L’AQUILA – Con lei si può parlare di gestione della vita domestica, di come coltivare un orto biodinamico e del modo in cui affrontare la disabilità di un figlio. Il tutto rimanendo contagiati dalla sua serenità estrema, rotta a tratti solo da una lieve inflessione della voce: “pura stanchezza”, dice.

Nonostante i sei figli, l’impegno civile (quella contro la centrale a biomasse aquilana è solo la più recente battaglia), l’azienda agricola da mandare avanti, Patrizia Righi, 49 anni, è felice e rifarebbe “tutto quanto fatto finora”, come spiega nell’intervista che AbruzzoWeb le ha fatto in occasione della festa della donna.

Una donna, è il caso di dirlo, con tutte le lettere maiuscole e non solo la D, che riesce a conciliare gli impegni di mamma, di donna di casa (fa tutto, dal pane alle conserve) con i suoi interessi per la collettività.

I figli ora sono cresciuti anche se “ti impegnano sempre”, ma possono almeno darle una mano ogni tanto con il terreno che da dopo il terremoto del 6 aprile 2009 ha deciso di coltivare per la nascita di Aquilentro, la sua azienda agricola che si trova nella frazione di Paganica.

La sua vita la vivrebbe di nuovo esattamente com’è stata, ripete, guardandosi indietro. “Forse – scherza – rottamerei mio marito, che non riesce a star dietro ai miei mille impegni. Ma poi lo sceglierei di nuovo”.

Iniziamo dai tuoi figli: nomi ed età.

C’è Elena che ha 25 anni, che mi ha regalato un nipotino e a breve ne metterà alla luce un altro. C’è poi Marco che ne ha 23, Elisabetta 22, Eleonora 18, Emma 15 e Vincenzo, che ha 13 anni.

Una famiglia numerosa, decisamente una rarità al giorno d’oggi. È stata una scelta precisa quella di “allargarla” così?

Io e mio marito abbiamo sempre detto che avremmo voluto 3 figli. Dal terzo in poi sono arrivati al di là della nostra volontà. E va benissimo così!

Da Avezzano, dove vivevi con i tuoi, ti sei trasferita all’Aquila per studiare Medicina. Sei riuscita a finire gli studi?

Non mi sono laureata perché a un certo punto ho deciso che avrei voluto fare figli. Nei miei sogni c’era quello di diventare un cardiochirurgo, un mestiere che non si concilia bene con una famiglia. Qualche anno fa mi sono iscritta di nuovo all’Università, per diventare educatore professionale. Al momento mi mancano 4 esami.

Una famiglia numerosa come la vostra in che modo ha affrontato l’emergenza abitativa post-terremoto?

Abbiamo vissuto per 14 mesi in una roulotte fuori casa. Avevamo fatto anche domanda per il progetto C.a.s.e., ma c’erano solo alloggi per nuclei familiari di massimo 6 componenti. A quel punto abbiamo costruito una casetta di legno che si trova nello stesso terreno del nostro orto.

Come ti è venuta l’idea dell’azienda agricola e come riesci a mandarla avanti?

Dopo il terremoto ho deciso di dar vita ad Aquilentro: coltivo 3 ettari di terreno, in particolare mi interessa la biodinamica. Per quest’anno ho seminato anche il grano, assolutamente no Ogm. Tutta la mia famiglia mi dà una mano quando si tratta di fare lavori più pesanti, al resto ci penso io. La vendita dei prodotti va abbastanza bene, sto tentando il campo del chilometro zero.

Prima di Aquilentro di cosa ti occupavi?

Appena sposata avevo aperto una maglieria artigianale in via Garibaldi. L’ho dovuta chiudere per l’impegno che mi richiedeva mia figlia Elisabetta, nata con un grave problema psicomotorio. La seguivo portandola per ospedali, poi per conto mio studiavo per trovare delle efficaci terapie riabilitative. Il risultato è che oggi ha 22 anni, mentre i medici inizialmente mi avevano detto che sarebbe vissuta 4-5 anni. È una ragazza spiritosa, bellissima. È l’amore di mamma.

Tuo marito, Antonio Di Micco, è impiegato alle Poste a Paganica. In questi tempi di crisi economica che morde, come riesce a sostentarsi una famiglia così numerosa?

Negli anni, soprattutto grazie alle persone anziane, ho imparato a fare di tutto. Cerco di farmi tutto in casa, dal pane alle conserve. e poi ho i prodotti del mio orto. Se proprio devo comprare qualcosa, mi rivolgo ai miei compaesani, per far girare l’economia in zona.

Qual è il tuo auspicio per il futuro?

Per quanto riguarda i miei figli, spero che possano essere felici e trovare la loro serenità qui all’Aquila: è a loro che dobbiamo fornire gli strumenti  per saper fare economia, partendo dal fargli capire che il posto fisso non esiste più e che devono mettere in moto il cervello per reinventarsi sempre.

Il mio augurio per le donne è, invece, che siano sempre più sicure di se stesse e non si facciano abbindolare dalle mode: la moda la fa ognuno di noi dando concretezza alle proprie capacità, e non permettendo a nessuno di rovinarci presente e futuro.

(I figli di Patrizia al matrimonio della più grande, Elena)