allarmismi creati ad arte sull’aumento delle tariffe per i prossimi anni in caso di privatizzazione (o industrializzazione), visto che se nel 2009 la media è stata di 1,29 euro al metro cubo, nel 2020 sarebbe, secondo le proiezioni, di 1,57 euro, ben al di sotto della media europea di 2,59 euro.