PESCARA – “La bassa crescita della nostra economia, già prima della crisi, e le maggiori difficoltà a superare la prolungata fase congiunturale negativa, sono dovute a molti nodi irrisolti del Paese. Li conosciamo tutti: non c’é soltanto l’inefficienza amministrativa, c’è la poca cura dell’ambiente, una giustizia lenta, la corruzione, la criminalità. Vi è, però, anche una carenza nella dotazione di capitale umano”.

Lo ha sottolineato più volte il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco durante il suo intervento ieri sera arrivato a conclusione, al Circus di Pescara, di un pomeriggio dedicato all’economista pescarese Federico Caffè di cui Visco era allievo.

Con lui il governatore Luciano D’Alfonso, gli economisti Marcello De Cecco e Nicola Mattoscio, il giurista Giacinto della Cananea, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il direttore del Centro Mauro Tedeschini.

Il governatore ha definito Caffè un “esempio di rettitudine, di attaccamento al dovere di grande capacità di trasmissione delle conoscenze”.

 Visco, pur riconoscendo il valore di un “grande economista e di un grande italiano, accademico dei Lincei”, ha messo in guardia “dall’utilizzo meccanico del suo pensiero nell’interpretazione dei fatti attuali”. La grave crisi economica, la necessità di investire nel capitale umano, la sfida del processo tecnologico sono stati i temi affrontati dal Governatore della Banca D’Italia nel suo ricordo del professor Federico Caffè.

Secondo Visco molti problemi della nostra economia sono nati dopo il conflitto mondiale, ma è indubbio – ha evidenziato – che progressi sono stati fatti, anche sul piano della lotta alla povertà, considerato che dalla scomparsa di Federico Caffè la popolazione mondiale è cresciuta di due miliardi. “Dobbiamo lottare ancora per ridurre i ritardi e le ingiustizie”.

La grave crisi economica, secondo Visco, ha messo in evidenza i limiti delle politiche economiche, della regolamentazione finanziaria e dell’autoregolamentazione dei mercati. Il prolungamento della crisi, secondo Visco ha molti nodi irrisolti come l’inefficienza amministrativa, la giustizia lenta, la corruzione e la criminalità che non favoriscono la nascita delle imprese, la carenza nella dotazione delle competenze e delle conoscenze. Queste ultime causa dell'”analfabetismo funzionale”.

D’ALFONSO: “MI ISPIRO A CAFFE”’

“Una piccola regione non è costretta a piccole funzioni”.

Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, concludendo i lavori del convegno dedicato all’economista.

D’Alfonso, come orientamento nella sua pratica amministrativa, ha detto di “voler prendere a prestito l’atteggiamento del liberale adulto di Caffè, che mai sconfina nel liberismo”.

“Caffè – dice D’Alfonso – è anche riformista e lo si sente quando si pone le domande sul progetto di vita di ciascun individuo”. Qui, secondo il Presidente, entra in campo, “con potenza il valore della conoscenza e della formazione”. Il “riformista – ha detto D’Alfonso – rifiuta l’immagine dell’autorappresentazione della realtà, ma l’analizza segmentandola”. “É giusto – ha annunciato nel concludere – che nasca una continuità di occasioni di ritrovamento sul pensiero di Federico Caffè: abbiamo la necessita di simboleggiare un luogo; che l’Abruzzo realizzi una narrazione di questa grandezza”.