CHIETI – Neri e oleosi spettri si aggirano per l’Abruzzo. Sono le trivelle e le piattaforme petrolifere che, in virtù del decreto Sblocca Italia, potrebbero invadere le coste e le colline di una regione che il governo ha definito “distretto minerario per gli idrocarburi”.

Oltre 4.200 i chilometri quadrati interessati da istanze di permessi di ricerca in terraferma, e già tre procedimenti in corso per l’attivazione delle piattaforme off shore Ombrina Mare 2, Elsa 2, Rospo Mare 2.

Riconosciute dal decreto come “strategiche” e meritorie di procedure “chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità” per portare attuare la strategia energetica nazionale.

A ribellarsi non solo il variegato fronte ambientalista, ma anche la Confesercenti, in rappresentanza degli operatori turistici, in particolare della costa, e con convinzione, ma poche frecce nella faretra, c’è anche la Regione Abruzzo, pronta a dare battaglia anche contro un governo amico e dello stesso colore politico.

L’ultima spiaggia è rappresentata da un ricorso alla Corte costituzionale, unito a una mobilitazione che coinvolga altre regioni che si affaciano su quel distretto petrolifero che è diventato il mare Adriatico.

Ma non sarà una battaglia facile, ammette ad AbruzzoWeb l’assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca.

“Dal governo riscontriamo una chiusura, una volontà di andare avanti a dispetto dei ‘santi’, che in questo caso è un intero territorio che ha scelto un altro modello di sviluppo e ha espresso un chiaro no a estrazioni petrolifere che possono compromettere la salute, la qualità ambientale, altri settori dell’economia come il turismo e l’agricoltura”.

Non è un mistero, infatti, che il governo di Matteo Renzi stia dando piena continuità alla Strategia energetica nazionale varata dal governo di Mario Monti e approvata lo scorso anno dall’esecutivo di Enrico Letta, in cui si intende, con il plauso convinto dell’Unione Europea e delle multinazionali del settore, raddoppiare entro il  2020 l’estrazione petrolifera, garantendo così entrate nelle casse di Stato, Regioni e Comuni di un miliardo e mezzo in più all’anno solo da royalty e tasse.

Le importazioni di energia da idrocarburi si ridurrebbero poi da 60 miliardi di euro a 54 miliardi l’anno. Da qui la necessità di dare il via libera immediato a una quarantina di progetti, che valgono 15 miliardi d’investimenti in 4-6 anni, proposti da giganti come Eni, Shell, Total, Edison ed Enel.

I “no” abruzzesi davanti a questo assedio sono stati ribaditi e formalizzati nei tavoli tecnici e istituzionali convocati dalla Regione e a cui hanno preso parte rappresentanti dei Comuni e Province interessate.

Parere negativo è stato quello riguardante Ombrina Mare 2, la piattaforma dell’inglese Medoilgas che dovrebbe spuntare a 6 chilometri a largo della Costa dei Trabocchi, e ad Elsa 2 che l’irlandese Petroceltic vorrebbe realizzare al largo di Francavilla e Ortona, a ridosso di tre riserve naturali regionali, Ripari di Giobbe, Punta dell’Acquabella e Lido Riccio. Contro cui si è espresso con decisa contrarietà anche il Consiglio comunale di Pescara.

La Giunta regionale ha poi approvato un provvedimento relativo alla Valutazione di impatto ambientale (Via) riferito ad Elsa 2, decidendo la costituzione di una Commissione per lo svolgimento di un’inchiesta pubblica capace di valutare le ricadute ambientali sul territorio circostante.

Un’eventuale attività estrattiva viene definita “in aperto contrasto con gli indirizzi di sviluppo regionali, nonché in evidente contrasto con la vocazione del territorio”.

All’orizzonte c’è poi la domanda presentata lo scorso 31 luglio dalla società Enel Longanesi Developments al ministero dello Sviluppo economico per ottenere un permesso di ricerca di idrocarburi in un tratto di mare di ben 74 mila ettari, tra Pescara e Silvi Marina.

“Ce ne occuperemo a breve – rivela l’assessore – anche se dalle prime notizie questa domanda riguarda tratti di mare molto lontane dalle nostre coste, e andrà fatta una valutazione diversa”.

I no dei tavoli tecnici, e le risoluzioni di un Comune rischiano, però, di diventare una voce del tutto ininfluente, e così la madre di tutte le battaglie sarà quella di impugnare alla Corte costituzionale la legge in via di definitiva approvazione.

Contestando, per esempio, l’illegittimità del titolo concessorio unico al posto di due distinti per i permessi di ricerca e concessione di coltivazione, l’estromissione degli enti locali dal procedimento amministrativo e infine perché il decreto lede il diritto delle Regioni di partecipare alle decisioni assunte in sede statale.

Nell’ultimo Consiglio regionale è stata a tal proposito approvata una risoluzione del Movimento 5 stelle chee denuncia i gravi danni che il famigerato “Sblocca Italia” causerebbe all’Abruzzo e che impegna il presidente, Luciano D’Alfonso, la Giunta e l’intero Consiglio regionale a impugnare il decreto per incostituzionalità.

Mentre dunque i legali della Regione e dei comuni abruzzesi studiano le carte, e affilano le armi dialettiche del diritto, la Confesercenti annuncia le barricate e soprattutto invita l’Abruzzo a fare fronte comune con altre Regioni adriatiche.

Infatti ci sono quasi 13 mila chilometri quadrati di acque marine dell’Adriatico centro meridionale italiano interessate da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle 8 piattaforme già attive e da cui, nel 2013, sono state estratte 422.758 tonnellate, attività che rappresentano un rischio di inquinamento da idrocarburi per l’ecosistema marino Adriatico, chiuso e particolarmente fragile.

“È chiaro che la mobilitazione dei soli abruzzesi non è sufficiente – spiega il direttore regionale, Enzo Giammarino – C’è bisogno da un lato di un’azione congiunta dell’Abruzzo con le Marche e il Molise, dall’altro di un intervento forte dell’Unione europea affinché non ci siano fughe in avanti di Paesi come la Croazia che, con una legislazione “debole”, rischiano di mettere in discussione l’intero ecosistema dell’Adriatico, accordando concessioni di estrazioni petrolifere i cui effetti saranno subiti anche da noi”.