L’AQUILA – Volontà, spirito di attitudine al lavoro e passione per aiutare chi è in difficoltà in un post-sisma che sembra non finire mai.
Giocondo Perilli, l’ippoterapeuta del centro equestre Saint Just di Paganica (L’Aquila), si mostra con orgoglio, facendo notare serietà e sicurezza. Tecnico di grande livello qualitativo, con un bagaglio enorme di esperienza, è una vera ‘mosca bianca’ dell’ippoterapia, insieme di tecniche mediche con cui curare una persona utilizzando il cavallo.
“Mando avanti questa passione – spiega Perilli ad AbruzzoWeb – che sta producendo buoni frutti grazie anche alle collaborazioni con associazioni che si occupano dei disabili. E per fortuna che posso lavorare al ‘Saint Just’, che mi ha dato quest’opportunità, è solo un anno che mi trovo qui e mi sento a mio agio da loro”.
Perilli si è laureato in agraria all’Università di Viterbo ed oggi è un libero professionista, con un master nel 1996 a Milano presso strutture accreditate “che mi hanno permesso di perfezionarmi in questo settore sono felicemente sposato con 2 figlie”.
Perilli, quali sono le patologie più comuni trattate con l’ippoterapia?
Bisogna mettere in risalto gli aspetti neurologico e motorio, cercando di risolvere problemi legati allo stress, all’ansia, alla depressione, tenendo presente che nell’Aquila post-terremoto casi del genere sono incrementati. Insomma, si cerca di rendere la vita migliore a ragazzi con problemi di autismo, a persone che soffrono di paralisi celebrale infantile, sindrome di down o che hanno riportato traumi da incidente stradale. Non vendiamo medicine. E non facciamo miracoli.
Come si fa a diventare ippoterapisti?
A Milano c’è una la scuola nazionale di abilitazione equestre fondata nel 1975 dalla dottoressa Citterio, il corso dura 2 mesi, viene rilasciato un attestato valido in tutto il territorio italiano- Un’altra strada è laurearsi in psicologia e frequentare un corso di specializzazione.
Qual è la durata media di una seduta?
Per i disabili che hanno problemi neurologici e motori, si va oltre la mezz’ora, cercando di non far sorgere stati d’ansia in soggetti autistici e affetti da Sindrome di Down. Per chi ha problemi motori un’ora è necessaria, anche se bisogna tener conto del fisico del soggetto.
Come e chi prescrive un ciclo d’ippoterapia?
Di solito sono gli enti per disabili, noi collaboriamo con tre associazioni interessate. Per eseguire le terapie, mi avvalgo in certi casi di alcuni collaboratori, come un accompagnatore a cavallo, che insegna all’allievo la tecnica di approccio al cavallo o ‘maternage’. E posso anche richiedere l’aiuto di psichiatri, psicologi, fisioterapisti.
Esiste un protocollo standard?
A seconda dei vari casi esistono vari tipi d’applicazione. Nel rapporto con il paziente non ci sono grosse difficoltà, abbiamo l’approccio al cavallo in cui s’insegna al paziente il modo di avvicinarsi all’animale. Ma c’è anche il caso della riabilitazione equestre, in cui l’allievo controlla il proprio cavallo. Invece, l’ippoterapia è ‘semplice’: il paziente deve eseguire dei movimenti creando un’interazione con il cavallo. L’obiettivo finale porta all’inserimento sociale punto d’arrivo del programma terapeutico.
Come variano le attività in funzione della patologia?
Dipende dai casi, esempio per i pazienti con disabilità tramautologiche, si può dialogare con loro, facendoli stare a cavallo, il fisico ne giova, secondo i casi abbiamo diversi trattamenti, atti a far distendere e rilassare la persona.
Chi addestra il cavallo per l’ippoterapia? E che caratteristiche deve possedere l’animale?
Il cavallo lo curo io, ho un’esperienza di anni nell’allevamento. Qui al Saint Just, tra l’altro, riabilito cavalli abbandonati dai padroni. Non vi è un prototipo dalle caratteristiche specifiche, mi regolo a seconda delle patologie. I cavalli devono essere buoni d’indole, non atleticamente eccezionali, alti o bassi, o ben fatti, gradisco una schiena cilindrica e anche spigolosa, perché è importante che il cavallo sia docile, deve cercare di creare un rapporto con il paziente. Ed è altrettanto importante farsi accettare, il mio scopo e creare una relazione tra paziente e animale, io mi faccio da parte con l’ evolversi del trattamento, tutto ciò accade anche nelle altre patologie.
Perché funziona l’ippoterapia?
Esiste dai tempi di Ippocrate. Il cavallo funziona bene perché ha andamenti ritmici prevedibili che si adattano all’uomo, poi il cavallo è sensibile al linguaggio del corpo, è molto recettivo verso tutti i tipi di comunicazione, fa lavorare i muscoli, fa bene alla psiche, interagisce con noi anche in certe emozioni che proviamo.



