ROMA – Aumentano i donatori potenziali di organo in Italia, eppure i trapianti complessivamente non aumentano, anzi dal 2009 sono calati di oltre 200 unità.
‘Colpa’ delle sempre più sofisticate tecniche di rianimazione, che fanno sì che siano sempre meno i giovani in morte cerebrale da cui è possibile espiantare gli organi: oggi l’eta’ media dei donatori è salita, in pochi anni, da 50 a 62 anni. Il che significa organi con minore funzionalità e soprattutto meno organi espiantati. Sono i dati emersi oggi durante la presentazione al ministero della Salute della Giornata nazionale per la donazione e il trapianto di organi e tessuti.
“Ovviamente – sottolinea Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti – il fatto che abbiamo sempre meno espianti da giovani è positivo per il sistema sanitario, vuol dire che riusciamo a salvarli. Però, sul fronte trapianti porta a questa discrepanza di dati: un aumento discreto dei donatori segnalati, da 38,1 per milione di abitanti a 39,4, ma un dato sostanzialmente stabile per i donatori procurati, da 21,7 a 21,8 e per quelli utlizzati, da 1.095 totali a 1.138. Il trend dei trapianti è in calo: nel 2010 sono stati 2.876 contro i 3.163 del 2009 e anche se quest’anno c’è un lieve aumento (2.902) ormai abbiamo capito che siamo arrivati al limite, questi numeri non saliranno nei prossimi anni, anzi. In alcuni organi forniti prevalentemente da giovani, come cuore, polmoni e pancreas, registriamo un calo costante, mentre il fegato rimane stabile perché può essere donato anche da anziani, senza contare che l’Italia è al top per trapianti di segmenti epatici, quindi possiamo compensare”.
Rimangono infine le differenze territoriali, anche se meno rilevanti che in passato: al nord si registrano 27 donatori per milioni di abitanti, al sud appena 13.



