L’AQUILA – Il governo proroga di un mese i fondi per garantire le 35 ore di lavoro agli ex lavoratori socialmente utili impegnati nella pulizia e la vigilanza nelle scuole, ma le cooperative appaltanti in Provincia dell’Aquila, a differenza di quello che accade altre regioni, propongono contratti capestro dove si chiede di lavorare solo un’ora a settimana.

È questa la situazione paradossale che i lavoratori sono tornati a denunciare all’Aquila, dove hanno incontrato la senatrice Stefania Pezzopane, che ha promesso di porre con forza all’attenzione del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini la gravità della situazione e di richiedere un intervento del governo attraverso le prefetture, le direzioni provinciali del Lavoro e la direzione scolastica regionale.

I lavoratori esasperati, arrivati in autobus da tutta la Provincia, hanno confermato di essersi rifiutati di firmare il contratto proposto loro dalle tre cooperative operanti in Abruzzo, denunciando modalità poco chiare.

Spiega infatti il sindacalista della Filcams Luigi Antonetti: “Le cooperative hanno comunicato all’ufficio di collocamento un contratto di lavoro di 35 ore settimanali, come vuole la legge, perché sono subentrate a vecchie società e devono garantire come le stesse condizioni. Nel frattempo è arrivata la proroga dal governo, e dunque ci sono i soldi, almeno nel breve periodo per onorare questo contratto”.

“Però quando i 200 lavoratori della Provincia dell’Aquila si sono recati nella sedi delle cooperative per firmare, si sono trovati sul tavolo, pronto per la firma, un altro contatto, con massimo 12 ore settimanali. Lo stesso è accaduto ad una decina di lavoratori a Chieti”, denuncia.

E aggiunge: “In molte altre regioni, a seguito della proroga dei fondi, le cooperative hanno fatto firmare contratti a 35 ore. Qui nell’aquilano, dove il fabbisogno di operatori minore, essendoci scuole con pochi alunni, sembra che le coop abbiano paura che il governo non metterà mano una seconda volta al portafoglio, dopo che ad aprile il problema delle coperture si riproporrà. Ma è grave pretendere che i lavoratori accettino queste condizioni, anche perché con un contratto a sei ore settimanali rischiano di perdere gli ammortizzatori sociali”.

Inevitabile dunque la decisione di non firmare. Anche perché, spiega una bidella: “Quello che mi propongono sarebbe di lavorare un’ora al giorno in scuole distanti da casa mia anche 50 chilometri, il che significa che non guadagnerei nemmeno i soldi per mettere la benzina, che è ovviamente a carico mio”.

Se non saranno accolte le richieste degli ex lsu, i sindacati minaccino di far chiudere le scuole dai prefetti, perché è escluso ch e i possano garantire con poche ore di servizio settima lai condizione di igiene e sicurezza sufficienti. Decine di sindaci e anche il presidente di Regione Gianni, Chiodi, sono pronti a offrire il loro appoggio alla linea dura.