L’AQUILA – È fissata per il prossimo 28 ottobre l’udienza in cui arriverà la sentenza del processo per il crollo del palazzo di via XX Settembre 79, dove morirono 9 persone la notte del 6 aprile 2009,  che vede 5 imputati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi.

Alla sbarra i costruttori Francesco Laurini e Armido Frezza, coamministratori della società Belvedere che ha realizzato in via Persichetti l’edificio accanto a quello crollato, Diego Scoccia, progettista architettonico e direttore dei lavori, Pietro Paoloni, progettista architettonico, strutturale e direttore dei lavori, e il collaudatore statico Enrico De Cristofaro.

Nell’ultima udienza sono stati ascoltati i consulenti della difesa che hanno raccontato una verità opposta alle tesi accusatorie e alle aspettative delle parti civili, che hanno chiesto risarcimenti milionari.

L’ingegnere Andrea Benedetti ha ribadito la sua tesi che il crollo fu inevitabile per la fragilità dell’edificio “Cioni-Berardi” e non per le vibrazioni del palazzo realizzato successivamente dai cinque imputati, versione dei fatti sostenuta, invece, dalle parti civili e dall’accusa.

Benedetti, in riferimento a quel palazzo realizzato negli anni Sessanta, ha sostenuto che era stato costruito così male “che non avrebbe resistito nemmeno alle scosse per le quali era stato ritenuto idoneo”.

Insomma è stata negata l’interazione tra i due fabbricati, ovvero l’esatto contrario di quanto sostenuto dai familiari delle vittime, anche esibendo un plastico che riproduce quei due palazzi.

Successivamente è stato ascoltato un altro tecnico della difesa, l’ingegnere Fernando Banini. In apertura di udienza era stata la volta dell’ultimo testimone della difesa, il vigile del fuoco Gabriele Miconi, che fu tra i primi a intervenire il 6 aprile 2009.