L’AQUILA – Potrebbe costare ai contribuenti abruzzesi 500 mila euro l’anno ma farebbe invece esultare tanti aspiranti portaborse rimasti alla porta, l’indirizzo della Conferenza delle Regioni, di fissare in 58 mila euro per ciascun consigliere di cui è composto un gruppo in Consiglio regionale, il budget annuo per assumere a tempo determinato i collaboratori a chiamata diretta e per intuitu personae.
A meno che il presidente, Luciano D’Alfonso, insieme alla sua maggioranza, decida di non dare seguito a questa poco virtuosa indicazione, mantenendo il budget attuale.
La Regione Abruzzo ha infatti già fissato la dotazione economica a 43 mila euro, recependo il decreto Monti sulla Spending Review del 2012. Con conseguente riduzione del numero dei portaborse, assunti con vari contratti, in particolare nei gruppi con meno consiglieri,e dunque con una dotazione di gran lunga inferiore rispetto agli anni precedenti.
E l’Abruzzo in questa occasione si era distinto per virtuosità.
Perché, come spesso accade, la legge si prestava a diverse interpretazioni. Il budget per ciascun consigliere non è infatti stabilito dal decreto Monti in maniera inequivocabile, ma parificato allo stipendio di un dipendente regionale D6.
Ovvero, secondo l’interpretazione data in Abruzzo, 43mila euro, comprensivo di stipendio base, contributi e oneri fiscali.
Mentre altre Regioni, come il Veneto, le Marche e il Piemonte hanno invece considerato anche i 15 mila euro in più della cosiddetta “posizione organizzativa”, ovvero l’indennità che spetta quando il dipendente D6 è anche responsabile di una struttura organizzativa. Per un totale di 58 mila euro.
E così in Italia ci sono ora Regioni dove i gruppi consiliari sono poveri, altre dove sono più ricchi. Nell’esigenza di uniformare la materia, la Conferenza delle Regioni ha deciso di scegliere come cifra di riferimento quella più alta, 58 mila euro.
Le stesse Regioni sono in questi giorni in rivolta contro il governo di Matteo Renzi per i 4 miliardi di tagli a loro imposti con la legge di Stabilità.
Tagli “insostenibili” e che si riverseranno inevitabilmente sulla sanità, hanno avvertito i governatori, o che comporteranno nuove tasse per non far saltare i bilanci locali.
Eventuali ritocchi in alto del budget dei gruppi consiliari porterebbero però intanto a costare tra i 15 e i 20 milioni di euro. Con pochi o nulli benefici per i cittadini. Non è però detta l’ultima parola.
L’indirizzo della Conferenza non è un obbligo di legge, la Regione Abruzzo può tranquillamente non recepire questo invito ad aumentare dei costi della politica e fare un passo indietro rispetto la tanto auspicata Spending Review, che per il presidente D’Alfonso sarebbe oltremodo imbarazzante da giustificare davanti all’opinione pubblica.





