L’AQUILA – Per il “cratere” sismico, nel 2014, sono necessari appena 8 milioni dei 490 stanziati dalla ultima legge di stabilità per la ricostruzione privata, per cui il resto può essere trasferito per intero all’Aquila.

È destinata a riaccendere la polemica tra il capoluogo e il resto del territorio la frase contenuta nella “Relazione sullo stato di attuazione degli interventi di ricostruzione del cratere abruzzese” sul monitoraggio finanziario, fisico e procedurale degli interventi di ricostruzione che il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, delegato dal governo per la gestione della ricostruzione, ha trasmesso al Parlamento.

NEL 2014 SERVONO 2 MILIARDI

Per quanto riguarda la ricostruzione dell’Aquila, “il valore dei progetti istruiti a fine 2013 e pronti per l’approvazione è pari a circa 400 milioni, per il 2014 le somme da impegnare sono stimate in 1,2 miliardi”, mentre per il resto del territorio colpito dal terremoto del 6 aprile 2009, “il fabbisogno complessivo è stimato in 400 milioni”.

Nel 2014, per la ricostruzione privata dell’Aquila e degli altri 56 comuni del “cratere” sismico, quindi, servono circa 2 miliardi di euro.

ANCORA DA REPERIRE 1,3 MILIARDI

Rispetto alle risorse attualmente disponibili per L’Aquila, si legge nella relazione, sono quindi da reperire circa 900 milioni in termini di esigenza di impegno e 350-400 di cassa.

Per il “cratere”, invece, sarebbero sufficienti appena 8 milioni di euro dei 600 stanziati, in due annualità, sulla legge di stabilità per il 2014.

LA RICOSTRUZIONE IN PERIFERIA E NEI CENTRI STORICI

“All’Aquila oltre il 90 per cento delle attività di ricostruzione delle periferie è stato completato, nei comuni del cratere in media oltre il 70 per cento”, aggiunge la relazione.

Invece “i centri storici fanno registrare valori più bassi”, si legge ancora nella relazione, per cui “circa i due terzi della ricostruzione sono ancora da completare”. Però, nel report del ministro, si sottolinea che “è da notare comunque un’accelerazione nel processo di ricostruzione sia per numero di progetti approvati che per valore” degli stessi.

In particolare, spiega ancora Trigilia, nel solo capoluogo “il valore delle pratiche istruite è più che raddoppiato”, passando da un valore medio annuo di 500 milioni nel triennio 2010-2012 a una stima per il 2014 di 1,2 miliardi.

Un risultato, spiega la relazione “dovuto all’avvio degli Uffici speciali per la ricostruzione” voluti dal governo e specificatamente dall’allora ministro Fabrizio Barca con gli articoli di legge dedicati alla fine dell’emergenza e al ritorno alla gestione ordinaria della ricostruzione contenuti nel decreto “Crescita” del 2012.

LA POLEMICA TRIGILIA-CIALENTE

La relazione di Trigilia arriva al culmine della polemica tra il ministro e il sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, che, insieme alla sua coalizione di centrosinistra, ha chiesto un cambio di marcia al governo e la defenestrazione dell'”inviato speciale per la ricostruzione” dell’esecutivo guidato dall’esponente del Partito democratico Enrico Letta.

Una diatriba che è coincisa con con l’inchiesta su presunte tangenti negli appalti post-sisma che per la prima volta ha colpito il Comune e ha decapitato la Giunta.

PER LA RICOSTRUZIONE STANZIATI FINORA 12 MILIARDI

In totale, spiega la relazione, per la ricostruzione del “cratere” sono stati stanziati oltre 12 miliardi: 10,5 dal decreto legge 39/2009 (il cosiddetto “decreto Abruzzo” approvato dal governo Berlusconi pochi giorni dopo il sisma); 1,2 dal decreto legge 43/2013 sulle emergenze italiane e l’Expo 2015 e 600 milioni con l’ultima legge di stabilità.

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LE REAZIONI

DI STEFANO: “CI DA’ RAGIONE DOPO AVERCI CALUNNIATO”

“Il ministro Carlo Trigilia presenta al governo un dettagliato rapporto sullo stato di attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Aquila che, finalmente, porta un po’ di chiarezza sulla vicenda. Infatti, al netto di alcune imprecisioni, anche la relazione elaborata dagli uffici del ministro giunge alla stessa conclusione del Comune dell’Aquila”.

Lo afferma in una nota l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, dopo la diffusione del report “Relazione sullo stato di attuazione degli interventi di ricostruzione del cratere abruzzese” diffusa dal contestatissimo ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia al Parlamento.

“Per il 2014 si rileva un fabbisogno di 1,6 milioni (refuso, si tratta di miliardi, ndr) di euro, dato, desunto dall’attività del 2013, che smentisce chiaramente le dichiarazioni di Trigilia a mezzo stampa su un presunto tiraggio annuo del Comune dell’Aquila e delle sue frazioni pari a soli 500 milioni di euro”, fa notare Di Stefano.

“Ma la disponibilità oggi ipotizzata dal ministero della Coesione territoriale per il 2014 oscilla tra i 534 milioni e i 714 milioni in base al fatto che al Comune dell’Aquila vengano o meno assegnate tutte le risorse aggiuntive della legge di stabilità degli anni 2014/2015 (485 milioni) o che, invece, ne venga assegnato il 63 per cento – ricorda – ripartizione sinora seguita tra L’Aquila e i Comuni del ‘cratere’, che si ridurrebbe a 305 milioni di euro”.

Per l’assessore “servono per il 2014, a seconda delle decisioni che il ministro vorrà prendere, dai 900 fino ai 1.100 milioni aggiuntivi, solo per l’anno corrente 2014. Sono le cifre che abbiamo sempre diffuso e che abbiamo fornito alla struttura del ministro con l’ufficio speciale. Ribadisco che, con la pubblicazione del settimo elenco dei contributi – ricorda ancora – abbiamo già impegnato ben 131 milioni dei 229 previsti dal Decreto legge 43 per il biennio 2014/2015”.

“Serve una certezza per i futuri impegni che il governo dovrà per forza di cose assumersi – sbotta Di Stefano – Sicuramente si poteva evitare ai cittadini aquilani, e non solo a loro, la lettura di titoli calunniosi nei confronti della città (“Basta risorse”) e di Massimo Cialente (“Il governo non è un bancomat del sindaco”), se solo si fosse diffusa prima, con un’accurata spiegazione di corredo, la relazione ministeriale”.

“Il danno arrecato alla città è incalcolabile, quello inferto al sindaco, di fatto lo ha sfiduciato. Le tantissime manifestazioni di stima che gli giungono in queste ore gli siano di conforto”, conclude.

ASSEMBLEA CITTADINA: “NUMERI FALSI MA IL COMUNE NON REPLICA”

“Le relazioni prodotte sino ad oggi sullo stato di attuazione della ricostruzione nel cratere sono sempre state incomplete, non chiare: la trasparenza, da sempre invocata dai cittadini, è lo strumento affinché possano essere messi in moto meccanismi di controllo e vigilanza democratici che possono ben rappresentare un argine, non solo alle vicende del malaffare, ma anche per scongiurare il pericolo che un’intera città, con tutti i suoi cittadini, possa essere identificata come coacervo del ladrocinio”.

Lo scrive in una nota l’Assemblea cittadina, commentando la relazione diffusa ieri dal ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia.

LA NOTA COMPLETA

In sintesi, una corretta, chiara, puntuale informazione, con l’indicazione delle singole voci di spesa, stanziate, erogate e utilizzate, che sia fruibile e verificabile dall’intero Paese, sarebbe il primo passo per poter far valere l’idea che la ricostruzione della città di L’Aquila e del cratere rappresentano una priorità politica e un bene comune.

I cittadini riuniti in Assemblea, da anni, cercano di districarsi fra la selva di cifre che riguardano stanziamenti e spese.

La prima relazione al Parlamento sullo stato della ricostruzione, redatta dal dipartimento della Protezione Civile, risale all’ottobre del 2010. Ci preme evidenziare alcuni dati: nella relazione viene affermato che le risorse stanziate ammontano a 14 miliardi di euro, le spese per l’emergenza ammontano a 1.380 milioni di euro.

Seguono le relazioni del ministro Barca, quelle del marzo 2012 e del marzo 2013. La situazione descritta, in sintesi, è la seguente: 2,9 miliardi di euro stanziati per l’emergenza, che a marzo del 2012 risultano essere quasi integralmente erogati, e 7,7 miliardi di euro stanziati per la ricostruzione, di cui risorse pari a 5,7 miliardi di euro, ancora da utilizzare a marzo 2012.

L’informativa del governo sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo e Emilia Romagna e il dibattito in Senato del 24 aprile 2013, relativamente a L’Aquila e cratere, si concentrano soprattutto sulle risorse della delibera Cipe n. 135/2012 e sulla suddivisione del 2,5 miliardi di euro in essa stanziati.

La nota sullo stato di attuazione degli interventi, diramata dal ministro Trigilia, parla di 12 miliardi di euro stanziati che vengono raggruppati in tre grandi categorie: emergenza, assistenza e altro, ricostruzione pubblica e privata.

I 12 miliardi stanziati sono così suddivisi: 10,5 miliardi dal decreto Abruzzo e altri provvedimenti emessi nel 2009 e 2010; 1,2 miliardi stanziati nel 2013 ( D.L. 43/2013) che, ricordiamo, si riferiscono alle annualità dal 2015 al 2019; 600 milioni di euro stanziati nella legge di stabilità che, ricordiamo, si riferiscono alle annualità 2014-2015.

Nella Tabella “Destinazione delle risorse”, si legge: Emergenza, assistenza e altro: risorse stanziate 4,7 miliardi; spesi 3,5 miliardi; Ricostruzione edilizia pubblica e privata: risorse stanziate 6,7 miliardi di euro; spesi 2,8 miliardi di euro di cui 2,6 miliardi di euro per la ricostruzione privata.

Il totale delle risorse spese è pari a 6,3 miliardi di euro.

L’ ovvia conclusione è che il totale delle risorse spese, rispetto a quelle stanziate pari a 12 miliardi di euro, è di 6,3 miliardi di euro e che per la ricostruzione privata sono stati realmente spesi 2,6 miliardi di euro, cifra che corrisponde al dato che emerge dal monitoraggio del Comune dell’Aquila che, alla data del 31 ottobre 2013, indica in circa 2 miliardi 700 mila euro le risorse relative ai contributi concessi (pari a n. 9.602) per le case B e C e per le case E (contributi concessi n. 5.515).

L’unico dato che avanza prepotentemente è quello relativo alle spese dell’emergenza, a scapito della ricostruzione privata e pubblica che, procedendo lentissimamente, si ferma a 2.800 milioni di euro.

Partendo, infatti, dalla relazione Bertolaso del 2010, che indica in 1.380 milioni di euro le spese per l’emergenza, si passa attraverso la relazione Barca di marzo del 2012 che indica 2.980 milioni, fino ad arrivare alla relazione Trigilia con ben 3.500 milioni.

Poiché le risorse stanziate – tra l’altro su varie annualità – non sono le risorse immediatamente disponibili, e poiché L’Aquila e il cratere hanno necessità, per il 2014 e per i progetti del 2013, pronti per essere approvati e finanziati, di 1,2 miliardi di euro, ecco che il ministro Trigilia inizia a fare delle ipotesi di pronto cassa, lavorando sulle risorse “stanziate” che, al momento, sono solo “destinate”e non effettivamente disponibili, men che meno già spese.

Sappiamo che con i se non si fa la storia, men che mai la ricostruzione di una città.

La non sistematicità dei dati ha come conseguenza un’ informazione colpevolmente non corrispondente alla realtà e la mancata condivisione delle informazioni, attraverso gli strumenti che il ministro Barca già suggeriva nel 2012, determinano l’erronea convinzione che, per esempio, L’Aquila e il cratere abbiano già speso 12 miliardi di euro, a fronte dei 6,3 effettivamente spesi.

I restanti miliardi sono stanziati e ancora non disponibili: 5,7 miliardi di euro ancora da ricevere e utilizzare.

Non ci siamo: l’informazione sui fondi realmente spesi continua a essere mendace. L’amministrazione comunale, in questo terribile frangente, non è capace neanche di ribattere efficacemente a quanto espresso dal ministro Trigilia.

Invochiamo, ancora una volta, corretta informazione, monitoraggi scientifici e aperta diffusione dei dati e, soprattutto, risorse certe e costanti. Non è un nostro diritto: è un dovere del governo.