L’AQUILA – Slitta a fine anno l’inizio della ricostruzione di uno degli edifici più importanti dell’Aquila, la sede centrale della Provincia che si trova nel capoluogo in via Sant’Agostino, a un passo da piazza Duomo.

L’iter di avvio dei lavori per 11 milioni di euro è infatti bloccato fino al 15 novembre a causa di un ricorso giudiziario al Tar contro l’assegnazione dell’opera all’associazione temporanea di imprese (Ati) tra due ditte venete, la Coveco e la Guerrato.

Ricorso presentato dal secondo classificato, il raggruppamento di imprese (Rti) tra Sac dell’imprenditore Emiliano Cerasi e Costruzioni Iannini, e da altri esclusi dalla gara.

LA GRADUATORIA DELLA GARA (Pdf)

Un altro elemento di incertezza è costituito dall’inchiesta della procura della Repubblica di Venezia sul “Mose”, il Modulo sperimentale elettromeccanico per la difesa delle acque veneziane, che a giugno ha portato a 35 arresti tra cui quello del sindaco lagunare, Giorgio Orsoni.

Tra le carte giudiziarie figura, infatti, anche la Coveco, che ha visto finire in manette il suo presidente e legale rappresentante, Franco Morbioli.

Su quest’ultimo punto, secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, avrebbe richiesto pareri legali in relazione allo stallo, ottenendo un sostanziale via libera alla prosecuzione dei lavori.

Al di là dell’arresto dei vertici e degli sviluppi futuri dell’inchiesta, restano salvi i diritti acquisiti da un’azienda, a meno che non arrivi un decreto apposito del tribunale che, fin qui, non c’è stato.

Sarà una decisione non solo tecnica ma anche politico, rimandata, comunque, a dopo la fine del contenzioso aperto dalle ditte estromesse dai lavori.

L’indagine di Venezia getta infatti un’ulteriore ombra su un appalto molto ambito alla vigilia e poi molto travagliato nello svolgimento: ha avuto un iter velocissimo, ma poi ha subìto un immediato stop causato dal ricorso al tribunale amministrativo.

Lo scorso gennaio ai giudici è stato chiesto, in particolare, l’annullamento della determina dirigenziale che assegna i lavori all’Ati Coveco-Guerrato.

Il Tar si è pronunciato con un provvedimento interlocutorio, chiedendo delucidazioni ai secondi classificati e rimandando la decisione appunto al prossimo 15 novembre.

Nel ricorso si contesta il punteggio attribuito dalla commissione presieduta dall’allora dirigente del settore Edilizia e programmazione della Provincia, Domenico Palumbo, a giugno di quest’anno nominato assessore ai Lavori pubblici.

È stato proprio quell’organismo che ha valutato le 14 proposte arrivate all’ente con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che è una valutazione frutto della somma tra offerta tecnica e ribasso.

All’Ati Coveco-Guerrato, infatti, sarebbe bastata la sola offerta tecnica per vincere, prendendo il massimo dei punti (70) sulla prima parte, e piazzandosi in testa alla graduatoria, nonostante nell’altra busta avesse presentato un prezzo di 1,6 milioni di euro in più rispetto alla seconda classificata.

Nel ricorso, inoltre, si richiede la dichiarazione di inefficacia del contratto stipulato con la condanna della Provincia al risarcimento del danno in forma specifica con l’aggiudicazione della gara nonché al risarcimento del danno per equivalente da valutare attraverso consulenza tecnica.

L’indagine della Guardia di finanza relativa al Mose era partita 3 anni fa e lo scorso anno c’era stato l’arresto di Piergiorgio Baita, ai vertici della Mantovani Spa, società padovana colosso nel campo delle costruzioni, impegnata nella costruzione del Mose e in altri appalti dell’Expo 2015.

La Mantovani è controllata dalla Serenissima Holding che è entrata di recente nella ricostruzione aquilana e che comprende anche la Fip, azienda che opera nell’ambito dell’antisismica e dell’ingegneria strutturale.

La Holding è arrivata nel capoluogo con la Palomar Srl che, nell’aprile scorso, ha avuto il via libera dal tribunale di Padova per rilevare in affitto un ramo d’azienda della Consta, attiva nell’aquilano con molti lavori di ricostruzione, che era in procedura di pre-concordato a causa di impreviste congiunture sui cantieri esteri.

Il passaggio di testimone Consta-Palomar, tra l’altro, in alcuni casi ha provocato le proteste a mezzo di lettera da parte dei cittadini aquilani, che hanno accusato di essere stati tenuti all’oscuro, anche se l’azienda ha replicato contestando questa versione.

Non c’è solo l’inchiesta del Mose a riverberarsi sulla ricostruzione aquilana, ma anche quella dell’Expo 2015, con l’arresto dell’imprenditore Enrico Maltauro, accusato di aver pagato 600 mila euro di tangenti.

La Maltauro Costruzioni è un nome noto nel capoluogo: in associazione temporanea d’impresa con l’aquilana Taddei Spa, infatti, ha realizzato diversi edifici di alloggi antisismcii del progetto C.a.s.e. e si è occupata della ricostruzione della sede Anas, sempre in Ati con la Taddei Spa e con la Tamagnini Impianti Srl.