L’AQUILA – “Chiamerò Giuliante e vediamo se possiamo incontrarci già oggi. Comunque entro lunedì parleremo”.

Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, il giorno dopo la maratona in sede di conferenza Stato-Regioni per il riparto del fondo sanitario nazionale.

Chiodi deve sciogliere il nodo su quello che è ormai divenuto il “caso Gianfranco Giuliante“, l’assessore al quale martedì scorso il governatore ha ritirato le deleghe (Protezione civile e Urbanistica) dopo essere andato su tutte le furie per dichiarazioni che il suo compagno di partito (Pdl) ha rilasciato lunedì davanti alla stampa in merito al trasferimento di alcuni docenti dall’università dell’Aquila alla Asl di Teramo.

L’incontro per sancire la rottura o il chiarimento era programmato ieri, ma è saltato per gli impegni del presidente, che è anche commissario per la sanità, bloccato a Roma.

“Abbiamo due giorni di calma e ci vedremo”, ha spiegato Chiodi, il quale ribadisce che la soluzione del caso è legata “a quanto i discorsi di Giuliante mi convinceranno che il rapporto di fiducia può essere recuperato”.

In riferimento, inoltre, alla nota diffusa di ieri dallo stesso Giuliante sul possibile aumento delle tasse per gli abruzzesi, in relazione alla copertura di 100 milioni di euro per i danni dell’alluvione in provincia di Teramo e per il dragaggio del porto di Pescara, Chiodi ha precisato che non ci sarà alcun aumento di tasse e che Giuliante, che “comunque rimane assessore ed è consigliere regionale”, ha fatto bene a ricordare la vicenda.

“Ho scritto una lettera al ministero dell’Economia – ha continuato Chiodi – per spiegare che l’Abruzzo non può aumentare le tasse perché queste sono già al massimo per i debiti della sanità. Quindi rientra tra le Regioni in condizioni particolari e, come prevede la legge, devono essere sostenute dallo Stato”.

Chiodi ha riferito anche che per i danni dell’alluvione si ipotizza una somma di partenza tra i 6 e i 12 milioni di euro, da integrare, in futuro, anche con i fondi Fas e quelli per il dissesto idrogeologico.

“Non si deve agire solo sui danni – ha concluso Chiodi – ma anche con interventi strutturali per mitigare il rischio calamità”.

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