PESCARA – Le primarie per l’elezione del nuovo segretario regionale abruzzese del Partito democratico si terranno il 1° marzo 2015 ma resta in piedi la partita a scacchi con il livello nazionale per ottenere una deroga alle norme interne per la conferma dell’uscente Silvio Paolucci, oggi indaffaratissimo assessore regionale a Sanità, Bilancio e Personale.
Sembra tramontare definitivamente, invece, anche per ammissione dello stesso interessato, l’ipotesi di una candidatura del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, pure questa in deroga, dato che amministra una città capoluogo.
Questo il verdetto finale dell’infuocata direzione regionale del Partito democratico abruzzese di ieri sera, che ha stilato anche un calendario che prevede il 9 gennaio la presentazione dei candidati e il 16 febbraio quella delle liste che li sosterranno.
Lo scivolamento degli appuntamenti al 2015 è stato largamente condiviso una volta che si è capito come la sintesi fosse ben lontana da trovare in questa riunione e una data a dicembre improponibile per comporre in tempo il quadro.
Al di là di possibili outsider, a giocarsi la partita saranno i trentenni rampanti: l’attuale vice segretario vicario del partito e segretario dei Giovani democratici, Marco Rapino; l’altro vice segretario di Paolucci Alexandra Coppola; il presidente dell’assemblea regionale dei Giovani democratici Alessandro Marzoli.
Ma proprio a quest’ultimo dalla direzione è arrivata una stecca da parte del presidente della Regione nonché predecessore di Paolucci, Luciano D’Alfonso.
“A un giovane di Chieti ho chiesto in ginocchio di candidarsi alla Regione, ma lui mi ha sempre detto di no spiegando di dovere fare altro”, ha detto in un passaggio del suo intervento parso in riferimento a una proposta fatta a Marzoli, il quale probabilmente ha declinato con decisione l’invito pensando alla segreteria regionale.
“Ebbene, in un partito di sinistra – ha sottolineato con decisione il governatore – si deve avere spirito di servizio mettendosi a disposizione di una comunità quindi se si chiede non ci si può sottrarre. E comunque le decisioni vanno condivise, non si può stabilire individualmente il ruolo”.
Dai lavori, nonostante siano state fissate date e regole, è emerso che i vertici, in primis D’Alfonso e lo stesso Paolucci, sono convinti di poter ottenere la deroga per l’uscente, nome ‘benedetto’ dal governatore che lo stima al punto da avergli affidato un superassessorato
Chiedendo “un dibattito sereno e lento”, il presidente si è sperticato in lodi per Paolucci: “Quando un lavoro viene fatto bene minimo si deve chiedere all’interessato se lo vuole continuare a fare”.
Tra i numerosi presenti ai lavori, anche la deputata teatina Maria Amato, che è intervenuta, mentre la collega pescarese Vittoria D’Incecco ha fatto una breve apparizione
CIALENTE: “MI TIRO INDIETRO MA NO DEROGHE VALGA PER TUTTI”
Nell’affidare il suo commento a Facebook, Cialente formalizza il passo indietro che, però, fa capire più volte e lo scrive direttamente, deve riguardare tutte le soluzioni in deroga, perciò anche Paolucci.
“È emerso, soprattutto dall’intervento di Arnaldo Mariotti, che l’ipotesi, da me avanzata, di una modifica statutaria, avrebbe tempi troppo lunghi, che inficerebbero i tempi di svolgimento del Congresso – scrive il sindaco aquilano – Poiché le regole sono regole, e vanno rispettate, comprendo che l’applicazione dell’art. 8, comma 1 rende impraticabile l’ipotesi sia della mia, che della ricandidatura di Silvio Paolucci, al quale è stato da tutti riconosciuto lo splendido lavoro fatto in questi cinque anni e mezzo”.
“Comunque in fondo è giusto anche così. Chi sta facendo una cosa, pensi a cercare di fare bene quello che sta facendo. Se varrà per tutti, da Renzi al segretario del circolo del Comune più piccolo d’Italia, saremo davvero seri e democratici”, aggiunge.
Per chi voterà Cialente? “Io appoggerò il candidato che più mi convincerà di voler rifare il partito, sperando che poi rinascano altre forze democratiche”, aggiunge.
“Chiederò a Stefano Albano di riavviare subito il tesseramento, con incontri nei circoli. Aprendoci soprattutto ai giovani, che oggi hanno voglia di fare politica, ma non di entrare in logiche di gruppi, gruppetti, correnti. Ricordiamoci come eravamo alla loro età… Molto migliori di come siamo diventati oggi”. Alberto Orsini e Berardino Santilli
Proprio Cialente ha cominciato chiedendo, come già fatto sui media, una deroga sull’incandidabilità che gli impongono le norme interne al partito.
Ma a opporsi nettamente a questo scenario, l’ex commissario per la Provincia dell’Aquila Arnaldo Mariotti che ha replicato: “La deroga chiesta da Cialente non può farla la direzione regionale, ma l’assemblea regionale indirizzata all’assemblea nazionale del partito. Se si percorre questa strada vuol dire che non si vuole fare il congresso in Abruzzo”.
Vedendo l’aria di una spaccatura, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, ha chiesto di far slittare la data del 18 gennaio, proposta per l’elezione del segretario e proprio su questa proposta, sostenuta anche da altri, si voterà, con ottime possibilità di accoglimento.
Tra i citati nel toto candidati, il giovane capogruppo a palazzo dell’Emiciclo Sandro Mariani, 32 anni come Paolucci quando fu eletto e 30 in meno di Cialente, avrebbe deciso di non candidarsi e appoggiare la corsa altrettanto giovane di Marzoli.
Per Marzoli, fin qui sornione di fronte all’ipotesi di una sua discesa in campo, “le date non sono un problema. L’importante – ha sottolineato – è un percorso congressuale sereno in cui ci si confronti sui temi. È necessario un Pd che faccia da raccordo con il governo regionale”.
Uno dei “ribelli” civatiani, Paolo Della Ventura, aquilano, possibile candidato alla segreteria in rottura di ogni accordo, ha ricordato che la direzione “si sta tenendo un mese dopo il momento in cui si sarebbe dovuto tenere il congresso e sta ancora rinviando. Facciamolo questo congresso – ha aggiunto – e teniamo distinte le cariche amministrative da quelle politiche”, stoccata, quest’ultima, per Cialente. Arianna Iannotti




