L’AQUILA – È scontro aperto tra le società pubbliche che gestiscono le acque e la Regione Abruzzo che ha adottato la linea dura contro sprechi, inefficienze e clientelarismi.
Il commissario straordinario dei quattro ambiti territoriali ottimail (Ato), Pierluigi Caputi, ha “impugnato” due provvedimenti adottati dal Consiglio di amministrazione della Gran Sasso Acqua Spa riguardanti un avviso pubblico per la nomina del direttore generale con un contratto di 125mila euro lordi l’anno per tre anni, e la promozione di un funzionario a dirigente; i due atti sono sospesi, in attesa di chiarimenti su alcune irregolarità che il commissario ha chiesto entro due settimane.
Stando ad una prima ricostruzione sembra che non siano state rispettate le procedure secondo le quali le Spa pubbliche dell’acqua devono sottoporre, prima dell’approvazione, ogni atto al vaglio dell’Ato perché ne certifichi la legittimità. Controlli che in tempi nemmeno troppo lontani non venivano effettuati e che hanno portato ad una serie di sprechi, deregulation e spese allegre e clientele, certificate dalla bocciatura da parte dell’assessorato al Ciclo idrico integrato, che agisce attraverso il commissario unico, di cinque dei sei soggetti gestori, le Spa pubbliche Gran Sasso Acqua dell’Aquila, Saca di Sulmona, Aca di Pescara, Ruzzo Reti di Teramo e Sasi di Lanciano.
Giudizio negativo certificato dalla delibera con cui la Giunta regionale il 29 dicembre ha prorogato fino al 31 dicembre 2011, “per evitarel’interruzione e mantenere l’acqua pubblica” il contratto di servizio non potendo il commissario unico dei quattro Ato procedere al rinnovo dell’affidamento diretto, cioè senza gara.
Le accuse sono state rispedite al mittente dal presidente della Gran Sasso acqua spa, Americo Di Benedetto: la società garantisce l’erogazione del servizio idrico all’Aquila e in molti comuni dell’hinterland aquilano, ed è tra quelle ritenute non in regola con la legge.
L’assessore Angelo Di Paolo, di contro, ha risposto che la proroga del contratto di servizio non è punitiva ma di stimolo per le Spa a mettersi in regola, spiegando che le gestioni fuori controllo non sono un invenzione ma conseguenza di analisi di istituzioni terze.
Nel caso dell’avviso pubblico per la nomina del direttore generale (uscito il 23 dicembre in scadenza il 12 gennaio), il commissario Caputi contesta “l’assenza di titoli specifici per l’esercizio della funzione, nonché i criteri di ponderazione e valutazione degli stessi” ed inoltre chiede i motivi per i quali “non sono state richiese esperienze maturate nella funzione, o almeno l’esperienza quinquennale relativa alla funzione di dirigente, in considerazione delle elevate competenze richieste per l’incarico”.
La vicenda legata alla nomina del direttore generale aveva già generato tensione: l’assemblea dei sindaci, aveva infatti bocciato la proposta del presidente Di Benedetto di assumere direttamente l’incarico così come era stato dato parere negativo sull’eventualità eventualità della chiamata diretta.
Il consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini ha scritto una lettera al presidente della seconda commissione, Luca Ricciuti, per chiedere l’immediata discussione sulla legge di riforma dell’acqua, “ferma da un anno e mezzo, per arrivare a un testo concordato e condiviso”.
“Grazie al nostro intervento si è evitata la gestione ai privati dell’acqua – ha spiegato Ruffini – I ritardi fin qui accumulati per la legge di riforma ha come unico responsabile la maggioranza che non sa quale tipo di legge ci deve consegnare”.






