L’AQUILA – “Una volta che gli sfollati saranno tornati a casa, converrà abbattere quasi tutti i 212 M.a.p., perché già ci costano parecchi soldi di manutenzione”.
La pensa così Silvano Cappelli, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini, popoloso comune terremotato a pochi chilometri dall’Aquila.
Presa di posizione significativa la sua, nei giorni in cui poco lontano, nel capoluogo di regione, ‘respira’ ancora forte lo scandalo delle centinaia di balconi pericolanti e sequestrati, dell’evacuazionedi una palazzina del Progetto C.a.s.e., anch’esso realizzato, come i Map dei comuni del cratere, dalla Protezione civile all’indomani del sisma, in somma urgenza per dare un tetto a decine di migliaia di sfollati.
I Moduli abitativi provvisori di San Demetrio sono dislocati in vari quartieri, in prossimità di ciascuna frazione.
E una parte significativa di essi ha dato sempre non pochi problemi.
Guasti agli impianti idraulici, pavimenti che si sollevano da terra, infiltrazioni d’acqua, corti circuiti agli impianti elettrici,scarsa coibentazione delle pareti e in alcuni casi problemi di muffe e umidità.
Caso clamoroso, uno sciacquone del bagno da cui usciva acqua calda. I M.a.p. sono ancora di proprietà della Protezione civile, ma nel 2015 dovrebbero passare al Comune di San Demetrio che finora fattura gli interventi di manutenzione straordinaria agli Uffici territoriali per la ricostruzione dei Comuni del cratere.
Però, lamenta Cappelli, diventare proprietari di essi a scatola chiusa e senza garanzie,potrebbe essere un cattivo affare alla luce anche dei problemi che sta andando incontro il comune dell’Aquila che è divenuto proprietario di circa 5500 alloggi dei quartieri post- sismici, sobbarcandosi costi di gestione altissimi, superiori ai 6,5 milioni di euro l’anno.
“Finita l’emergenza – spiega Cappelli ad AbruzzoWeb – questo patrimonio abitativo potrebbe portare molti più problemi che benefici, perché mantenerlo avrebbe un costo eccesivo e crescente nel tempo, visto che l’usura e i segni di cedimento aumentano progressivamente. Quindi sono dell’avviso che i Map vadano in buona parte smantellati e bonificati i terreni su cui sono stati collocati, mentre una piccola parte delle abitazioni, quelle meglio costruite e che non hanno mai dato problemi, potremmo tenerli e usarli per politiche di housing sociale, in locazione a famiglie in difficoltà o giovani coppie, come sta facendo il comune di Villa Sant’Angelo”.
“A San Demetrio, a differenza di altri comuni, gli sfollati che alloggiano nei Map non pagano canoni e man mano che gli alloggi si liberano, vengono assegnati alle famiglie numerose che già dimorano nei villaggi, per dare loro più metri quadrati a disposizione”.
Ma il tempo e l’usura non giocano a favore. E come negli altri 100 luoghi del cratere sismico, i Map non potranno essere svuotati in tempi brevi a causa dei tempi della ricostruzione.
“Per ora è tornata a casa – spiega Cappelli – una trentina di famiglie, abbiamo una quarantina di cantieri aperti che stanno riparando le abitazione classificate E per un’altra settantina di nuclei. Ma il problema è rappresentato dal centro storico, dove abitano oltre 100 famiglie, siamo ancora nella fase di osservazione del Piano di ricostruzione. E soprattutto non ci sono certezze per i fondi. Ad oggi non abbiamo un euro in cassa delle decine di milioni di euro di cui abbiamo bisogno per completare la ricostruzione. Il nostro timore è che i tempi saranno lunghi”.
Soldi pochi e futuro incerto. Nella consapevolezza che il progressivo deterioramento delle abitazioni provvisorie, oltre ad aumentare i disagi degli sfollati, sottrarrà preziose risorse economiche alla ricostruzione.
“Io ringrazio i miei concittadini – conclude il sindaco – che si fanno carico da soli delle piccole anche impegnative manutenzioni. Senza la loro collaborazione sarebbe un problema, perché come Comune abbiano a disposizione solo tre operai. E li ringrazi perché stanno tenendo duro, non è facile vivere in un villaggio Map, dove la socialità è stata stravolta, non ci sono veri punti di aggregazione, dove crescente è il disagio e la voglia di tornare a vivere nel vero paese”. Filippo Tronca



