L’AQUILA – Il critico d’arte Vittorio Sgarbi è stato condannato ieri in primo grado per il reato di diffamazione a 600 euro di multa, oltre al risarcimento danni il cui ammontare verrà stabilito dal giudice civile, per aver inviato diversi messaggi sul cellulare del sindacalista Gianfranco Cerasoli, originario dell’Aquila, all’epoca dei fatti, nel 2010, segretario della Uil Beni culturali e oggi responsabile delle relazioni industriali della Siae.

Tutto era cominciato quando Sgarbi venne nominato soprintendente del Polo museale di Venezia da parte dell’allora ministrodella Cultura Sandro Bondi. Nomina sulla quale, anche dopo alcune osservazioni di Cerasoli, la Corte dei conti ebbe da ridire.

L’interessamento della magistratura contabile provocò la veemente reazione di Sgarbi che, l’11 agosto 2010 e per qualche giorno, cominciò a inviare messaggini a raffica al sindacalista aquilano, chiedendogli in maniera provocatoria come mai fosse tanto interessato al suo caso e insinuando appunto che fosse gay.

La vicenda finì anche sugli organi di stampa, in particolare su un servizio video del tg di Rai 3. Di qui la querela intentata da Cerasoli contro lo stesso Sgarbi e contro il direttore dell’organo di informazione, Bianca Berlinguer.

“Lei – scrisse Sgarbi a Cerasoli in un sms, come riporta l’edizione online del quotidiano la Repubblica – manifesta un eccesso di amore nei miei confronti che io presumo legato anche a una sorta d’inclinazione sessuale, che naturalmente non è un’offesa. Ognuno può essere gay o no. Ma se Cerasoli ha una propensione per me io posso respingerla”.

La stessa denuncia fu archiviata dal gip dell’Aquila che non ravvisò alcun reato compiuto da Sgarbi nei confronti di Cerasoli.

Stessa querela che invece al tribunale di Roma ha portato alla condanna del critico d’arte.