PESCARA – Scontro politico interno alla Giunta regionale d’Abruzzo tra due assessori del Partito democratico nell’ambito dei delicati assetti della sanità.
Un esempio del nervosismo è andato in scena durante una recente riunione di pre-Giunta. A fronteggiarsi sono stati il titolare della delega ai Lavori pubblici Donato Di Matteo, che di professione fa il medico, e il collega Silvio Paolucci, che tra le sue copiose e pesanti deleghe ha appunto quella alla Sanità.
Secondo Di Matteo, il sistema sanitario abruzzese è ancora lungi dall’essere reso efficiente in una regione che vede sì vicina l’uscita dal commissariamento, ma che sta ancora rifinendo il recupero dal pesante debito del comparto, barcamenandosi tra una minaccia di tagli e le incognite della riforma del sistema nazionale che a breve dovrebbe essere varata dal ministro Beatrice Lorenzin.
Oltretutto a breve sarà scelto il nuovo capo dipartimento del settore nella rinnovata geografia dirigenziale voluta dal governatore, Luciano D’Alfonso, e anche questa figura assumerà sulle sue spalle un peso decisivo.
Particolarmente nervoso, Di Matteo ha chiesto che nelle valutazioni dei direttori generali delle Asl abruzzesi sia dato molto più peso all’avvenuto abbattimento delle liste di attesa come criterio di valutazione nell’esame di manager eseguiti dalla direzione regionale della sanità.
In generale sono stati chiesti criteri più stringenti da fissare in una delibera di Giunta in vista delle future pagelle per i manager.
A cominciare dal neo nominato alla Asl di Teramo, Roberto Fagnano, che sarà il primo a essere sottoposto al vaglio, da quello della Asl di Pescara, Claudio D’Amario, con contratto in scadenza nel 2017, e dagli appena riconfermati Giancarlo Silveri, alla Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila, Francesco Zavattaro, a quella di Lanciano Vasto Chieti, in scadenza entrambi nel 2018, e che dovranno subire un secondo esame.
Conferme, queste ultime due, che non hanno incontrato il favore di parte della maggioranza, che avevano altri nomi da proporre, costituendo un altro motivo di nervosismo.
Così ha destato malumore la situazione di alcune apparecchiature, su tutte una Tac all’ospedale di Popoli (L’Aquila), che sarebbe installata in una struttura non a norma e quindi inutilizzabile e infine ha suscitato malcontento la spinosa questione delle liste di attesa, ancora troppo lunghe, anche di 12 mesi per alcune visite, per di più nell’Abruzzo “facile e veloce” promesso dal presidente D’Alfonso. Alberto Orsini






