L’AQUILA – L’ultima goccia, quella che ha fatto dire “basta” al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, alla scortesia di alcuni impiegati del Comune nei confronti dei cittadini, è stata la lamentela di una signora straniera.

Ma 8 mesi fa, al telefono, a sentirsi liquidare in modo poco educato e con una frase in dialetto era stato lo stesso papà del sindaco, Umberto, novantenne.

In quell’occasione, come raccontato dal figlio primo cittadino, aveva chiesto informazioni all’Azienda servizi municipalizzati (Asm) sulla rimozione dell’immondizia negli spazi pubblici dei condomini ristrutturati dai danni del sisma del 6 aprile 2009.

La risposta dell’interlocutore maleducato sarebbe stata, in linea di massima, “Se ji vo’, vettiji a pija’ tù”, Se li vuoi vieniteli a prendere tu in dialetto aquilano, in riferimento ai contenitori dell’immondizia.

Due episodi che si sommano ai tanti che il sindaco dice di conoscere da tempo, visto che già nel 2012 aveva inviato una nota pubblica dopo alcune segnalazioni.

“Ma sono almeno 3 anni che ne ricevo – afferma Cialente – Oggi una donna straniera è venuta a denunciare di essere stata trattata molto male. Allora ho deciso di dire basta. Infatti, è l’ennesimo grave episodio che mi è stato segnalato nel corso dei mesi”.

“Il primo di una lunga serie è quello accaduto a mio padre, per fortuna che è mio padre, altrimenti un altro mi avrebbe ‘gonfiato’ – prosegue – Ora basta, tutti prendono lo stipendio, molti più alto del mio, o ci si attiene alla regola del rispetto, oppure si cambia mestiere”.

Il primo cittadino rigetta il rilievo di provvedimento antisindacale, già sottolineato da note inferocite di Uil e Cgil.

In caso di violazione della disposizione, a suo avviso, il dirigente deve fare un richiamo al dipendente “altrimenti dovrò sanzionare lui”.

“Sia chiaro – puntualizza il primo cittadino – non tutti i dipendenti sono così, ma si rischia che una minoranza faccia l’immagine complessiva dell’ente. Queste azioni, inoltre, bisogna capire che si fanno contro cittadini terremotati, già segnati dal dolore”.

E Max conclude, prima di rientrare in Giunta, affermando che “questo è un Paese distrutto, riscopriamo almeno il bon ton! Anche perché io, perfino nelle mie ‘cialentate’, non ho mai mancato di rispetto a nessuno”.