L’AQUILA – Il fascino del passato è solo che è passato, ammoniva Oscar Wilde. Forse però non è solo un’impressione che le elezioni regionali abruzzesi del 25 maggio prossimo, rispetto a quelle del 2008 e alle precedenti tornate elettorali, siano a dir poco sottotono.
Scarsa la verve dei candidati e dei leader in campo, nessun colpo d’ala o colpo basso che meriti un’apertura a nove colonne, salvo qualche raro episodio.
Pochi i soldi a disposizione dei candidati, in tempi di austerity, per finanziare campagna elettorale che rievochino almeno un po’ i fasti della prima repubblica e i primi scampoli della seconda.
Troppi i candidati che sanno benissimo che non hanno nessuna speranza di essere eletti, e che dunque non si sbattono più di tanto.
E soprattutto non si può non constatare che Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, i leader nazionali dei tre partiti con maggiori percentuali di consenso e che possono concretamente ambire, in coalizione o meno, a conquistare la maggioranza a palazzo dell’Emiciclo, in Abruzzo ancora non si sono visti né sentiti, a differenza di quello che è accaduto in precedenti tornate elettorali.
O anche in Piemonte l’altra Regione in cui si vota il 25 maggio.
Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha l’alibi della sua limitata agibilità politica a seguito della condanna e della pena che deve scontare assistendo gli anziani della casa di riposo di Cesano Boscone.
Questo non gli ha impedito, però, di lanciare in videoconferenza al Lingotto di Torino il candidato presidente di regione Gilberto Pichetto, e di intervenire a distanza e assiduamente a tanti altri appuntamenti elettorali un po’ in tutta Italia.
Il telefono non è invece squillato, con grande delusione dei maggiorenti di Forza Italia abruzzese, nel corso della kermesse che ha lanciato il candidato presidente Gianni Chiodi.
Sideralmente lontani i tempi i cui Berlusconi, dopo il terremoto aquilano, assicurava la sua presenza fisica in Abruzzo a un ritmo quasi settimanale. Chiodi, comunque, assicura che, prima del voto, l’ex Cav interverrà in video conferenza nel corso di un evento. E aggiunge che solo la limitata agibilità politica gli ha impedito di essere presente.
Il presidente del Consiglio nonché segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, come alibi ha invece il fatto che in Abruzzo non ci è mai venuto e sta dunque mantenendo l’abitudine.
Nonostante i ripetuti inviti dei renziani di ferro di terra d’Abruzzo, non ha ritenuto opportuno nemmeno farsi una passeggiata nel centro storico dell’Aquila terremotata, che in termini di consenso paga sempre. E al costo di un’oretta di macchina da Roma.
Renzi non si è fatto pregare, invece, per andare in Piemonte a dare lo sprint al candidato presidente di Regione, Sergio Chiamparino, in una schioppettante serata al Palaolimpico. Chissà se si farà convincere, più che dalla senatrice Stefania Pezzopane, dall’appello dei bambini aquilani che da 5 anni vanno a scuola in una struttura provvisoria e che al premier hanno inviato una letterina.
Da quanto si è appreso, l’unico big del Pd che metterà piede da questi parti sarà il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, vista anche la poca distanza che lo separa dall’Aquila, dove arriverà il 20 maggio.
Infine Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, in Abruzzo arriverà il 22 maggio, per tenere un comizio a Pescara.
A parlare però più di Europee che di elezioni regionali. Arriverà in camper, e pensare che a sostenere il candidato Rosario Crocetta alle regionali siciliane del 2012 ci andò addirittura a nuoto attraversando a bracciate lo stretto di Messina.
Al di là della presenza fisica, i tre leader l’Abruzzo nei loro quotidiani interventi non lo citano quasi mai.
Eppure quello abruzzese rappresenterebbe un test importante anche livello nazionale. Votano infatti 1,2 milioni di cittadini, che non sono tanti, ma neanche pochi, e nell’election day del 25 maggio si eleggeranno anche i sindaci di oltre 100 comuni, e di città capoluogo come Pescara e Teramo.
Inoltre, se alle elezioni europee, che si svolgeranno anch’esse nell’election day del 25 maggio, probabilmente prevarrà il voto di opinione, alle Regionali si testerà anche la tenuta territoriale dei singoli partiti e dei signori delle preferenze, il posizionamento dei gruppi di potere, delle associazioni di categoria, di settori importanti della società civile.
Si sperimenteranno alleanze asimmetriche rispetto agli equilibri nazionali e alle compagini parlamentari, come quelli tra Forza Italia e Nuovo centro destra, o tra Patito democratico, Sinistra ecologia e libertà e Italia dei valori.
Una ragione in più questa, chissà, per tener lontani i big nazionali dall’agone abruzzese e dalle anomale compagini che ivi si contrappongono.
Ora che, per di più, anche il ‘brand’, il ‘marchio’ del terremoto è scemato e i piccoli scandali politico-giudiziari di una regione marginale non possono neanche lontanamente competere con i fasti corruttivi dell’Expo milanese, e con le sventure di onorevoli latitanti o in galera.




