L’AQUILA – L’Italia dei Valori aderisce all’appello contro la corruzione e le mafie lanciato dalle Associazioni Avviso Pubblico e Libera e chiede, altresì, con una mozione presentata in Consiglio regionale, all’intera assemblea regionale di voler aderire.

“L’Italia dei Valori – dichiarano i consiglieri IdV in una nota congiunta – chiede al Consiglio regionale di voler sostenere la campagna di comunicazione realizzata per diffondere l’appello promosso dalle associazioni Avviso Pubblico e Libera, per la formazione civile contro le mafie e la promozione di una campagna anticorruzione. Nella classifica internazionale di Transparency International sulla percezione della corruzione, da oltre un decennio l’Italia è protagonista di un costante scivolamento, arrivando a collocarsi al 67esimo posto in graduatoria, dietro a Ruanda, Ghana, Tunisia, Lettonia e Namibia, che possono vantare una maggiore trasparenza delle decisioni assunte nel settore pubblico”.

“Un sondaggio del 2009 (Eurobarometro) – proseguono – mostra che il 17 per cento dei cittadini italiani, nel corso del 2008, si sono visti chiedere o offrire una tangente, contro una media europea del 9 per cento. Il peso della corruzione sui bilanci pubblici, stimato dal procuratore generale della Corte dei conti nel febbraio 2010 intorno ai 50-60 miliardi di euro l’anno, appare sempre pù’ insostenibile a fronte delle difficoltà della finanza pubblica, cui occorre aggiungere la rendita incamerata dai corruttori che con le loro imprese si aggiudicano appalti grazie all’assenza di competizione e di controlli (stimato dalla stessa Transparency in circa il 40-50 per cento in media del valore di opere, servizi e forniture pubbliche) e il costo sociale che discende dai “segnali” distorti che indirizzano le scelte nel mercato e nella società”.

“La prassi della corruzione – concludono i consiglieri – intacca alla radice il vincolo di fiducia che lega i cittadini alle istituzioni rappresentative, producendo un costo politico non quantificabile. La corruzione, in altri termini, non scava soltanto voragini nei bilanci pubblici, ma genera un pericoloso deficit di democrazia”.